XIII Congresso CISL Lazio: Relazione del Segretario Generale Enrico Coppotelli

XIII Congresso CISL Lazio: Relazione del Segretario Generale Enrico Coppotelli

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Roma 7 marzo 2022 – Care Amiche ed Amici, gentilissimi ospiti, autorità civili e religiose, benvenuti al 13° Congresso della CISL del Lazio.

Oggi celebriamo, in questa nuova normalità, il momento più solenne e speciale per la nostra Organizzazione Sindacale Regionale, tutti insieme, ma soprattutto con il Nostro Segretario Generale Luigi Sbarra, che ancora una volta ringraziamo per la sua presenza ai nostri lavori.

“Esserci per cambiare”, costruire e riedificare tutte quelle azioni necessarie per affrontare il mondo che è cambiato in questi ultimi due anni e che cambierà ancora di più……. nei prossimi a venire.

Cercheremo non solo di analizzare, ma soprattutto di proporre al Congresso un percorso “Nuovo” nel Lazio, per affrontare le sfide del presente, del futuro, per rispondere alle nuove esigenze del mondo del lavoro, della società, sulla base delle Tesi Congressuali, dell’esperienza acquisita a livello regionale laziale in questi ultimi 3 anni con uno sguardo necessario oltre gli orizzonti.

Delineando i cambiamenti a cui dovremmo sottoporci, per avere una CISL nel Lazio che sia all’altezza delle sfide future, ma amplificandone al contempo il sistema valoriale fondante.

Per fare questo, prima di tutto, occorre ripartire da lì, dall’epidemia da COVID-19 e da quello che è accaduto negli ultimi due anni.

Abbiamo quindi pensato di semantizzare i nostri ricordi, trasportarci idealmente, tutti insieme, proprio in quei giorni che hanno stravolto i nostri vissuti, come siamo arrivati ad oggi e da dove occorre necessariamente ripartire: “Esserci per Cambiare”

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Come abbiamo visto, la crisi degli ultimi due anni ha colpito in modo sproporzionato le persone maggiormente svantaggiate e vulnerabili, in particolare quelle occupate nell’economia informale e in forme di lavoro precario, quelle che svolgono lavori a bassa qualifica, i migranti e coloro che appartengono alle minoranze etniche e razziali, gli anziani e le persone con disabilità.

L’impatto della crisi ha causato nel mondo un peggioramento dei deficitgià preesistenti di lavoro dignitoso, un aumento della povertà, ha ampliato le disuguaglianze ed evidenziato i divari digitali all’interno e tra i Paesi del globo.

Le donne, poi, hanno subito le perdite maggiori di lavoro e di reddito, anche a causa della loro sovra-rappresentanza nei settori maggiormentecolpiti.

Continuano a lavorare in prima linea, sostenendo i sistemi di assistenza, le economie e le società, spesso svolgono anche la maggior parte del lavoro di cura e assistenza non retribuito.

La crisi, inoltre, ha profondamente compromesso l’istruzione, la formazione e l’occupazione dei giovani, rendendo ancora più difficile per loro l’ingresso nel mondo del Lavoro.

In risposta alle massicce costrizioni del mercato del lavoro causate dalla pandemia, i governi hanno lanciato
programmi di stimolo fiscale su una scala senza precedenti, in particolare nei paesi ad alto reddito.

Insieme alle misure di stimolo fiscale, la vaccinazione è
stato un fattore determinante per la ripresa del mercato del lavoro.

Se non ci fosse stata la vaccinazione, le perdite globali di ore lavorate avrebbero raggiunto il 6%, con una perdita aggiuntiva di ben 37 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.

Il mondo è cambiato, questa volta e, senza retorica, possiamo dire che lo è veramente.

Tutto è cambiato. Molto lo capiremo…….

Il nuovo corso della storia dell’umanità si annuncia su una realtà che appare straordinariamente internazionalizzata. Mai il mondo ha avuto una integrazione dei suoi gangli e una osmosi dei suoi processi così intime e pervasive da non essere mai stato così piccolo e interconnesso.

Ma nel mondo contemporaneo non ci sono soltanto i banchieri o coloro che occupano posizioni apicali a Wall Street. Ci sono anche e soprattutto donne e uomini in condizioni di sopravvivenza o che sono nella povertà più estrema.

