UN DAY AFTER DA INCUBO IMPRESE SULLE BARRICATE. SINDACATI LANCIANO ALLARME SICUREZZA PER I LAVORATORI

UN DAY AFTER DA INCUBO IMPRESE SULLE BARRICATE. SINDACATI LANCIANO ALLARME SICUREZZA PER I LAVORATORI

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Ciociaria Oggi 14 marzo 2020 – Catastrofico. Disastroso. Durissimo. Imprevedibile. Sono questi gli aggettivi che il mondo economico e sindacale utilizza per descrivere lo scenario del day after. Anzi, da day after. Del dopo Covid-19 cioè, quando tutto sarà cambiato e nulla sarà più come prima. Perché è evidente che già fra qualche anno la domanda sarà: ma tu c’eri al tempo del Coronavirus? Quando hanno chiuso i negozi, quando occorreva l’autorizzazione per spostarsi? E’ già chiaro che sarà in ogni caso uno scenario nel quale sarà impossibile pensare di tornare a come era… prima. Sono destinati a mutare i rapporti economici, lavorativi e sociali e il concetto stesso di paura subirà delle rivisitazioni. In questo contesto c’è già un rapporto diretto e molto stretto tra la dimensione mondiale e quella nazionale, fino ad arrivare alla situazione locale. Impossibile andare avanti per compartimenti stagni.

Maurizio Stirpe, vicepresidente nazionale di Confindustria, dice: «Intanto appaiono evidenti i limiti che stanno emergendo in quella che è la costruzione dell’Europa. In questa condizione così drammatica e imprevedibile. Ognuno agisce per proprio conto, quando invece sarebbe un imperativo categorico quello di assumere decisioni uniche e concordate. Abbiamo assistito a decisioni sbagliate che hanno affondato le Borse. E sinceramente non so se le conseguenze potranno esse re riassorbite. Ci sono stati e ci saranno ancora effetti collaterali devastanti. C’è poco da girarci intorno. Per il resto, è difficile ipotizzare il day after. In Italia e a livello locale. Dipenderà dai tempi che occorreranno per sconfiggere la pandemia e dalla profondità degli effetti che la stessa avrà determinato. Soltanto allora si potrà provare a tracciare una prima rotta. Ma, lo voglio dire in modo crudo, ci saranno degli smottamenti talmente forti sul mondo economico, finanziario, produttivo e lavorativo che oggi nessuno può immaginare. Con conseguenze ineluttabili. Dobbiamo essere pronti ad uno scenario imprevedibile, questa è la realtà».

Giovanni Turriziani, presidente di Unindustria Frosinone, argomenta: «Intanto la premessa è che questo sarebbe il momento giusto per far vedere a tutti a cosa serve l’Europa unita. Certo è che alcune scelte e scenari vanno nella direzione opposta. Mi sarei aspettato una sola parola: elasticità. Invece no. Per quanto riguardala dimensione locale, mi riferisco alla provincia di Frosinone, finita l’emergenza, dovremmo essere pronti a chiedere ed ottenere l’attuazione di alcune misure per sbloccare la situazione. Insisto sulla semplificazione amministrativa e burocratica. Insisto pure sull’attuazione vera della bonifica della Valle del Sacco, che non può non passare da unasoluzione del tema del Sin. Poi ci metterei anche un grande piano di formazione e di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Siamo stati travolti dauno tsunami, doposerviranno misure straordinarie ed eccezionali. Iniziamo a pensarci subito. Quindi naturalmente ci sono anche misure nazionali che devono essere adottate: la sospensione dei pagamenti e degli adempimenti fiscali, lo stop dei mutui e tante altre cose. Il mondo produttivo cambierà radicalmente, non avrebbe alcun senso andare avanti con tutti i lacci di oggi, che peraltro hanno già indebolito il sistema economico».

Guido D’Amico, presidente nazionale di Confimpreseltalia, nota: «Come associazione di categoria abbiamo lanciato un hashtag per chiedere le dimissioni della presidente della Âñå Christine Lagarde. Naturalmente sappiamo che non lo farà, ma in questo momento è importante che i cittadini italiani e il mondo produttivo sappiano che tipo di atteggiamento hanno l’Europa e le istituzioni europee. La Lagarde ha dimostrato di essere un’inutile rappresentante di quell’eurocrazia francamente odiosa. Tanto più in un momento del genere. Detto questo, lo scenario con il quale dovremo fare i conti a
nche in provincia di Frosinone sarà disastroso. I danni su alcuni settori, penso in primis al turismo, potranno essere irreversibili. Anzi, è quello che temo. Dal Governo ci aspettiamo non pannicelli caldi, ma contributi veri e coraggiosi. Faccio alcuni esempi concreti. Non si può parlare di garanzie se non si chiarisce bene al sistema del credito che le aziende vanno aiutate senza se e senza ma. Indipendentemente da concetti che saranno superati nello scenario del dopo Coronavirus. Mi riferisco, per esempio, all’affidabilità e alla bancabilità. Chi potrà averli dopo? Qui cambierà tutto: dall’economia al mondo del lavoro. La solidarietà sociale dovrà essere un valore aggiunto da declinare nel concreto. Mi auguro davvero che il Governo e le altre istituzioni non si trincerino dietro la burocrazia e i cavilli. Bisognerà mettere mano al portafogli. Punto. Bisogna sostenere le micro, piccole, medie e grandi imprese. Punto. Altrimenti sarà impossibile perfino pensare di potercela fare. Sento tanti ragionamenti su dove vanno prese le risorse. Beh, cominciamo con il non pagare l’Unione Europea, l’Onu, la Fao e altri organismi internazionali che si stanno rivelando completamente inutili. Pensiamo ai nostri lavoratori, alle nostre famiglie, alle nostre imprese».

Enrico Coppotelli è il segretario regionale della Cisl. Afferma: «Sarà fondamentale vedere quello che succede da qui ai prossimi giorni, soprattutto sul piano dei contagi. Perché i contagi sono una variabile troppo importante anche sul piano economico oltre che sanitario. Il Lazio è importan te e strategico sul piano sanitario: abbiamo un sistema che sta reggendo in condizioni complicate e in uno scenario per certi versi pazzesco e inimmaginabile. Troviamo gravissima, per esempio, la carenza di mascherine e di guanti. Che servono ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai farmacisti e ai lavoratori. Hanno tutti diritto a lavorare in condizioni di sicurezza. Eppure le mascherine non ci sono. Assurdo. Vedo troppe istituzioni navigare a vista. Per il resto vado dritto al punto: da qui alla fine dell’anno dobbiamo mettere mano ad una partita decisiva. Avremo bisogno di numeri da paura sul versante degli ammortizzatori sociali. Non c’è alternativa a questo. Alcuni effetti sono già chiari nella loro drammaticità: da quelli minimi (molte famiglie, stando a casa, non hanno bisogno più di badanti) a quelli massimi (le prospettive delle grandi aziende, penso in primis a Fca). Non dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia: il blocco produttivo delle grandi aziende può determinare la catastrofe del Paese. Se alcune filiere produttive si perdono, non sarà possibile poi recuperarle. Ci sarà bisogno di risposte eccezionali e straordinarie, anche in provincia di Frosinone. Se però non si riesce afar arrivare neppure le mascherine per chi deve lavorare, allora è complicato davvero immaginare scenari positivi».

Rassegna Stampa con dichiarazioni Seg,Gen,CISL Lazio Enrico Coppotelli