LE PRINCIPALI NOTIZIE DI OGGI

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Roma 22 Marzo 2019 -Dopo l’arresto di De Vito, indagato l’assessore Frongia (che rimette le deleghe) Raggi resiste nonostante la bufera sul Campidoglio. Dopo l’arresto per corruzione del presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito, si dimette l’assessore allo Sport Daniele Frongia perché indagato in relazione al primo filone dell’inchiesta sullo stadio della Roma. La mossa è decisa in un summit tra Raggi e fedelissimi su input del M5S nazionale. Ma il caso Frongia potrebbe rientrare lunedì con la probabile archiviazione. 

Frongia, che è stato anche vicesindaco di Roma, è coinvolto nell’ambito della parte dell’inchiesta che ha portato in carcere l’ex presidente di Acea Luca Lanzalone e l’imprenditore Luca Parnasi. Mi autosospendo e consegno le deleghe, ha detto Frongia. I suoi legali hanno gettato acqua sul fuoco: Entro pochi giorni la Procura chiederà di archiviare tutto. 

La giunta Raggi barcolla dopo l’inchiesta che coinvolto anche il suo fedelissimo Frongia. La sindaca, ieri, per qualche ora è stata sul punto di lasciare. Una riflessione che poi è rientrata. Intanto Di maio fa pressioni sulla Raggi per un possibile rimpasto di giunta. L’intenzione sarebbe quella di azzerare tutto e ripartire. 

Ma c’è un altro problema che sta scuotendo la maggioranza 5 stelle. Ad oggi nessuno dei non eletti in campidoglio sembrerebbe accettare la nomina a consigliere comunale. La prima dei non eletti che dovrebbe subentrare a Marcello De Vito è Cettina Caruso, dal IX Municipio. Ma ieri sera avrebbe detto: Voi siete matti, io li non ci vado.  A rifiutare l’incarico, tra gli altri sarebbe stato anche Francesco Silvestri, attuale deputato che non pensa minimamente di lasciare la camera per andare ad occupare uno scranno in campidoglio. Dietro Silvestri c’è Carlo Maria Chiossi (374 voti) che è in corsa per le Europee e avrebbe già lasciato intendere: Si prega di non disturbare. Come Pietro Accoto che ha già preso impegni: fa l’assessore nel Municipio VII. 

Luca Parnasi aveva diversi progetti, alcuni imponenti. L’affare più grande, nelle sue intenzioni, poteva essere lo spostamento della sede dell’Acca nel business park previsto accanto al nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle. Ma c’era un altro “sogno”, i cui contorni emergono dalle 260 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta Congiunzione astrale: far diventare Roma capitale dello sport anche grazie alla copertura politica di Marcello De Vito. 

Infatti appena pochi giorni prima di essere arrestato, Marcello De Vito si mostrava disponibile con costruttori e immobiliaristi per agevolare i loro affari. 

Dopo Repubblica, anche Barberini. A Roma si rompe un’altra scala mobile della metropolitana. E salgono a due le stazioni, affiancate e centralissime, chiuse per lo stesso problema. Per gli utenti diventa sempre più difficile raggiungere il centro della Capitale.

Virginia Raggi, sul caso Barberini, ha convocato in Campidoglio l’assessore alla mobilità Linda Meleo e il presidente di Atac, Paolo Simioni: Sono inaccettabili i tempi di attesa per i pezzi di ricambio e le anomalie che si sono in questi mesi sulle scale mobili – tuona la sindaca – Andrebbe valutata la revoca del contratto con l’azienda che si occupa della manutenzione delle scale mobili. 

 

Botta e risposta a una settimana di distanza tra Gianni Lemmetti e Pinuccia Montanari. Serve meno teoria e più pratica, attacca l’assessore capitolino al Bilancio rivolgendosi indirettamente all’ex responsabile dell’Ambiente, che l’aveva accusato di giocare con i numeri durante l’approvazione del bilancio di Ama. 

Non è che siamo al mercato, prima 400, poi 18, poi 20, poi 100 milioni…, aveva detto il 15 marzo Montanari in audizione in Consiglio regionale commentando la crisi dell’azienda rimasta senza vertici in poche settimane. E ieri Lemmetti, convocato a riferire sullo stesso argomento ha puntato il dito contro Montanari: Noi abbiamo sempre difeso l’assessore dalle opposizioni. Ma se le performance dichiarate non vengono raggiunte, può darsi che qualcuno dica: meno università e più discarica. Nel senso: meno teoria e più pratica.

