SINTESI DELLE PRINCIPALI NOTIZIE DI OGGI

SINTESI DELLE PRINCIPALI NOTIZIE DI OGGI

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Settecento posti di lavoro a rischio, salari in bilico e accordi disattesi. È ora di cambiare passo, il Policlinico va rilanciato dopo anni di errori gestionali. Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio denunciano la situazione insostenibile, dettata da scelte manageriali che stanno mettendo in crisi l’organizzazione della più grande azienda sanitaria del Paese. 

Dopo l’allarme dei presidi per le montagne di rifiuti non raccolti davanti alle scuole, arriva quello dell’ordine dei medici di Roma e del Lazio, con una lettera indirizzata alla sindaca Virginia Raggi, al ministro della Salute Giulia Grillo e al ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Siamo preoccupati. Questa condizione rischia di creare un grave problema di sanità pubblica. 

All’emergenza sanitaria, al decoro e al crollo degli affari pensano anche i ristoratori della capitale, visto che a scatenare l’assalto di insetti, scarafaggi, gabbiani e topi ci vuole poco. Claudio Pica, presidente di Siepet Confesercenti Roma, lancia l’allarme: Oltre ai problemi strutturalmente congeniti, in questi giorni siamo vittima di modalità di raccolta con ritardi dalle 24 alle 48 ore. Gli effetti di questi ritardi sono disastrasi sia per quanto riguarda il decoro del locale che per quanto riguarda gli incassi. 

finisce con un nulla di fatto il confronto di ieri tra i sindacati confederali e l’assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari. Delusi Cgil, Cisl, Uil: nessun dato sulle quantità di immondizia rimaste in strada tra Natale e Capodanno, nessuna notizia sui tempi di bonifica dell’area del Tmb Salario. 

Intanto ieri è iniziato l’utilizzo del sito Ama di Ponte Malnome, nella Valle Galería, come centro di stoccaggio dei rifiuti indifferenziati: 300 tonnellate al giorno per sei mesi al massimo è l’impegno del Campidoglio e di Ama. Nell’area arriveranno ogni giorno 25 compattatori di spazzatura, che verrà poi trasferita su 12 tir diretti ad altre destinazioni per il trattamento. 

La relazione cautelativa dell’ad di Ama Lorenzo Bagnacani per il 2019 prevede l’aumento del 3% dei rifiuti indifferenziati e l’incremento delle tariffe per smaltire le 500 tonnellate di pattume conferite ai privati dopo il rogo del Tmb Salario. Intanto le spese extra del 2018 di Ama per emergenze e pulizie provocheranno un aumento Tari del 5%. 

Intanto dopo la chiusura delle festività di Natale le strade della capitale sono ancora piene di montagne di sacchi abbandonati fuori dai cassonetti, con extra- costi di Ama per straordinari, emergenze e nuovi conferimenti di circa otto milioni in un mese. La raccolta, andata in tilt dopo il rogo al Tmb (Trattamento meccanico biologico) Salario dello scorso dicembre che smaltiva un quarto dei rifiuti indifferenziati dei romani, circa 500 tonnellate al giorno, è diventata critica (anche) a causa della chiusura del piazzale dove tir e compattatori trasferivano altre 300 tonnellate di pattume in altri Tmb fuori regione. 

Non c’è solo il mancato ritiro dei rifiuti. Ama non prende più in carico le richieste di intervento per la pulizia dopo gli incidenti stradali. Con un inevitabile effetto a catena: se l’asfalto non viene ripulito dai detriti delle auto incidentate, la viabilità non può essere ripristinata. 

Pronto il dossier rifiuti che la sindaca di Roma Virginia Raggi presenterà alla procura. Nel documento, ai dati sui cassonetti bruciati, ai bilanci lacunosi, e alle prolungate assenze sospette si sono aggiunte le denunce dei romani che hanno inviato segnalazioni molto precise con indirizzo e orari sul mancato passaggio dei mezzi Ama e sugli spazzini pizzicati in servizio con tuta e furgoncino al seguito ma che stazionavano al bar.  

