di Ewa Blasik*
Cambiamo il fisco insieme
Sistema fiscale, un quadro sconsolante!
Prima di
parlare del fisco bisognerebbe sgomberare il campo dall’ipocrisia che
predomina quando si parla di tasse. Ci possiamo chiedere se questa
iniziativa, che cade in un momento di grande sofferenza per il paese e
specialmente per le sue classi medie e medio basse, per il lavoro
dipendente, per le famiglie monoreddito, per gli anziani e i
pensionati, per i lavoratori flessibili e precari, per i giovani, non
sia anche l’occasione per fare un’operazione di verità sulla natura
stessa del patto fiscale, che è – non lo dimentichiamo – una della
basi stesse della democrazia rappresentativa. Proviamo a pensare agli
immigrati, il cui lavoro frutta in Italia oltre il 10% del PIL; pagano
6 miliardi di euro l’anno di tasse (“sono più italiani gli immigrati
che pagano le tasse dei cittadini italiani che non le pagano” ha detto
qualche mese fa provocatoriamente Raffaele Bonanni), ma non possono
votare. Le tasse sono il costo dei diritti, aggiungerei, la libertà
stessa dipende dalle tasse. Se per costo si intende gli oneri a carico
del bilancio pubblico e per diritti gli interessi rilevanti di singoli
o di gruppi che possono essere tutelati in maniera efficace grazie
all’apparato pubblico, questa verità è difficilmente confutabile.
Nel contesto sociale i diritti e le libertà del singolo dipendono dal vigore dell’azione pubblica, poiché senza un governo effettivo i cittadini non potrebbero godersi, come fanno, i propri beni, ed, è anzi certo che essi godrebbero di pochi o di nessuno dei diritti garantiti loro dalla Costituzione. C’è di più, non è vero che solo i poveri costano. Non è vero che i diritti sociali richiedano sforzi finanziari ingenti alla comunità, mentre i diritti soggettivi (quelli individuali; di proprietà, di parola e di libertà personali) sarebbero una sorta di dono di natura. Senza l’intervento pubblico questi diritti resterebbero diritti di carta. Abbiamo voluto dire queste poche cose perché ci sembra che la profonda insoddisfazione dell’attuale sistema fiscale che anima il mondo del lavoro dipendente dei salariati e dei pensionati, potrebbe essere facilmente strumentalizzato. Il fatto è che il sistema fiscale italiano ha perso in larga parte il consenso dei contribuenti. E’ nell’insieme inefficiente, molto complesso, poco trasparente, inutilmente costoso, spesso irrazionale. Rappresenta una questione economica e sociale ineludibile. Il suo livello di ingiustizia e il conseguente peso sui redditi dei lavoratori e dei pensionati sono al punto di rottura di ogni credibilità e legittimazione. La Cisl è convinta che la riforma del sistema fiscale deve avere la priorità assoluta tra le riforme istituzionali perché un sistema fiscale equilibrato e sano è il primo, essenziale elemento di una convivenza civile armonica e giusta. Da tale convinzione nasce la volontà di ricercare e sviluppare un nuovo patto sociale con tutte le espressioni della società. Le iniziative territoriali sul fisco del 27 Novembre e quella nazionale al Caprinica, testimoniano il cammino che abbiamo intrapreso. Un cammino di confronto, di proposta, perché in questo momento gli scioperi allontanano la definizione di un progetto comune e rischiano di essere fini a se stessi. I dati pubblicati dal Ministero dell’Economia, ci esimono dal soffermarci sull’evidente disparità del prelievo fiscale, suscitando però sentimenti di amarezza e di frustrazione, ma non certo di rassegnazione. Oggi vogliamo continuare il nostro percorso di confronto con i rappresentanti delle istituzioni locali, che da domani, ancor di più, con l’attuazione del federalismo fiscale, eserciteranno un ruolo di primo piano sul prelievo tributario a carico di cittadini.
Quali allora sono le nostre proposte ?
Siamo consapevoli che l’impianto degli anni settanta, di utilizzare l’IRPEF come misura fiscale per assicurare la progressività, secondo il principio stabilito dall’art 53 della Carta Costituzionale, non corrisponde più alle profonde trasformazioni del tessuto economico, produttivo e sociale. Il tutto si riduce solo all’imposizione sui redditi delle persone fisiche. In altre parole il maggior carico fiscale ricade su salari e pensioni, grazie alla trattenuta alla fonte, che diventa così l’unica entrata certa. L’immagine usata dal nostro Segretario Generale, è pungente; i lavoratori e i pensionati sono diventati il bancomat dello Stato. Altri redditi hanno ampi margini di discrezionalità e di valutazione soggettiva della loro base imponibile o sono stabiliti convenzionalmente o sfuggono all’erario. Vogliamo ricordare che l’evasione diffusa e resistente, unitamente all’economia illegale e alla corruzione, sottraggono ricchezze pari a circa 130 miliardi, rendendo ancora di più evidenti le diseugualianze e il sostanziale blocco della mobilità sociale. Per noi non c’è più tempo da perdere, è giunto il momento di ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni. La riforma a cui pensiamo, necessità risorse per circa un 1 punto e mezzo di PIL e cioè a 20-25 miliardi. E’ certo che il suo costo non può gravare sui conti pubblici. (Non vogliamo fare la fine della Grecia.!)
