Pensioni, 4 canali per l’Ape social

Pensioni, 4 canali per l’Ape social

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Sono quattro i canali per accedere all’Ape a costo zero e la prestazione sarà di natura assistenziale e non previdenziale. Infatti ai primi 3 canali previsti: lavoratori disoccupati con ammortizzatore scaduto, lavoratori invalidi, lavoratori con carichi famigliari particolarmente onerosi, si dovrebbe aggiungere l’elenco dei cosiddetti lavori gravosi che saranno ammessi al prestito-ponte agevolato fino a 3 anni e sette mesi per raggiungere la pensione, ancora in fase di definizione. Un altro punto fermo del “pacchetto previdenza” destinato ad essere inserito nella prossima manovra è quello del cumulo gratuito dei periodi contributivi. Con una novità dell’ultima ora: per i dipendenti pubblici il pagamento

del trattamento di fine servizio (Tfs) o di fine rapporto (Tfr) scatterà solo alla maturazione del requisito di vecchiaia o di anticipo calcolato ante-cumulo. Significa che se oggi il pagamento del Tfs avviene con 24 mesi di posticipo dopo il pensionamento, con il cumulo gratuito potrebbe arrivare anche con 5-6 anni di ritardo. Le risorse disponibili oscillano attorno ai 500 milioni e ciò comporta sicuramente qualche problema. Non è chiaro, per esempio, come sarà definito l’importo del reddito ponte verso la pensione per le persone che rientreranno nella possibilità di accedere all’Ape social. Sembra che non sia scontato che l’importo sia a livello della Naspi (assegno di disoccupazione legato all’ultima retribuzione con un limite massimo a 1.300 euro) ma che ci sia una pressione da parte della Ragioneria per un livello molto più basso (ci sarebbe l’esempio dell’Asdi, ovvero l’assegno di sussistenza previsto per gli over 55 che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali che ammonta a 448 euro). Mentre sull’Ape volontaria è spuntata l’ipotesi che il prestito oneroso possa essere chiesto anche in costanza del rapporto di lavoro, come forma di integrazione al reddito, magari per chi optasse per un part-time negli ultimi tre anni di lavoro.