La Raggi, parlando nei corridoi di Palazzo Senatorio esterna, ad alcuni suoi collaboratori, alcuni dubbi sulla possibilità di costruire lo stadio della Roma. Non dobbiamo farlo a tutti i costi dice la Sindaca. 

Non siamo ancora al contrordine compagni ma di sicuro l’ultimo tsunami che ha travolto la giunta grillina in Campidoglio un effetto lo ha prodotto anche sul progetto dello stadio a Tor di Valle: quella che, fino a qualche giorno fa, sembrava una certezza granitica ( lo stadio si fa, andò a dire in conferenza stampa la Raggi), oggi vacilla in maniera significativa. 

Si è sobbarcata l’interim di deleghe pesanti come l’Ambiente e i Rifiuti e rischia di prendersi quelle allo Sport e ai Grandi Eventi che sono vacanti in attesa che la Procura archivi l’inchiesta su Daniele Frongia. Ma la delega più politica che ha assunto ieri la sindaca Virginia Raggi è quella dell’indagine interna. Altro che due diligence. 

Ieri Raggi ha convocato tutti i dirigenti apicali delle aree più esposte ai reati. E ora ditemi chi ha avuto rapporti con Marcello De Vito e su cosa. Questa la perentoria richiesta della sindaca ai dirigenti. Poi verrà acceso un faro potente sui progetti che compaiono nelle carte dell’inchiesta. Gli approfondimenti verteranno su Tor di Valle, ex Mercati generali, l’ex fiera, il progetto dell’hotel a Trastevere e i piani di zona. Rallenterà tutto ma ora è prioritario, è il ragionamento. 

II federalismo fiscale potrebbe presentare un conto pesante per la Capitale. Roma rischia di perdere 430 milioni di euro all’anno di finanziamenti. Il dato è emerso durante l’audizione di ieri in commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale dei vertici della Sose, la società pubblica che si occupa – tra le altre cose – di calcolare i fabbisogni standard dei Comuni. 

Roma, ha spiegato l’amministratore delegato della società pubblica, Vincenzo Atella, riceve quel finanziamento senza vincolo di destinazione e, dunque, rispetto ai 110 milioni che invece il Campidoglio incassa ogni anno per le funzioni di Capitale, quelle somme dovrebbero rientrare nel meccanismo perequativo, quel meccanismo di solidarietà in base al quale i Comuni che hanno di più aiutano quelli che hanno di meno. 

Ma il paradosso è che, includendo quei 430 milioni, nei fatti Roma pagherebbe per tutti. Su questo le simulazioni della Sose sono chiare: gli abitanti di tutte le Regioni italiane avrebbero un beneficio di 4 euro pro capite, mentre quelli del Lazio, ma in pratica solo i romani, ci rimetterebbero 31 euro a testa. L’altemativa, hanno spiegato i vertici del la Sose, è che Roma venga riconosciuta anche finanziariamente Capitale d’Italia, e dunque esca dal meccanismo perequativo. 

Se il nuovo presidente dell’Aula in pectore ha già un nome, quello di Enrico Stefano (esponente del Movimento già vicepresidente dell’Assemblea Capitolina), si stanno studiando le modalità tecniche per il subentro a Marcello De Vito. Ieri il pentastellato è stato formalmente sospeso dal prefetto Basilone, ma per la surroga del suo scranno in aula Giulio Cesare bisognerà aspettare che si pronunci l’avvocatura del Campidoglio. 

Sono cento le gare avviate dal gennaio 2017 a oggi dalla giunta Raggi che non hanno ancora trovato l’apertura del cantiere. Lavori grandi e piccoli, nuove opere e (prevalentemente) manutenzioni, a rilento senza troppe distinzioni. Valgono un investimento di poco inferiore a 200 milioni di euro e sono la testimonianza della grande difficoltà del Campidoglio a far ripartire la macchina degli appalti nella capitale. A monitorare puntualmente il quadro delle procedure in corso, con un documento di una ventina di pagine, è l’Acer, l’associazione dei costruttori romani, che da mesi chiede un’accelerazione e ripropone la questione come centrale per la ripresa economica di Roma. 

Anche Parigi come Roma combatte con topi e immondizia sulle strade. I cittadini sono stanchi e inizia a dilagare il malcontento.