MAFIE: ENRICO COPPOTELLI, SEGRETARIO GENERALE DELLA CISL DEL LAZIO SUL RAPPORTO MAFIE DELLA REGIONE LAZIO: CONTRASTO PASSA ATTRAVERSO CONOSCENZA

MAFIE: ENRICO COPPOTELLI, SEGRETARIO GENERALE DELLA CISL DEL LAZIO SUL RAPPORTO MAFIE DELLA REGIONE LAZIO: CONTRASTO PASSA ATTRAVERSO CONOSCENZA

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Roma, 05 luglio 2019 – (Agenzia Nova) – “La presentazione del Rapporto sulle mafie nel Lazio ci dà una fotografia allarmante della penetrazione della criminalità organizzata nella nostra Regione e allo stesso tempo ci fa capire e conoscere come l’infiltrazione delle mafie sia stata una costante lenta e continua sin dagli anni sessanta, quando esponenti di Cosa Nostra si sono stabiliti nel basso Lazio. Ma oggi, grazie alle inchieste di magistratura e forze dell’ordine sappiamo che il basso Lazio è stato il ventre molle della Regione attraverso cui famiglie di ‘ndrangheta e camorra sono penetrate per occupare la zona nord della Capitale”. Così in una nota Enrico Coppotelli, segretario generale della Cisl del Lazio. “Desta preoccupazione anche la formazione per contagio di organizzazioni criminali nelle periferie romane con strutture e metodi del tutto simili alla mafia siciliana. Il rapporto ci permette di capire che esiste un metodo e quindi uno strumento attraverso cui le organizzazioni ottengono il potere. Lo stesso potere che mantengono attraverso la violenza e l’intimidazione. Dalla lettura di questo rapporto viene fuori anche una considerazione – ha continuato Coppotelli nella nota – quando si parla di mafie e di contrasto alle mafie vale la pena sottolineare un dettaglio che spesso sfugge: tutto appartiene ancora alla nostra storia recente. Nonostante l’Italia sia il paese con le leggi antimafia più avanzate, la consapevolezza di cosa siano le mafie e gli strumenti che ci siamo dati per contrastarle, non li possediamo che da pochi decenni. Basti pensare che fino al gennaio del 1992 (anno della sentenza in Cassazione del Maxi processo di Palermo) non si era arrivati a stabilire che Cosa nostra fosse una struttura unitaria. Solo una volta compreso questo ci si è potuti concentrare non più su cosa fosse Cosa nostra ma su chi ne facesse parte. O ancora che fino al 2010 la ‘ndrangheta non era annoverata tra le mafie nel codice penale”.