La Legge di Bilancio

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I testi del disegno di legge di bilancio e del decreto legge sono stati approvati dal Consiglio dei ministri nella riunione dello scorso venerdi. Sono diverse le novità contenute. Si prevede la proroga della decontribuzione sulle assunzioni solo per le aziende che assumono i neo-diplomati con l’alternanza “scuola-lavoro”. Arrivano il pacchetto welfare aziendale e sgravi di produttività in versione rafforzata: le soglie salgono fino a 4mila euro di premio e 80 mila euro di reddito (da 2.000 e 50.000). Per il personale della pubblica amministrazione vengono stanziati 1,9 miliardi “lordi”. Una dote da utilizzare per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, la stabilizzazione dei precari e la riorganizzazione di polizia e delle altre forze dell’ordine. Conferma anche del pacchetto famiglia (aiuto-bebé e bonus mamme) al quale vengono destinati 600 milioni, e della destinazione di nuove risorse alla lotta alla povertà. Viene poi rinnovato il bonus cultura per gli over 18 (maggiorenni) con uno stanziamento di circa 270 milioni. E vengono previste apposite borse di studio per gli studenti meritevoli, oltre alla no tax area collegata alle Università per i redditi bassi. Con la legge di bilancio è stanziato complessivamente 1 miliardo in più per scuola e università. Una parte di queste risorse è destinata alle scuole non statali e in particolare alle materne paritarie e agli istituti con molti insegnanti di sostegno o numerosi studenti disabili. Il disegno di legge, comunque, è stato approvato con la formula «salvo intese». Questo significa che i tecnici del governo potranno affinare gli articolati e le tabelle prima dell’invio in Parlamento, atteso entro il 20 ottobre. Pertanto per una lettura dettagliata ed approfondita è opportuno attendere il testo definitivo inviato al Parlamento. Comunque da una prima sommaria visione vediamo i provvedimenti che ci interessano da vicino.

  1. Pensioni, la risorsa dei contributi dispersi

Dopo il verbale del 28 settembre tra Governo e sindacati, la legge di bilancio porta in dote il cumulo gratuito dei versamenti su gestioni diverse, non solo per raggiungere la pensione di vecchiaia, ma anche per la pensione anticipata, e si potrà cumulare anche se, in una singola gestione, si sono già raggiunti i contributi minimi per un autonomo diritto alla pensione da questa singola gestione. Si allarga dunque il raggio d’azione del cumulo, che oggi, insieme a totalizzazione e ricongiunzione, è una delle tre soluzioni per sommare i contributi versati in diverse gestioni per raggiungere i requisiti minimi della pensione.

  1. In arrivo 600 milioni per il sostegno ai nuclei famigliari

Al capitolo famiglia nella legge di bilancio sarà destinata una dotazione di 600 milioni di euro.  Per il 2017, quindi, è lecito attendersi qualche intervento «spot» in termini di detrazioni e agevolazioni, ma ancora fuori da un piano organico di ridisegno della fiscalità della famiglia. Il grosso della partita, è probabilmente il quoziente familiare, che permette una discesa proporzionale dell’aliquota in relazione al numero di figli. Ma di questo si parlerà, forse, nel 2018.

 

 

  1. Doppio aiuto con 14esime e la “no tax area” estesa

Con un doppio intervento la legge di Bilancio 2017 rafforza il potere di acquisto dei pensionati con assegni più bassi. Con la prima misura si prevede l’aumento della detrazione di imposta per tutti i pensionati al fine di uniformare la loro no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro). Con la seconda si interviene invece sulle 14esime. Si estende la platea di coloro che percepiscono l’assegno extra in luglio (da 2,1 milioni si passa a 3,3 milioni) e si aumenta l’importo per coloro che hanno già il beneficio. Avranno la 14esima coloro che hanno un reddito personale complessivo personale, non solo pensionistico, tra 1,5 (circa 750 euro al mese) e due volte il minimo (circa 1.000). La 14esima vale tra i 336 euro (per chi ha meno di 15 anni di contributi) e 504 (per chi ne ha oltre 25 anni). Per chi ha già ora il beneficio la somma erogata sarà pari a 436 euro per chi ha versato meno di 15 anni di contributi e 655 per chi ne ha più di 25. Sono complessivamente sette i miliardi in tre anni assegnati sulle pensioni e sono una risposta  sostanzialmente adeguata agli impegni presi tra Organizzazioni sindacali e il Governo nell’accordo sottoscritto a fine settembre sulla previdenza

