LE PRINCIPALI NOTIZIE DI OGGI

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Roma 27 maggio 2019 – Il Pd supera il 30% ed è il primo partito a Roma. La Lega avanza fino al 26%, cresce anche Fratelli d’Italia, mentre il M5S crolla: non raggiunge nemmeno il 18%. In calo pure FI. Sono questi i risultati, parziali, delle Europee 2019, quando è stato scrutinato l’82 per cento delle sezioni. Idem in testa anche nel Lazio, ma il Carroccio li incalza. L’affluenza scende sia nella Capitale, sia nella Regione.

Lo scarto c’è fin dalle prime sezioni scrutinate: la Lega di Matteo Salvini nella Capitale supera il Movimento 5 Stelle e quando lo scrutinio arriva a 2.337 sezioni sulle 2.600 complessive , lo scarto trai due partiti è di 8,2 punti con il Carroccio al 25,9 per cento (255.527 voti) e il M5s al 17,7 per cento (174.274 preferenze). Ma la vera sorpresa è il Partito Democratico che, nella Capitale, scavalca entrambi e a tre ore dalla chiusura dei seggi si attesta sul 30,3 per cento, che tradotto in voti fa 298.792 preferenze . «Siamo il primo partito , è l’effetto Zingaretti» , chattano i dem. Dietro Fratelli d’Italia con 1’8,7percentoe 85.678 voti, Forza Italia con il 5,5 per cento e 54.818 preferenze e “+Europa” con il 3,9 per cento (39.001 voti). Completamente residuale, invece, almeno dai primissimi risul tati, la performance di CasaPound che si attesta sullo 0,4 per cento raccogliendo 4.124 voti.

Non si è verificato il caos ai seggi, paventato nei giorni scorsi per la mancanza di scrutatori e presidenti (per ché già la sera risultavano le presenze in tutti i 2.000 seggi elettorali della Capitale). Un po’ di confusione, però, ieri non è mancata perchè a volte nelle sezioni non sono state date informazioni precise a chi aveva la tessera elettorale piena di timbri e doveva anda re al Municipio più vicino per sostituire il documento. La sindaca Virginia Raggi è stata criticata da alcuni residenti quando a mezzogiorno è an data a votare a Ottavia con figlio e marito. Il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha votato verso le 10 vicino Prati. 

Il conto alla rovescia è cominciato. Ma anche la resa dei conti dentro al Movimento Cinque Stelle dopo la pesante debacle subita su Roma . Il crollo dei consensi, infatti, agita anche i rapporti tra Raggi e i vertici del M5S: i leader nazionali la accusano di «pensare poco ai problemi dei romani», lei è pronta a cercare di smarcarsi, invocando mani libere per le future scelte che dovrà fare, in particolare il rimpasto di giunta (manca l’assessore ai Rifiuti), il Cda dell’Ama e il Bilancio. Sullo sfondo, il ritorno della vicenda giudiziaria: in autunno c’è il processo d’appello per il caso-Marra.

Tutto il grande consenso macinato nelle periferie dai Cinque Stelle è evaporato. Il Pd è il primo partito a Roma e molto del consenso stellato è passato alla Lega che in quasi tutti i Municipi totalizza percentuali sopra alla media nazionale e in tutti i casi incrementa i consensi racimolati alle Politiche . Va peggio invece al Movimento 5 stelle romano, appunto e quindi alle politiche capitoline di Virginia Raggi. Il M5S nei Municipi tiene la media nazionale già molto deludente, e a in alcuni casi la supera. 

Lo spoglio regala sorprese rispetto a exit poli e proiezioni nazionali che vedono, invece, la Lega in testa. E, in ogni caso, a compiere il balzo più importante su Roma è pro pio la formazione di Matteo Salvi n i: dall’l,4% del 2014 passa oggi a una percentuale ampiamente superiore al 20 (26%), nella notte primo partito in VI (37%) e X Municipio (29%). E così, il partito del vicepremier si candida prepotente mente a giocarsi da protagonista (in un futuro ancora indefinito) la prossima sfida per il Campidoglio. Chi si lecca le ferite, in una notta – ta pessima, dove ogni certezza ormai è venuta meno, sono Virginia Raggi e l’MSS che restano a guarda – re, nettamente più deboli di pri ma: il calo rispetto al 35,3% delle Comunali di 3 anni fa verrà calcolato oggi con esattezza, così come ri spetto al 25% delle precedenti Europee. La soglia psicologica del 20% sembra difficile da raggiungere.