Mai come oggi il dialogo interreligioso diventa il cardine per non smarrirsi ed essere soli nella moltitudine.

Come non ricordare l’incontro internazionale “Popoli Fratelli, Terra Futura. Religioni e Culture in Dialogo”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”, che si è tenuta proprio qui a Roma nello scorso mese di ottobre e che vide riunite le grandi religioni mondiali dopo un anno dominato dalla crisi sanitaria per la pandemia da Covid-19.

Ma pensiamo alle sofferenze dei troppi conflitti ancora in corso in tante parti del mondo, la crisi ambientale e quella umanitaria con migliaia di profughi costretti ad abbandonare le loro terre, come è accaduto in Afghanistan e come purtroppo sta accadendo nel conflitto in Ucraina, sul quale torneremo a breve.

Noi crediamo che la vicinanza, il dialogo dei mondi e dei popoli sia una vera e propria necessità. Esso, infatti, è atteso per evitare lo scontro di civiltà e per camminare insieme agli uomini e alle donne di buona volontà per far germogliare una nuova fraternità universale e riconciliata.

Ed è per questo che ringraziamo, ancora una volta e con un grande applauso, Sua Eccellenza Mons. Ambrogio Spreafico per essere con noi e per il contributo che porterà al dibattitto di questa nostro momento Congressuale.

Sul lato economico la ripresa c’è ed è potente, ma l’economia post-Covid rischia di avere un aspetto deteriore e a macchia di leopardo, con aree e settori che sono più pronti a ripartire rispetto ad altri, con flussi produttivi e commerciali che saranno preponderanti e azioni nazionali disomogenee. Insomma è un quadro economico-finanziario piuttosto multiforme, eterogeneo e disgregato.

Per quanto riguarda il Pil, le previsioni indicano che Stati Uniti ed Asia sono già ripartite molto vigorosamente, mentre l’Europa ribadisce le sue difficoltà evidenziate da troppa frammentarietà ed economie molto più lente.

Ma forse la questione più importante riguarda le disomogeneità circa domanda e offerta che ne deriva. La riscossa dei consumatori nel post-Covid si sta materializzando con un incremento importante della domanda a cui però non riesce a fare fronte la produttività dell’offerta.

Questo sta creando uno squilibrio non indifferente: interruzione delle catene di distribuzione, aumento dei prezzi delle materie prime a livelli record e tendenze all’accaparramento per motivi precauzionali. Inoltre il crollo del consumo pandemico ha creato anche una forte asimmetria settoriale in termini di entrate, con impatto negativo per le aziende del turismo, alberghiero, ristorazione, trasporti e con performance invece positive nei settori chimico farmaceutico, al dettaglio e agroalimentare.

La carenza di materie prime, attrezzature e manodopera disallineata ha pesato per tutto il 2021 sulla produzione manifatturiera, indebolendo le prospettive a breve termine. A preoccupare sono anche le tensioni geopolitiche. Le linee di frizione più evidenti sono quelle tra Nato e Russia con il conflitto Ucraino, sul quale torneremo, senza dimenticare quelle tra Stati Uniti e Cina per Taiwan. La prima ha già prodotto evidenti ricadute sul prezzo del gas, mentre la seconda ha esacerbato i problemi della catena degli approvvigionamenti e riacceso la guerra dei dazi.

L’aumento dell’inflazione, è stato uno dei temi
centrali del 2021. Inizialmente la pandemia
ha prodotto un forte shock deflazionistico, e molti
prezzi hanno subito un calo.

Per timore di una spirale deflazionistica e di una depressione analoga agli anni Trenta, i decisori politici sono intervenuti rapidamente e opportunamente, introducendo stimoli monetari e fiscali senzaprecedenti. Queste politiche reflazionistiche hanno contribuito a riportare l’economia in
carreggiata.

Dal momento che nel 2022 l’inflazione dovrebbe
attestarsi oltre gli obiettivi delle banche centrali, sarà fondamentalevedere come queste ultime reagiranno. Durante la pandemia, le principali banche centrali hanno
implementato consistenti programmi di acquisto di
attivi (i quantitative easing) per garantire abbondante
liquidità ai mercati finanziari e condizioni a sostegno
della ripresa economica.