Nel dossier la prima cittadina vuole inserire anche i due anni di dialettica, molto difficile, intavolata con la Regione Lazio sulla gestione dei rifiuti. Ma è l’azienda municipalizzata il vero cuore del report di Raggi. Come scrive in modo lampante il collegio dei sindaci dell’Ama i problemi più allarmanti sono l’intera struttura organizzativa e il sistema dei controlli interni che fa acqua da tutte le parti. Come sintetizza uno dei legali che sta lavorando ai dati: E semplice, chi dovrebbe controllare non controlla. 

Senza inceneritore si perdono 300 milioni L’emergenza rifiuti, dice Filippo Tortoriello, presidente di Unindustria, rischia di affossare l’attrattività economica di Roma. E se un territorio non è competitivo, le aziende vanno via, investono da un’altra parte. Le foto dei mucchi di pattume in strada, i topi nelle aule col rischio – sventato all’ultimo – che le scuole chiudessero per monnezza, hanno fatto il giro del mondo. Un danno d’immagine gigantesco, prima ancora che ne scrivesse il New York Times, ragiona, fortemente preoccupato, il leader degli industriali del Lazio. Qui o la questione viene affrontata in modo laico, senza lenti ideologiche, oppure non se ne esce. Ma finora ho visto solo tanta ideologia, da parte di chi governa la città. A cominciare dal no agli inceneritori, parola tabù nel dizionario grillino. 

Il discorso è questo: fino al 2013 la strategia era folle, ma comoda per chi governava. Si caricavano i rifiuti e si portavano a Malagrotta. Ma ora la discarica ha chiuso da più di cinque anni e non si è mai nemmeno pensato a una vera alternativa. Non è solo colpa di questa giunta, sia chiaro, ma in due anni e mezzo non si è visto un progetto, non c’è una strategia, un’idea. Il nulla. E la città ne paga lo scotto, a partire dalle imprese. Conclude Tortoriello. 

Abbiamo avuto paura, ci hanno accerchiato, non potevamo fuggire. Così Federico Marconi, giovanissimo giornalista de L’Espresso racconta l’aggressione neofascista della quale è stato vittima insieme al fotografo Paolo Marchetti. Sono stati attimi di terrore per i due colleghi che ieri, giorno della commemorazione di Acca Larentia, sono andati al cimitero del Verano di Roma. 

Poche ore e il tribunale fallimentare di Roma dichiarerà ufficialmente lo “stop al televoto”. Ma nell’ultimo giorno riconosciuto ai creditori di Atac per esprimere un sì o un no al concordato preventivo elaborato dal management dell’azienda, in pochi hanno calcolato quanto costerà alle imprese salvare l’elefante del trasporto locale, la più grande municipalizzata italiana della mobilità urbana. Perché il sì dei creditori, che a una manciata di minuti dal termine indicato dal tribunale in molti danno ormai per scontato, costerà alle imprese rimaste incagliate nelle disavventure della municipalizzata romana oltre 800 milioni di euro. Nell’ultimo giorno disponibile per dare il proprio parere sull’ipotesi di rilancio aziendale avallata dal tribunale fallimentare di Roma, le imprese creditrici stanno infatti cercando di capire cosa significherà svalutare il 60% dei crediti dai propri bilanci. 

Mentre in Campidoglio e ai piani alti di Atac spuntano le risposte dei creditori per capire se il concordato preventivo andrà finalmente in porto, i competitor della più grande azienda italiana di trasporto locale si riorganizzano alla ricerca di accordi strategici che possano tornare utili per conquistare le armate decisive nel risiko della mobilità romana: un affare da oltre un miliardo di euro all’anno. 

