Coppotelli (Cisl Lazio): «Divario tra Roma e il resto della regione risucchiata dal Mezzogiorno, Pnrr occasione»

Coppotelli (Cisl Lazio): «Divario tra Roma e il resto della regione risucchiata dal Mezzogiorno, Pnrr occasione»

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Roma 12 Gennaio 2022 – Il mondo del lavoro nel Lazio alla prova della ripartenza e del Pnrr. CUOREECONOMICO fa un giro d’orizzonte con Enrico Coppotelli, segretario regionale della Cisl.

Come è stato il 2021 per l’economia del Lazio e quali sono le prospettive per il 2022?

«C’è una ripresa fisiologica ma non sistematica. C’è una ripresa “precaria” e non strutturale. Tutti i dati ci dicono questo. Anche quelli più recenti dell’indagine Excelsior Unioncamere, seppure parametrati solo su Roma.

Nella Capitale l’occupazione è tornata ai livelli di prepandemia. Quest’anno i dati sono simili a quelli del 2019, con 379.000 posti. C’è stato il traino dell’industria, dell’edilizia in particolare, del manifatturiero.

Ma nei servizi va meno bene, mentre continua la sofferenza di settori come il turismo e la ristorazione. Però il minimo comune denominatore è che l’80% della nuova occupazione è fatta di contratti a tempo determinato.

Il nodo è questo. Non dimentichiamo inoltre che molti occupati in realtà sono rientri dalla cassa integrazione. E’ una tendenza chiara, che si manifesta anche nel Lazio, nelle nostre province. Una ripresa non strutturale quindi.

E teniamo presente anche situazioni future pesanti per quanto riguarda la vita quotidiana delle famiglie. Mi riferisco agli aumenti della luce, del gas, della benzina. Quelli sì, strutturali.

Per quanto riguarda il 2022, per la Cisl del Lazio occorre ripartire dalle diseguaglianze e agire con tutte le energie che abbiamo affinché i lavori precari vengano trasformati in opportunità a tempo indeterminato. Soltanto così si potranno dare opportunità di futuro.

Solo un’occupazione stabile è in grado di trasmettere certezze, di alimentare i consumi, di aumentare la base fiscale dei contribuenti.

C’è anche il profilo della dignità. Infine, è evidente che bisognerà fronteggiare la pandemia: per noi l’unica soluzione è nel vaccino».

Il Lazio è una regione complessa, con tre zone ben distinte. Roma, l’alto Lazio e la zona Sud, forse più vicina per problematiche al Meridione. Lei pensa che il Pnrr possa servire in qualche modo a colmare queste differenze?

«Lo dice la classifica del quotidiano economico Il Sole 24 Ore. Roma è al 13° posto e guadagna diciannove posizioni. Poi Rieti al 75° posto (+5), Viterbo al 78° (-20), Frosinone all’82° (+3), Latina all’83° (-1).

La situazione è delicata e seria per le due Provincie del Basso Lazio, chiaramente associata al divario, sempre più ampio, che esiste tra Roma e le altre 4 province.

Il Lazio è da sempre ed oggi ancor di più, un territorio di frontiera, ma vaste aree della nostra regione ricadono e vengono risucchiate nelle dinamiche del Mezzogiorno.

La dinamica salariale piatta vuol dire che nelle regioni meridionali c’è un 15,3% di dipendenti con bassa paga, rispetto all’8,4 del Nord.

Il Pnrr può essere una straordinaria occasione: 3 miliardi e 500 milioni di euro su digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; 3 miliardi e 589 milioni di euro su infrastrutture per la mobilità; 5 miliardi 302 milioni 366mila 917 euro su rivoluzione verde e transizione ecologica; 2 miliardi 100 milioni su equità sociale, di genere e territoriale; 1 miliardo 900 milioni su istruzione, formazione, ricerca e cultura; 800 milioni su salute.

Per una dotazione complessiva di 17 miliardi 191 milioni 366mila 917 euro. Abbiamo ottenuto risposte e disponibilità al confronto da parte della Regione Lazio.

Bisogna essere pragmatici: per intercettare quelle risorse occorrono progetti mirati, gioco di squadra e capacità di spesa. Si tratta della sfida più grande che abbiamo davanti».