In sintesi la proposta è cosi articolata:
Lotta all’evasione
La “nervatura” compensativa resta la più incisiva lotta all’evasione, anche se la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni non può più essere subordinata ai suoi risultati. Un’efficace azione contro l’evasione presuppone l’affermazione di una diffusa cultura di legalità fiscale. Per svilupparla è necessario rafforzare la strategia di contrasto, concentrandola su: • Un deciso processo di semplificazione delle norme e delle procedure.La trasparenza e la facile comprensione del sistema tributario devono diventare un valore in sé. •
Una programmazione dei controlli più selettiva e mirata (conta più la qualità che la quantità). Sarebbe opportuna la costruzione da parte dell’Agenzia delle Entrate di indicatori di evasione per settore e per provincia , una “mappa dell’evasione” che venga aggiornata e pubblicata anno per anno. •
Una maggiore determinazione della capacità di deterrenza del sistema sanzionatorio, non tanto inasprendo le pene, ma aumentando la certezza e l’immediata applicazione della sanzione. •
Una forte integrazione dei sistemi di controllo sul lavoro irregolare, sull’evasione previdenziale e fiscale, sulla criminalità organizzata, in forte crescita. •
Una reintroduzione dei meccanismi di tracciabilità dei pagamenti, diminuzione dell’uso del denaro liquido. • Un’accelerazione dell’operatività di un’anagrafe tributaria organizzata non per imposta, ma sull’individuo, attraverso gli opportuni incroci informatici associando a ogni persona anche le utenze domestiche, l’acquisto e la vendita di beni di lusso, eccetera. •
Un azione di trasparenza sugli studi di settore, che non possono essere più considerati atti amministrativi, ma un vero e proprio strumento di politica fiscale.
Un aggiornamento e un potenziamento del catasto e l’emersione della rendita da affitti. Una definizione di un area fiscale destinata a realizzare un contrasto di interessi tra i diversi contribuenti, venditore e compratore di beni e servizi, azzerando sostanzialmente il rischio di evasione.
Mix tributario
L’asse portante, la linfa della nostra piattaforma consiste, però, nell’individuazione di basi imponibili alternative, al di fuori dell’ambito della tassazione personale soprattutto attraverso un nuovo mix tributario, tra imposte dirette e indirette, che sposti il peso fiscale dal lavoro ai consumi, al reddito da capitale, alle rendite finanziarie, al patrimonio e alla proprietà. Ciò significa anche un allineamento con la tassazione europea.
L’obiettivo della diversa tassazione dei consumi, cioè la riforma dell’IVA, è quello di recuperare la progressività reale. Tanto più si consuma, tanto più si pagano le tasse, finalmente tutti! Le attuali tre aliquote e relative esenzioni sono un anomalia tutta italiana. Le ipotesi d’intervento possono essere diverse: (dalla razionalizzazione delle aliquote, allargamento della base imponibile o spostamento di alcune voci merceologiche da un aliquota ad altra), ma quello che per la Cisl deve essere chiaro è che qualunque provvedimento si faccia, il bilanciamento dovrà essere garantito dal beneficio della manovra sull’IRPEF, che metta al riparo salari e pensioni.
Riequilibrare il mix tributario sui consumi significa anche puntare sul contrasto alla, a dir poco scandalosa, evasione dell’IVA (oltre il 30% del gettito) che a scalare riduce proporzionalmente le basi delle altre imposte.
Sulla tassazione del capitale occorre intervenire sopratutto sul problema dell’elusione ( La metà delle società italiane, secondo le dichiarazioni 2008, è in rosso). Contemporaneamente occorre però farsi carico anche delle proposte che vengono dalle piccole e medie imprese ed artigiani, riferite alla riformulazione dell’Irap per quella imprese che favoriscono l’occupazione e investono in ricerca ed economia verde.
• E’ ora di affrontare la riforma delle rendite finanziarie. Non è accettabile che esse siano tassate molto meno degli investimenti produttivi, con un’aliquota del 12,5%, inspiegabilmente bassa, soprattutto se paragonata a quella gravante sui redditi da lavoro o pensione o quella sugli interessi da depositi bancari, (27%), tradizionale fonte di risparmio dei contribuenti meno abbienti. Uniformare queste due aliquote al 20% risulta del tutto auspicabile, anche per conseguire una maggiore equità orizzontale rispetto ai redditi da lavoro.