 

  1. Più flessibilità in uscita con Ape e semplificazioni

L’anticipo pensionistico (Ape) apre la strada per un’uscita dal mercato del lavoro fino a 3 anni e sette mesi prima dei requisiti di vecchiaia ai nati tra il 1951 e il 1953 con 20 anni di contributi versati. Per l’Ape social, ovvero quella riconosciuta ai disoccupati senza più ammortizzatori, ai disabili o ai lavoratori con un disabile in famiglia, non sono previsti oneri di rimborso per pensioni fino alla soglia di 1.500 euro mentre per l’Ape volontaria l’onere è del 4,5-4,6% l’anno per ogni anno di anticipo. Infine l’Ape aziendale: sulla base di accordi tra le parti a pagare il rimborso ventennale dell’anticipo sarà il datore di lavoro. Canali di uscita anticipata arrivano per gli “usuranti” (si cancella l’obbligo che anche l’ultimo anno di lavoro lo sia), i lavoratori precoci (con 12 mesi di versamenti prima dei 19 anni potranno andare in pensione con 41 di contributi) e per chi ha effettuato versamenti in gestioni diverse perchè ha cambiato spesso lavoro: il cumulo tornerà gratuito.

 

  1. Premi detassati più pesanti per una platea più ampia

Premi di produttività più pesanti, con l’incremento dell’importo soggetto alla cedolare secca del 10% che passa dagli attuali 2mila a 3mila euro, che diventano 4mila (rispetto agli attuali 2.500) nelle aziende in cui si prevede il coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro. Anche la fascia dei redditi che beneficia della detassazione del premio di produttività è destinata ad ampliarsi, passando il tetto dagli attuali 50mila euro a 80mila euro. Saranno coinvolti in questo modo anche i quadri e parte della dirigenza non apicale. L’obiettivo è quello di contribuire alla diffusione della contrattazione decentrata, per aumentare la produttività del lavoro e, con essa, le retribuzioni dei lavoratori. Il pagamento del premio di produttività è una delle tre opzioni date ai lavoratori, attraverso la contrattazione aziendale o territoriale. L’altra opzione è la partecipazione azionaria nella società presso cui lavorano, che gode sempre dell’incentivo fiscale. Infine, sempre attraverso la contrattazione, le parti possono accordarsi sull’erogazione di prestazioni di welfare ai dipendenti, per la previdenza complementare, la sanità (estesa ai familiari), il sostegno all’istruzione dei figli. In questo caso si tratta di benefit che non concorrono al reddito fiscale. Senza alcun dubbio L’allargamento della detassazione dei premi di produttività «va nel senso giusto» perché «spinge la contrattazione aziendale e rende più pesanti le buste paga dei dipendenti». In ogni caso con la contrattazione si può agevolare il recupero di produttività tramite l’organizzazione, la formazione, l’orario di lavoro, ma ciò che serve assolutamente sono i massicci investimenti delle imprese.

  1. Altri Provvedimenti
  • Sul rinnovo dei contratti pubblici, invece, le risorse annunciate (1,9 miliardi, onnicomprensivi) rischiano di essere insufficienti visto che le risorse assegnate vanno anche ad altre esigenze di alcuni comparti e alle assunzioni;
  • Sul fisco, e in particolare sulla rivisitazione delle aliquote Irpef, il rimando al 2018 non è certo una buona soluzione ed in ogni caso è opportuno che il Governo proceda con lo stesso metodo di confronto utilizzato per le misure pensionistiche;
  • Quanto alla cancellazione di Equitalia, questa non è ben definita e comunque l’importante è non indebolire minimamente gli strumenti di lotta all’evasione fiscale.
  • Infine, insoddisfacente, è lo stanziamento sulla povertà. Sebbene siano riconfermati Bonus e sostegni al reddito, non ci sono le risorse per l’inclusione che sono un aspetto fondamentale.