Lazio: Coppotelli (Cisl) su dati Bankitalia e Svimez, siamo sempre più territorio frontiera

Lazio: Coppotelli (Cisl) su dati Bankitalia e Svimez, siamo sempre più territorio frontiera

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Roma, 02 dicembre 2021 – (Agenzia Nova) – Qualche settimana fa, come Cisl Lazio, “abbiamo avuto modo di dire che abbiamo sempre difeso il lavoro nel tempo e nello spazio e che ora però ci troviamo a dover ampliare la nostra visione di rappresentanza”. Lo dichiara in una nota il segretario generale della Cisl Lazio Enrico Coppotelli. “Perché tante professioni verranno superate a causa del disallineamento con le richieste del mercato e tutto questo andrà affrontato tramite un cambiamento culturale verso un mercato del lavoro più dinamico e con conoscenze e competenze in aggiornamento continuo. La formazione sarà il vero fulcro di questo cambiamento, per tenere sempre al centro la persona. Intanto però bisogna ‘leggere’ davvero i vari studi che vengono pubblicati”.

“Bankitalia – sottolinea – ha fatto sapere che nel primo semestre 2021 l’attività economica nel Lazio è cresciuta del 5,3 per cento, meno della media nazionale. Nei primi sei mesi dell’anno la spesa dei turisti stranieri è stata circa il 70 per cento in meno rispetto a quella del primo semestre 2020. Ne hanno sofferto i comparti maggiormente legati al turismo (alberghiero, ristorazione, commercio). Ma pure nell’industria e nei servizi gli investimenti sono rimasti deboli. La disoccupazione è cresciuta, le misure di sostegno ai redditi hanno riguardato il 7,7 per cento delle famiglie. Anche questo un dato maggiore della media nazionale. Questa è la fotografia del Lazio scattata da Bankitalia. In queste ore in Italia l’inflazione è arrivata a livelli che non si vedevano dal 2008. Un aumento record dei prezzi del 3,8 per cento rispetto ad un anno fa. Parte tutto dai prodotti energetici e arriva ai trasporti, al settore alimentare, ai farmaci, alle visite mediche”, spiega Coppotelli.

“Al carrello della spesa. Un dato su tutti: rispetto a un anno fa mandare avanti la casa costa il 14,1 per cento in più. Particolarmente significativo il rapporto Svimez, che stima che, dopo lo sblocco dei primi licenziamenti da fine giugno, ci sono stati circa 10.000 espulsi dal mercato del lavoro, di cui il 46 per cento concentrato nelle regioni meridionali. Il Lazio è da sempre ed oggi ancor di più, un territorio di frontiera, ma vaste aree della nostra regione ricadono e vengono risucchiate nelle dinamiche del Mezzogiorno. La dinamica salariale piatta vuol dire che nelle regioni meridionali c’è un 15,3 per cento di dipendenti con bassa paga, rispetto all’8,4 del Nord. Anche nel Lazio conosciamo un basso tasso di occupazione, un’eccessiva flessibilità del mercato del lavoro con il ricorso al tempo determinato e al part time involontario. Tutto questo frena la crescita. Dobbiamo guardare in faccia la realtà”.

“Il Pnrr può essere una straordinaria occasione, ma non è la pietra filosofale. Va programmato prima che gestito. In un recente webinar abbiamo avuto modo di affermare che le stime ci dicono che gli interventi per l’ampliamento delle infrastrutture materiali e immateriali del Lazio nei prossimi 5/7 anni potrebbero portare da un minimo di 125 mila fino a 270 mila nuovi posti di lavoro con un impatto sul Pil regionale di centinaia di milioni di euro. E che potrebbe esserci una nuova visione di mobilità. Ma per raggiungere questi obbiettivi bisognerà governare il futuro, mantenere i posti di lavoro, rinnovare l’azione sindacale. Invertire il trend dell’inflazione è una priorità. Coordinare i fondi del Pnrr con quelli della politica di coesione è una priorità. Nel Lazio – conclude – proprio perché territorio di frontiera, non possiamo permetterci di perdere ulteriore tempo. Bisogna affrontare tutto insieme, non ragionare a compartimenti stagni. Occorre un confronto attivo continuo. Con un solo obiettivo: governare questa fase delicatissima”.