Oltre a questo, altri temi con i quali misurarsi nel 2022 saranno gli sviluppi e le azioni conseguenti il vertice sul
clima dell’Organizzazione delle Nazioni Unite
che si è tenuto a Glasgow a novembre 2021.
Il vertice sulla biodiversità dell’ONU in due appuntamenti
iniziato a ottobre 2021, che dovrebbe terminare a maggio
2022.

Infatti il risultato di queste due COP definirà
l’agenda ambientale per gli anni a venire.

Altro tema sarà quello della Gig Economy che riguarda sia chi esegue lavori di routine scarsamente qualificati, sia lavoratori altamentequalificati e include anche chi opera
nell’industria creativa e digitale, i professionisti
della formazione e, di recente, i professionisti del settore sanitario.

Nel 2022, mentre continuerà l’accelerazione della recente trasformazione digitale che consente l’operatività delle imprese, lo smart working e l’automazione, la sicurezza digitale acquisirà massima priorità, a causa della trasformazione che sta investendo settori come
l’istruzione, la sanità, il commercio, il settore
manifatturiero e dell’intrattenimento.

Tuttavia, man mano che il mondo riemerge dalla
crisi del COVID-19, gli esperti digitali devono
fronteggiare un altro tipo di pandemia.

Si prevede, infatti, che nel 2022 la criminalità informatica
causerà a livello globale 6.000 miliardi di dollari di
danni per perdita di produttività, danneggiamento, distruzione di datipersonali, finanziari
e furto di proprietà intellettuale.

Da un punto di vista più meramente sociale, gli anni pre Covid, avevano segnato ancor più nettamente la perdita di potere d’acquisto degli operai e della piccola e media borghesia; amplificato il sentimento di emarginazione avvertito dalla popolazione che riesce a stento a tirare avanti; la progressiva disgregazione delle comunità a causa del cambiamento economico; la resistenza alle forze apparentemente ininterrotte della globalizzazione; l’immigrazione; avevano generato i falsi profeti e veri e propri sofisti.

Ne furono l’esempio lo tsunami geopolitico che aveva coinvolto gli Stati Uniti della Presidenza Trump, la Gran Bretagna, l’Italia, la Francia ed altri pezzi dell’Europa.

Ora la grande stagione post pandemica dovrà prevedere soprattutto per il Vecchio Continente, una politica di coesione, fondamentale per elaborare una nuova prospettiva incentrata sulla prosperità, l’inclusione e la sostenibilità ambientale, una visione in cui la società civile organizzata ed il Sindacato in primis siano pienamente integrati.

Oggi, le ingenti risorse che abbiamo a disposizione rappresentano la più grande opportunità per imprimere una svolta decisiva e colmare i gap di sviluppo, fra Paesi e fra regioni. Alla politica di coesione, per il periodo 2021-2027, si somma il programma “Next Generation – EU”, la principale risposta europea per fronteggiare le conseguenze economiche negative della crisi da Covid-19 e favorire la ripresa economica e sociale dell’Unione. Gli obiettivi comuni tra Recovery e Coesione rappresentano un solido ponte sul quale costruire un approccio sistemico di politica industriale che si basi su un insieme coerente di interventi.

Dobbiamo lavorare il più possibile affinché l’Europa contrasti le diseguaglianze tra i diversi Paesi membri ed il vetero nazional populismo, per arrivare agli Stati Uniti di Europa che all’interno delle mutazioni e degli scenari mondiali che si susseguiranno, possa continuare ad avere un ruolo centrale, per competere con le grandi economie che diventeranno sempre più aggressive e che sia portatrice di una grande tradizione umanistica e che contamini con questi valori il mondo.

In Italia, un anno fa, approdava, come abbiamo visto, il nuovo Governo guidato da Mario Draghi. Nel suo discorso programmatico intitolato “Oltre la pandemia”, il Presidente del Consiglio ci ricordò come il Covid aveva fatto da detonatore ad alcuni cambiamenti che già erano in atto da un punto di vista economico e sociale guidati dalla rivoluzione tecnologica e dai cambiamenti climatici. Quindi dalla pandemia non si può uscire e tornare alla vita precedente come non fosse successo nulla, quasi come fosse una interruzione di elettricità. Sarebbe illusorio pensarla così: uscire dal Covid non sarà come riaccendere la luce. Il virus infatti ha spazzato via determinati settori economici, almeno come li conoscevamo prima.

