Scuola: sindacati, avvio anno educativo nel Lazio fortemente a rischio

Scuola: sindacati, avvio anno educativo nel Lazio fortemente a rischio

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Roma, 10 set 2020 – (Agenzia Nova) – “Come in gran parte del paese, l’avvio dell’anno scolastico nel Lazio appare fortemente a rischio. Le scuole sono chiamate ad affrontare una situazione di grave emergenza, senza disporre di strumenti adeguati per garantire che la ripresa delle lezioni avvenga in condizioni di sicurezza”. Lo dicono in una nota le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil. Per i sindacati sono troppi i temi aperti: “da quelli organizzativi del personale scolastico a quelli inerenti il personale che opera in appalto, al personale dedicato al supporto delle persone con disabilità dove la totale assenza di organizzazione rischia di mettere in condizioni di difficoltà proprio le persone più fragili”. “Dal confronto con dirigenti scolastici e le rappresentanze sindacali delle istituzioni scolastiche laziali – continua la nota – emergono queste problematiche: la consegna dei banchi monoposto procede a rilento. A meno di una settimana dall’inizio delle lezioni, i banchi da consegnare sono circa 300mila, il che impedisce la definizione dei piani di sicurezza delle scuole; non sono stati risolti i problemi di spazio di molte scuole: si stima che manchino ancora circa 1000 aule per ottemperare alle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico in ordine alla distanza di un metro tra le ‘rime buccali’ degli studenti a cui si aggiungono i ritardi che caratterizzano i lavori di ampliamento degli ambienti; gli esami sierologici per il personale scolastico ritardano mentre il personale che opera in appalto (mense, pulizie, supporto) è escluso da tale procedura e resta assolutamente aleatoria la condizione dei cosiddetti lavoratori fragili, in mancanza di un piano di supporto delle istituzioni scolastiche mediante la creazione di una task force sanitaria dedicata a questo compito, come avvenuto in altre regioni; non è stata completata l’assegnazione del personale alle istituzioni scolastiche per la farraginosità delle procedure del sistema informatico fortemente voluto dal ministero dell’istruzione. Errori e ritardi che determineranno il ricorso al lavoro precario nella misura di oltre 20mila unità.

“Analoghe considerazioni valgono per le Graduatorie provinciali delle supplenze (Gps), che presentano molti errori e le nomine che verranno effettuate sulla base delle stesse saranno conseguentemente viziate con l’apertura di un enorme contenzioso che impedirà un avvio ordinato dell’anno scolastico; il personale non ha ricevuto la necessaria formazione sulle procedure di gestione di eventuali casi di contagio che dovessero manifestarsi tra gli studenti e gli operatori scolastici a causa del mancato coordinamento tra le istituzioni scolastiche e i Dipartimenti di prevenzione costituiti presso le Asl; la scelta di indirizzare in modo sistematico la scuola secondaria di secondo grado verso un sistematico ricorso alla didattica a distanza, così come l’assegnazione di risorse professionali aggiuntive (il cd organico Covid) è molto grave; la totale assenza di programmazione del servizio di mensa e dell’orario a tempo pieno determinerà il rischio per migliaia di lavoratori di non poter fornire la propria prestazione e restare senza retribuzione; mancano gli strumenti di protezione individuale come mascherine, gel igienizzante, guanti; gli operatori dell’assistenza scolastica ai disabili nelle scuole dell’obbligo e superiori e gli assistenti alla comunicazione, per la limitazione delle ore di assistenza pro capite assegnate ai bambini disabili, dovranno occuparsi di più alunni spostandosi su classi e istituti diversi; a poche ore dall’inizio delle lezioni gli operatori e gli enti gestori non hanno ricevuto indicazioni sui protocolli di sicurezza”, continuano i sindacati nella nota.

“Se ci fosse un positivo in una classe il lavoratore perderebbe tutto il suo reddito; nonostante il nostro impegno, molti lavoratori sono stati esclusi dal bonus destinato agli addetti alle mense e alle pulizie ricevendo un rifiuto da parte dell’ente che ha lasciato 5 mila lavoratori senza sostegno. Ricordiamo che questi lavoratori assistono nel solo territorio del comune di Roma 10mila bambini disabili; non è stato effettuato, infine, nessun censimento sui nuovi fabbisogni necessari a garantire un trasporto in sicurezza né si sono immaginati interventi per redistribuire i mezzi dalle aree in cui la crisi ha ridotto la presenza di turisti a quelle che invece necessitano di potenziamento per garantire il trasporto degli studenti”. “Tutti siamo coscienti di quanto grandi siano le difficoltà della gestione della fase di convivenza con il virus – proseguono i sindacati – . Tutti siamo consapevoli della necessità di riaprire le scuole per garantire il processo educativo e sociale degli alunni e una normale organizzazione familiare. Ma ci pare che l’obiettivo lo si voglia cogliere scaricando le responsabilità, lasciando i tanti lavoratori della scuola in appalto in condizione di non poter ricevere un reddito, abbandonando gli studenti portatori di handicap alla marginalizzazione, lasciando ai dirigenti scolastici e al corpo docente e non docente delle scuole tutte le responsabilità senza avere leve adeguate per affrontare i problemi”.

“Così si dimostra per l’ennesima volta che la retorica sull’importanza della scuola non è sostenuta dai fatti: si è partiti con ritardo e nel ritardo assistiamo a uno scaricabarile di responsabilità tra le varie istituzioni che dovrebbero concorrere a garantire una scuola in grado di svolgere il compito che le assegna la società – proseguono Cgil, Cisl e Uil -. Riforme sbagliate, parcellizzazione di responsabilità, precarizzazione dei rapporti di lavoro, mancati investimenti negli ultimi vent’anni, esternalizzazione di sempre maggiori attività ci consegnano una scuola priva di guida e incapace di affrontare i tanti problemi presenti. Come al solito le lavoratrici e i lavoratori che concorrono a garantire il servizio scolastico ce la metteranno tutta per aiutare e sostenere famiglie e studenti. Abbiamo tuttavia l’impressione che per l’ennesima volta si scarichi sui lavoratori l’incapacità, di chi ci governa e amministra, di proporre soluzione reali. A partire dalla prossima settimana verificheremo con mano i tanti problemi non risolti che rischieranno di produrre frustrazione, confusione e un ulteriore scollamento dei cittadini rispetto alla politica. Una politica che, riteniamo, debba porsi come obiettivo la garanzia di fruizione del diritto allo studio per tutti i bambini/e e ragazzi/e dell’intero territorio regionale, scevra da discriminazioni alcune, una politica che si misurerà in inutili litigi pregiudiziali sui giornali senza riuscire a produrre un solo risultato concreto, magari provando a incolpare i lavoratori di scarso senso del dovere o accusandoli, come già avvenuto, di lavorare contro gli interessi generali”.