Quali sono i punti di forza sui quali il Lazio può puntare in questa fase di ripartenza e dove invece bisogna maggiormente investire?

«L’industria, e in particolare l’edilizia, hanno numeri importanti. Anche in questo caso parlano le cifre: il trend dell’edilizia fa registrare 42.000 posti di lavoro occupati, 12.000 in più rispetto al 2019.

Con un +40,6% rispetto al 2019 e un +47,1% con riferimento al 2020. Bene anche il manifatturiero. Poi ci sono le eccellenze del chimico-farmaceutico e dell’aerospaziale.

La base di partenza è questa ma che di pari passo dovrà prevedere un investimento poderoso nel lavoro pubblico, con un grande investimento sia sul personale che sulle innovazioni che la PA deve avere in una Regione cardine come il Lazio.

Si devono però, altresì, sostenere i settori in crisi. Alcuni dati: nei primi sei mesi dell’anno la spesa dei turisti stranieri è stata circa il 70% in meno rispetto a quella del primo semestre 2020.

La disoccupazione è cresciuta, le misure di sostegno ai redditi hanno riguardato il 7,7% delle famiglie. Anche questo un dato maggiore della media nazionale. E’ la fotografia del Lazio scattata da Bankitalia.

In Italia l’inflazione è arrivata a livelli che non si vedevano dal 2008. Un aumento record dei prezzi del 3,8% rispetto ad un anno fa. Rispetto a un anno fa mandare avanti la casa costa il 14,1% in più.

Ecco, tutto questo non può essere ignorato o lasciato solo alle dinamiche del mercato. Servono anche interventi locali. Poi è prioritario investire sulla sicurezza sul lavoro: le morti bianche sono inaccettabili e ce ne sono ancora troppe».

Transizione ecologica e digitale: a che punto è il mercato del lavoro laziale?

«Sono i temi chiave che ci proietteranno nel futuro. Immaginare politiche di sviluppo sganciate dalla sostenibilità ambientale non è possibile.

Per quanto riguarda il digitale, ci sono forti squilibri territoriali a livello regionale. Ma è evidente che oggi le infrastrutture immateriali fanno la differenza, ragione per la quale occorre mettere le imprese nella condizione di poter competere.

E lo si fa dando la possibilità di connessioni sicure, rapide e competitive. La transizione ecologica e digitale è la nuova frontiera sulla quale si misurerà il livello di modernizzazione del Paese.

Ma la modernizzazione di un Paese si misura anche su altri temi: come formiamo le nuove competenze e i nuovi lavori che si genereranno da questa transizione e soprattutto come riqualifichiamo e creiamo reti di protezione e di coesione sociale per quei lavoratori che avranno difficoltà per la perdita del loro posto di lavoro?

Digitale e sviluppo sostenibile, ma con la persona al centro».

Di recente avete siglato un accordo con la Regione per la riduzione della pressione fiscale a partire dalle fasce di reddito più basse. In cosa consiste esattamente?

«Un risultato storico con un fondo per mantenere inalterata la pressione fiscale a partire dalle fasce di reddito più basse. Poi c’è un punto specifico che stabilisce di approfondire, per l’anno 2022, le misure da adottare con riferimento alla maggiorazione dello 0,50% dell’addizionale regionale dell’Irpef (la cosiddetta Irpef Sanità).

Tanto per essere chiari: parliamo di un’addizionale introdotta con il commissariamento della sanità laziale, allora necessaria per coprire il deficit.

Un’addizionale che doveva sparire con la fine del commissariamento. Ma non è stato così. Un balzello che nel 2013, nell’ambito dell’aumento delle aliquote Irpef per accedere al prestito da 10 miliardi di euro dallo Stato, è stato portato da 1,23% a 1,73%.

Da qui 0,50%. Parliamo di una misura sulla quale la Regione Lazio mai aveva aperto spiragli. Essere riusciti a ricomprenderla in questo accordo è un traguardo che non è esagerato definire storico. Noi abbiamo dimostrato che, insomma, si può fare…»

Di Emanuele Lombardini

https://www.cuoreeconomico.com/coppotelli-cisl-lazio-divario-tra-roma-e-il-resto-della-regione-risucchiata-dal-mezzogiorno-pnrr-occasione/