I cinque maggiori player privati, quelli che già oggi gestiscono parte della rete ferroviaria locale e una quota significativa del trasporto su gomma, stanno dialogando per dar vita a una sorta di joint venture facendosi trovare pronti per quando il servizio, oggi affidato ad Atac, sarà messo a gara. Alla guida della compagine degli imprenditori c’è Rossi Bus, la grande azienda attiva dal 1950 e oggi impegnata nel fornire servizi di trasporto a diversi comuni del Lazio, oltre al trasporto scolastico per quello di Roma. 

Dalla presidenza delI’istituto superiore di sanità a consigliere della Regione Lazio: nuovo incarico per Walter Ricciardi, chiamato direttamente dal presidente Nicola Zingarettì quale nuovo consigliere alla Ricerca e all’Innovazione. L’annuncio è arrivato dal profilo Twitter dello stesso Zingaretti: Sono onorato – ha scritto il presidente della Regione – che un grande medico e protagonista della scienza italiana metta a disposizione, a titolo gratuito, la propria esperienza e competenza per la nostra comunità. Il professor Ricciardi ha ricoperto l’incarico di presidente dell’ISS fino allo scorso dicembre, quando ha presentato al ministro della Salute Giulia Grillo le sue dimissioni, in polemica con il governo. 

Una alla volta le Regioni a guida centrosinistra passano all’attacco sul decreto sicurezza. Umbria, Toscana ed Emilia Romagna ieri hanno deliberato il ricorso alla Consulta: la norma sarà impugnata per sospetta incostituzionalità. Anche la Sardegna è pronta a compiere lo stesso passo: nelle prossime ore porterà in giunta la proposta. Piemonte, Lazio, Basilicata e Calabria sono al lavoro. Con il Lazio che si sta orientando su una linea prudente ovvero quella di varare il ricorso solo su solide base giuridiche mentre nel frattempo viene mantenuta l’assistenza sanitaria ai migranti e vengono stanziati nuovi fondi per consentire ai Comuni di mantenere il sostegno ai profughi via Sprar (Servizio per i richiedenti asilo). 

Uno scatto di reni di un’Italia che vuole reagire alle ruspe: questo chiede Nicola Zingaretti ai delusi del governo gialloverde. Il governatore del Lazio scende in campo per la segreteria del Pd con 570 comitati e una maxi piattaforma che vuole essere un’alternativa dem a Rousseau: una grande rete di attivisti digitali che però, assicura, avrà una struttura democratica e non verticistica. Annuncia una grande adunata giovanile, il 26 e 27 febbraio, a Bologna e tre appuntamenti nazionali, a Firenze (sulla scienza, la ricerca e la sanità), a Milano (sulla sostenibilità ambientale) e a Napoli (sul tema del lavoro). 

A breve non avranno più le disponibilità per pagare le bollette e per garantire i riscaldamenti. Molti educatori per di più – che da mesi non ricevono gli stipendi – sono pronti a licenziarsi. È crisi nera per gli asili convenzionati di Roma Capitale a cui il Campidoglio da mesi non versa i contributi dovuti violando le procedure. Le strutture – 214 quelle accreditate con il Comune che ospitano più di 7 mila bambini piccoli – hanno più volte denunciato il caso a Palazzo Senatorio, ma nulla è cambiato e ora la maggior parte dei nidi, come una struttura in × Municipio, minacciano la sospensione del servizio. Dallo scorso maggio, da quando cioè sono iniziati a saltare i pagamenti, nonostante le chiamate, i solleciti, le lettere inviate ai Municipi e all’amministrazione centrale, il Campidoglio ha chiuso i rubinetti. 

I cittadini hanno ragione ma l’unica cosa di cui sono sicura è che sto lavorando tantissimo ribadisce l’assessore Montanari in un’intervista a Repubblica.  Se bastasse l’impegno assicurato da Pinuccia Montanari a tenere in ordine la capitale, forse Roma sarebbe una città pulita. Eppure sono giorni difficili per la città, quartieri sporchi e allarmi che si moltiplicano: albergatori, presidi, commercianti e ora i medici che parlano di rischio sanitario.