Un approccio di visione, quella del premier Draghi, nei confronti della crisi economica e non solo difensivo, come era stato fatto fino a quel momento. Non a caso i protagonisti principali del suo discorso erano stati i Giovani. Giovani ai quali, ricordava il premier, “vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”. 

Ma come sarà il 2022 per il nostro Paese?

Il nuovo anno si è aperto con buone notizie per l’economia italiana, anche se i rischi legati all’inflazione e all’aumento del costo dell’energia hanno mitigato gli entusiasmi. È stato festeggiato il risultato del Pil: la crescita è, come si dice in questi casi, record, pari al +6,5% rispetto al 2020. La crescita 2021 rappresenta un record storico, giacché dal 1995, anno d’inizio delle serie storiche dell’ISTAT, non si era mai registrato un incremento così alto.

L’economia italiana ha avuto un’espansione anche se occorre sempre considerare che il +6,5% è in parte frutto di un rimbalzo dopo il crollo del 2020 pari all’8,9%, causato dalla pandemia e dalle misure prese per combattere il virus. Sull’andamento dell’economia italiana pesano, inoltre, l’aumento dei prezzi, a causa soprattutto dell’inflazione galoppante, mai così robusta da 26 anni.

Intanto l’Istat, proprio per adeguarsi al cambio di abitudini di consumo e riflettere così al meglio l’impatto dell’andamento dei prezzi sulle finanze di famiglie e imprese, ha cambiato il proprio paniere. Nel 2022 entrano quindi, tra le varie novità, il test sierologico, il tampone molecolare e rapido per Covid-19, il saturimetro e il costo della psicoterapia individuale. E poi la sedia da pc, per lavorare da casa, i servizi di streaming di musica. Ma, come si diceva, non siamo i soli a soffrire dell’impennata dei prezzi al consumo.

Bankitalia scrive, nel suo ultimo bollettino economico, che l’inflazione nell’Ue ha toccato il valore più elevato dall’avvio dell’Unione monetaria, a causa dei rincari eccezionali della componente energetica, in particolare del gas, che risente in Europa anche di purtroppo ben noti fattori di natura geopolitica. Secondo le proiezioni degli esperti dell’Eurosistema l’inflazione scenderà progressivamente nel corso del 2022, collocandosi al 3,2% nella media di quest’anno e all’1,8% nel biennio 2023-24.

Il numero di occupati, invece, potrebbe crescere più gradualmente e tornerebbe ai livelli pre-crisi alla fine del 2022.

Come noto le prospettive sono soggette a molteplici rischi: nel breve termine, l’incertezza è connessa con le condizioni sanitarie e con le tensioni sul lato dell’offerta, che potrebbero rivelarsi più persistenti delle attese e mostrare un grado di trasmissione all’economia reale più accentuato. Nel medio termine, le proiezioni rimangono condizionate alla piena attuazione dei programmi di spesa inclusi nella manovra di bilancio e alla realizzazione “completa e tempestiva” degli interventi previsti dal Pnrr.

Come detto resta la grande incognita del conflitto in Ucraina sul quale crediamo occorrano alcune riflessioni più approfondite.

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Non torno indietro, distruggeremo l’anti-Russia creata dall’Occidente” tuonano minacciose, quanto arroganti le parole di Vladimir Putin nei confronti dell’Ucraina e contro il mondo intero. “Con l’attacco all’Ucraina, la Russia sta attaccando l’Europa, i suoi valori, la sua stabilità”, questa la risposta decisa che la CISL, attraverso il nostro Segretario Generale, Luigi Sbarra, rinvia al mittente. L’aggressione Russa all’Ucraina porta nel cuore dell’Europa una guerra che rischia di destabilizzare un intero continente e che sta provocando voragini sociali, che attraversano il lungo crinale geopolitico, tra oriente ed occidente. Le perversioni espansionistiche di un despota si sono tradotte in inammissibili azioni criminali. La CISL non può riconoscersi in parole d’ordine come “neutralità attiva”, essendo pervasa, nel suo forziere valoriale, dai dettami costituzionali dell’art. 11 della Costituzione.