Il calcio d’inizio avrebbe dovuto darlo Totti. Non ci riuscirà nemmeno De Rossi, Florenzi chissà. Tra burocrazia, inchieste, nodi tecnici e politici, una data per l’inaugurazione del nuovo stadio della Roma non c’è: non prima del 2022-23. Eppure se ne parla dal 2012, quando l’impianto (da 60mila posti) va leva appena il 16% di un progetto faraonico, con business park e due grattacieli disegnati dall’archistar Daniel Libeskind, e forse proprio da qui partono i problemi. li sito è il vecchio ippodromo di Tor di Valle, periferia sud della Capitale, terreni di Eurnovad i Luca  Parnasi, che con la Neep di Pallotta fonda la Stadio Tdv Spa, per costruire l’impianto e darlo alla Roma per30 anni. Oggi di quel piano resta poco. 

Nel 2014 l’assemblea dell’ex sindaco Ignazio Marino aveva votato l’interesse pubblico, ma il MSS quando è salito al Campidoglio ha iniziato una lunga trattat iva. 11 progetto ne è uscito dimezzato: taglio del 40% delle cubature e senza torri. Così, però, sono stati eliminati anche gli investimenti privati sulle infrastrutture, 600 milioni in meno fra cui il prolungamento della metro B e il ponte su I Tevere. La mobilità è la maggiore incognita: restano solo la via del Mare e la disastrata ferrovia Roma-Lido; l’ex governo Pd si è impegnato a finanziare il ponte sul Tevere con soldi pubblici, ma chissà quando. L’ultima grana è l’inchiesta sullo stadio che ha travolto Parnasei la politica locale. li progetto a parole va avanti, ma manca la decisiva variante urbanistica da votare in aula. Dopo l’arresto del capogruppo De Vito, la maggioranza della sindaca Raggi è impaurita e divisa. li club continua a parlare di posa della prima pietra nel 2019: è tutto fermo.

Balzo della Lega alle elelzioni Europee, gli exit poli danno il Carroccio prossimo al 30%. L’alleato di governo, invece, fa un passo indietro rispet to alle politiche di un anno fa , con una forbice tra il 18,5 e il 22,5 percento, con il Pd molto vicino al sorpasso: tra il 21 e il 25 per cento. Forza Italia è tra 1’8 e il 12%, Meloni 5-7%. In risalita l’affluenza.

L’Europa ci consegna un’ltalia più salviniana e meno grillina; ma forse meno populista e sovranista del previsto, nonostante il grande successo della Lega. E una maggioranza che, con i rapporti di forza invertiti, si profila più fragile. Con Io spoglio quasi terminato non è chlaro se le due formazioni dell’esecutivo raggiungeranno insieme più del 50 per cento.

La Lega spera di ottenere anche in provincia di Roma una prima generazione di sindaci. I candidati di Salvini sono in corsa a Palestrina, Tivoli, Cave, Nettuno e Civitavecchia. Oggi i risultati: molti potrebbero arrivare al ballottaggio.

L’inferno dei rifiuti a Roma sta per entrare nel suo girone più spaventoso: gli impianti di Malagrotta dovranno ridtme di 500 tonnellate la capacità di ricevere l’immondizia: l’emergenza ci sembrerà un piacevoler icordo.L ‘inierno dei rifiuti è il modo attraverso cui guardiamo al nostro peggio, la dimensione che esemplifica il nostro dramma collettivo, la materia che mostra quanto l’inferno sia il risultato della mancanza di responsabilità, in alto come in basso

Task force dei carabinieri forestali di Ostia contro gli “incivili” che abbandonano i rifiuti in strada. Una situazione arrivata al limite sul litorale che da una parte contrappone la maleducazione di chi sporca all’inefficienza del Comune con il “porta a porta”. E c’è anche l’esasperazione dei residenti che non vogliono soffocare nell’immondizia tra le pareti domestiche a dar vita a fenomeni illegali come il lancio del sacchetto o l’abbandono dei rifiuti in strada.