Il Documento Economico Finanziario

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Il Documento Economico Finanziario

nella tardissima serata di ieri il Consiglio dei ministri ha approvato le misure che in manovra bloccheranno gli aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia e punteranno a rilanciare gli investimenti privati e pubblici e avranno il compito di far salire il Pil dello 0,4% in più. Infatti il risultato che l’economia otterrebbe senza nuovi interventi, è indicato dal governo allo 0,6%: toccherà appunto agli stimoli della manovra farlo salire fino al +1%. A permettere questa spinta all’interno della nuova legge di bilancio, che dovrebbe di conseguenza valere fra i 22 e i 25 miliardi, è lo spazio aggiuntivo che il governo punta a ottenere nel corso del difficile confronto con l’Europa, destinato a sfociare a metà novembre nel giudizio ufficiale. Tra le novità del documento si segnala:

Bonus produttività a quadri e dirigenti

Nella manovra, le norme che riguardano il pacchetto industria-imprese costituirà un capitolo rilevante accanto alle voci per pensioni, fisco, pubblico impiego. Ormai è sempre più certo il rafforzamento della detassazione sui premi di risultato, collegati alla contrattazione di secondo livello: le somme “incentivate” con la cedolare secca al 10% potrebbero salire dagli attuali 2mila euro a 3mila euro; per crescere ancora, fino a 4mila euro, in caso di coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro (oggi questa soglia è ferma a 2.500 euro). Ad ampliarsi sarebbe anche la platea dei beneficiari, che ricomprenderebbe non solo operai e impiegati, ma anche quadri e una fetta della dirigenza non apicale, con l’allargamento del limite di reddito per usufruire della tassazione agevolata, dagli attuali 50mila euro a 80mila euro lordi annui.

Pensioni, il costo dell’Ape fino al 20%

Per il pacchetto previdenza 1,5 miliardi

L’Ape volontaria, ovvero il reddito-ponte con finanziamento bancario assicurato e rimborso spalmato nei primi 20 anni di pensionamento, avrà un costo complessivo netto non superiore al 6% l’anno, per rimanere entro un tetto cumulato del 20% nel caso di opzione massima di anticipo fino a 3 anni e sette mesi al netto, appunto, dei regimi fiscali di agevolazione.

Alto apprendistato

Il decreto legislativo correttivo della riforma del mercato del lavoro approvato lo scorso venerdi contiene l’ennesima innovazione in materia di apprendistato. Per consentire l’utilizzo di questo contratto anche in mancanza delle discipline regionali, viene stabilito che il contratto di alta formazione e ricerca può essere attivato anche prima dell’approvazione delle discipline regionali: in mancanza di esse, gli aspetti formativi del contratto sono regolati dal decreto del ministero del Lavoro del 12 ottobre 2015.

Mediante tale decreto, il ministero ha definito gli standard formativi che devono essere applicati ai contratti di apprendistato di alta formazione e ricerca, parametri che valgono su tutto il territorio nazionale, in quanto vengono definiti come livelli essenziali delle prestazioni. Secondo tale atto, i datori di lavoro che intendono stipulare contratti di alta formazione e ricerca devono avere capacità strutturali, tecniche e competenze formative. Inoltre il decreto stabilisce i criteri che devono essere rispettati per l’organizzazione didattica dei percorsi di formazione in apprendistato e, definisce i criteri e le modalità di valutazione e certificazione delle competenze

Il decreto legislativo correttivo appena approvato prevede anche che, fino all’approvazione delle discipline regionali, sono fatte salve le convenzioni stipulate dai datori di lavoro (o dalle loro associazioni) con le università, gli istituti tecnici superiori e le altre istituzioni formative o di ricerca. Il Dlgs si occupa, inoltre, di un’altra tipologia di apprendistato, quella destinata ai giovani dai 15 ai 25 anni per l’acquisizione di una qualifica o di un diploma professionale. Per i contratti di questo tipo, stipulati quando era ancora vigente il Testo unico del 2011, viene riconosciuta la possibilità di prorogare per un periodo massimo di un anno tutti i rapporti di apprendistato, qualora siano ancora in corso alla data di entrata in vigore del decreto e nel caso in cui, alla scadenza del periodo formativo, l’apprendista non abbia conseguito la qualifica o il diploma professionale.