Approvato il Decreto legislativo correttivo del Jobs Act. La solidarietà può diventare espansiva

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Una importante modifica del decreto correttivo del Jobs act, offre ai datori di lavoro la possibilità di trasformare i contratti di solidarietà difensivi in espansivi.
La modifica non può prevedere una riduzione d’orario superiore a quella già concordata nel contratto difensivo. I lavoratori continuano a beneficiare della Cigs anche dopo la trasformazione, ma l’importo del trattamento viene dimezzato rispetto a quello precedentemente percepito. Tuttavia i lavoratori non ci rimettono, in quanto la quota non ricevuta come cassa viene garantita dal datore di lavoro. Tale integrazione non è imponibile ai fini previdenziali, ma sul relativo importo i lavoratori possono contare sulla contribuzione figurativa: nessuna penalizzazione, dunque, né sul profilo economico, né su quello pensionistico. Al fine di compensare i maggiori costi aziendali, il decreto prevede che le quote di trattamento di fine rapporto (Tfr) relative alla retribuzione persa, maturate durante il periodo di solidarietà, restino a carico della Cassa. In aggiunta, il contributo addizionale – dovuto sull’integrazione salariale – viene ridotto della metà e diventa 4,5-6-7,5%, in luogo del 9-12-15 per cento. Sul fronte “espansivo”, il Dlgs 148/2015 prevede che, a seguito di un’intesa sottoscritta in ambito aziendale, si possa ridurre stabilmente l’orario di lavoro, con diminuzione della retribuzione e, contestualmente, assumere nuovo personale a tempo indeterminato (la diminuzione non deve alterare il rapporto occupazionale uomo-donna). Per ogni nuovo rapporto instaurato è concesso, ai datori di lavoro, per ciascuna mensilità di retribuzione, un contributo pari, per i primi dodici mesi, al 15% della retribuzione lorda prevista dal contratto collettivo applicabile. Per ognuno dei due anni successivi, il contributo è ridotto, rispettivamente, al 10 e al 5 per cento.

Sanzioni salate per chi non assume disabili

Nel decreto legislativo correttivo del Jobs act approvato lo scorso venerdì ci sono diverse rilevanti modifiche tra cui sanzioni più pesanti in caso di mancata assunzione dei disabili. Attualmente l’articolo 15 della legge 68/1999 stabilisce che, trascorsi 60 giorni dalla data in cui insorge l’obbligo di assumere i disabili, per ogni giorno lavorativo durante il quale risulti non coperta, per cause imputabili all’azienda, la quota dell’obbligo e cioè il 7% dei dipendenti computabili, il datore di lavoro stesso è tenuto al versamento, al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili, di una somma pari 62,77 euro. Con il Dlgs correttivo resta la sanzione crescente, ma cambia l’importo: non più 62,77 euro da rivalutare ogni cinque anni , ma un importo pari a 153,20 euro, quindi più del doppio della sanzione attuale.