• Complementare a questo percorso diventa senza dubbio la diversa tassazione del patrimonio e della proprietà. L’attuale prelievo su queste basi imponibili appare troppo contenuto, poco coerente e inefficace. E’ prioritario rendere funzionale lo strumento catastale per passare a un’effettiva tassazione della ricchezza e dei suoi trasferimenti.
Contenimento spesa pubblica
Oltre al mix tributario e la lotta all’evasione il costo della riforma fiscale deve essere compensato da un recupero di ingenti sprechi di spesa pubblica, nazionale e locale a partire dai costi della politica ( moltiplicazioni degli enti inutili, convenzioni, consulenze, incarichi esterni e le rappresentanze diffuse.) E’ ora di colpire nel profondo tale sistema, cominciando per esempio da uno specifico Avviso Comune delle forze sociali.
Sostegno alla Famiglia Il patto che intendiamo realizzare per il fisco, mira ad alleviare una situazione di emergenza sociale rispetto ai salari, che risultano, netti o lordi, molto inferiori a quelli dei paesi industrializzati e alle pensioni, che negli ultimi anni hanno fortemente perso il loro potere d’acquisto.
In questo contesto va privilegiato il sostegno alla famiglia, la quale svolge il principale ruolo nel welfare sociale, assorbe e ammortizza i colpi della crisi economica. Non dimentichiamo poi, che dalla sua stabilità economica dipende, e dipenderà sempre di più, il nostro andamento demografico.
Un nuovo assegno familiare. Il nuovo assegno famigliare, che noi proponiamo, in alternativa al quoziente famigliare, prevede di assorbire detrazioni e assegni, estendendoli a tutte le famiglie dei lavoratori dipendenti e autonomi, precari e incapienti, rendendolo particolarmente vantaggioso soprattutto per i nuclei con più figli e con non autosufficienti a carico.
Sono questi i punti cardine della nostra piattaforma.
La sua attuazione implica decisioni politico-istituzionali di carattere nazionale e locale. E’ nel territorio che si giocano le partite della tutela del reddito ( fisco, tariffe, servizi pubblici, partecipazione alla spesa sociale), della qualità del welfare, (sanità, assistenza, scuola ecc.) e anche dello sviluppo e del lavoro, su cui le amministrazioni hanno manifestato impegni e conferito risorse, ma ancora tutto ciò non ha permesso di raggiungere gli obiettivi sperati. La finanza degli enti territoriali La fiscalità in generale è sempre stata un tema sensibile, l’autonomia degli enti locali ancora di più. Per noi continuare a mantenere un modello sostanziale di finanza derivata in presenza di un forte decentramento amministrativo è foriero di confusione e di disordine per la finanza pubblica. L’attuale sistema non responsabilizza gli enti territoriali, perché dissocia la responsabilità impositiva (stato centrale) da quella di spesa ( enti locali). Tutto ciò ha determinato : • una insufficiente cultura della responsabilità da parte dei soggetti istituzionali locali, • un insufficiente sviluppo di professionalità e di competenze specifiche con conseguente mancanza di tecnostrutture autonome, • una insufficiente partecipazione delle forze sociali alla destinazione delle risorse e alla verifica delle stesse. C’è da tener presente che la tassazione locale negli ultimi 10 anni è più che raddoppiata, passando dal 3,1 al 6,8% del PIL (il gettito dell’addizionale comunale ammonta nel 2008 a 2,7 miliardi, quello dell’addizionale regionale a 8,2 miliardi).
Federalismo fiscale
La nostra mobilitazione e le nostre rivendicazioni si inquadrano nel processo di attuazione del federalismo fiscale. La L. 42/09, associata alla legge sui nuovi principi di contabilità delle amministrazioni pubbliche (L. 96/09), unitamente all’approvando codice delle autonomie locali, andranno a configurarsi come una grande riforma strutturale. In prospettiva nella nostra regione si sommeranno gli effetti del federalismo fiscale, del federalismo sanitario, scolastico e delle funzioni essenziali degli enti locali. Solo per fare degli esempi sullo scenario; il costo standard per la sanità attualmente fissato a circa 1.700 euro pro/capite, nel Lazio supera i 2.000 euro; il 39% dei costi essenziali dei comuni superano i costi medi nazionali.
Premessa
La capacità e l’autonomia impositiva degli enti territoriali ci rappresentano realtà variegate, ma con una costante, aumentano le addizionali, diminuiscono le conoscenze sulla finalizzazione delle entrate, si affievolisce il grado di concertazione con le rappresentanze sociali. Dalle tabelle consegnate, possiamo evincere come per un reddito medio di 30.000 euro la somma delle addizionali porta ad una imposizione annua di 565 euro a Roma e Frosinone, di 536 euro a Viterbo, di 601 euro a Latina e di 655 euro a Rieti.
Ruolo dei comuni
La finanziaria per il 2006 e la Legge 133/08 assegnano compiti rilevanti ai comuni: • emersione e contrasto dell’evasione fiscale, fino a riconoscere quote premiali pari al 30% delle somme recuperate, verifica dei redditi personali e familiari attraverso l’accesso all’anagrafe tributaria prima di concedere prestazioni economiche e/o servizi. Non ci risulta che le norme siano state utilizzate. Ciò evidenzia una insufficiente cultura e una scarsa volontà nel ricercare e perseguire eventuali evasori, rinunciando all’opportunità di investire le risorse reperite a favore della comunità. E allora noi continueremo a chiedere ai comuni di dotarsi di un apposito servizio con adeguata professionalità, che si attrezzi di procedure e criteri trasparenti, assicurando la rotazione dei dirigenti preposti, ma anche formule premianti. Continueremo a chiedere ai comuni di utilizzare l’ISEE, quale unico strumento per usufruire dei servizi , applicando verifiche sull’attendibilità delle dichiarazioni. Continueremo a chiedere ai comuni che per le addizionali vengano previste dell’esenzioni per i redditi più bassi.
Ruolo delle province.
Alle Province chiediamo di proporsi quale ente formatore per creare e sviluppare le competenze necessarie agli uffici comunali per il contrasto all’evasione e a monitorare l’andamento dell’impegno e dei risultati di ogni singolo comune. Chiediamo inoltre alle Province un maggiore sforzo per la promozione della cultura della legalità, attraverso la creazione di un osservatorio per raccogliere ed analizzare i dati sul lavoro nero e la presenza del fenomeno della criminalità organizzata sul territorio. Quest’ultimo è ancora oggi sottovalutato, nella Provincia di Roma infatti, la criminalità, più che agire in termini delittuosi ed estorsivi, agisce attraverso operazioni finanziarie e immobiliari.
Ruolo della regione
Nella nostra regione a causa del disavanzo sanitario le addizionali Irpef sono state elevate al massimo consentito (1,4%), senza la possibilità di intervenire su eventuali esenzioni. Anche l’Irap, causa il disavanzo sanitario, ha avuto la stessa sorte. I lavoratori ed i pensionati hanno subito un aggravio l’IRPEF annuale, dal 2006 ad oggi, di circa 350 milioni di euro. Giova ricordare che dal 2010 è previsto un’ulteriore incremento delle addizionali pari allo 0.30% in presenza di disavanzo sanitario superiore a 800 milioni di euro. La CISL è impegnata con sue proposte, affinché ciò non si realizzi. Qualora si dovessero applicare ulteriori incrementi dell’addizionale, sin d’ora chiediamo che ciò avvenga in maniera differenziata, salvaguardando le fasce più deboli. Sempre alla Regione chiediamo molto più coraggio per adottare l’ISEE per l’esenzione per i ticket sui farmaci. Vogliamo evidenziare che il decreto n°24/08 ne prevedeva l’utilizzo a partire già dal 1 gennaio 2009.
Continuiamo a domandarci e chiedere perché la Regione non ha previsto un inasprimento della tassa di circolazione per le auto di grossa cilindrata, sarebbe stato un segnale di grande equità, sufficiente per esempio, ad evitare i ticket (30 milioni) per le persone non autosufficienti, bisognose della riabilitazione residenziale e semi-residenziale.
Ancora, continueremo a chiedere ai futuri amministratori regionali l’applicazione del punto 38 del “patto contro la crisi” sottoscritto dalla regione e da CGIL, CISL e UIL. Infatti, la restituzione di 50 milioni alle fasce più deboli costituirebbe un primo segnale forte di risposta alla crescente pressione fiscale verso pensionati e lavoratori.
Conclusioni
Il nostro percorso non si esaurisce oggi. Continuando a credere nel valore del confronto e della mediazione svilupperemo ulteriori momenti di dialogo costruttivo con la politica, le istituzioni e le rappresentanze sociali, per una riforma del fisco che riduca le disuguaglianze, affermando che, per noi, un diritto di cittadinanza è riconosciuto quando ogni persona ( come diceva Moro), oltre a invocare diritto e libertà, faccia fino in fondo il proprio dovere. Una società che si riconosce in questi valori è anche capace di essere solidale con chi rimane ai suoi margini, è capace di unirsi e trovare la forza per alzare, insieme, lo sguardo verso il futuro.
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