La CISL è con i lavoratori, le lavoratrici, le studentesse, gli studenti, le pensionate ed i pensionati, le donne e gli uomini che in Ucraina lottano contro chi vorrebbe negare l’identità di un popolo, spezzarne l’unità e privarlo della libertà, annientandone le mire democratiche. È la nostra naturale aspirazione, quella che ci vede tendere e convergere verso sviluppi sociali partecipativi, fondati sui superiori principi di libertà e di democrazia sostanziale. Abbiamo intrapreso, da subito, azioni concrete di vicinanza e sostegno al popolo ucraino, germano di un’Europa robusta, pluralista, inclusiva e compatta. Sabato 26 febbraio siamo stati, insieme a molti di Voi, in Piazza Santa Apostoli a Roma, in una manifestazione per la pace, molto partecipata, a cui hanno aderito ben 150 associazioni nazionali ed internazionali, nella quale abbiamo gridato all’unisono: STOP alla GUERRA! Il nostro impegno ha assunto, da subito, forme e dimensioni diverse, dalle dichiarazioni, alle manifestazioni, alle esternazioni simboliche presso le nostre sedi, fino a spingerci verso una solidarietà vigorosa e tangibile, con l’idea tutta Cislina dell’apertura di una sottoscrizione, al fine di  istituire un fondo di solidarietà che permetta a lavoratori, pensionati, imprese, e strutture sindacali di dare il proprio contributo per la realizzazione di programmi umanitari e di aiuti ai profughi ed alle famiglie coinvolte.  La cooperazione, la solidarietà, la responsabilità civile hanno, da sempre, consentito di esprimere il nostro protagonismo migliore; adesso dobbiamo dimostrare, come CISL, di essere anche straordinariamente caparbi nelle nostre azioni, non soltanto con delle dichiarazioni di intenti, che restano, comunque, inequivocabili. I carri armati non costruiscono Stati, non edificano democrazie, non ampliano i confini delle libertà.

Come sarà la CISL del Lazio rispetto alle sfide che ci attraverseranno?

Credo che a questa domanda Noi vogliamo e dobbiamo rispondere con la grande caparbietà di azione che ci ha contraddistinto.

Lo abbiamo detto in tutti i Congressi sia di Unione che di Federazione di Categoria, bisogna porre la massima attenzione alle fragilità e che non possono esistere né buona sanità né buone politiche sociali senza la valorizzazione della dimensione relazionale.

Sulle famiglie e le comunità di vita, stiamo capendo quanto abbia inciso sui vissuti delle persone la sospensione del tempo, della mobilità e dei contatti umani e sociali esterni alla propria abitazione, quanto pesi lo stupore rispetto al silenzio delle strade e delle città vuote e non da ultimo quali e quante siano le paure da cui siamo stati investiti.

Certo, la pandemia non ha inventato tutti questi problemi, e la solitudine dell’uomo moderno, immerso in una realtà densa e massificata, era da tempo sotto la nsotra lente di ingrandimento. Ma è fuori di dubbio che quello che hanno subito gli anziani in termini di solitudine esistenziale, sia se ricoverati nelle residenze assistenziali sia se soli nelle loro case; ed i giovani nel regime di isolamento e di allontanamento dalla scuola e dagli altri ambienti di socializzazione; in altre parole l’esperimento sociale cui la pandemia ci ha sottoposto, deve aiutarci ad imboccare la via di una rinascita a nuova vita e su basi nuove e di un impegno per un benessere individuale e collettivo generativo, che si basi su relazioni solide, affettuose e ravvicinate; su comunità di vita coese e solidali; su ambienti di socializzazione vivi e relazionali, su “città dei 15 minuti”, centrate cioè sui rapporti ravvicinati, contro i “non luoghi urbani” dell’anonimato della modernità.

 

Dobbiamo dircelo guardandoci negli occhi: L’anno della Pandemia è stato per la Nostra CISL del Lazio, un difficile banco di prova, potevano esserci dei rischi amplificati da alcune criticità latenti da anni nel nostro territorio, come lo scollamento della società, la distanza tra le persone, l’inedita situazione in divenire, questo mix avrebbe potuto rafforzare un senso di smarrimento che comunque veniva da lontano. È sembrato importante interpretare questo segno dei tempi, utilizzarlo come fosse un esame di coscienza, un discernimento per ripartire poi con maggior vigore e consapevolezza. Una CISL del Lazio che parla “ai suoi” e si fa portatrice solo di valori “suoi”, che riesce a fare sintesi delle tante iniziative sindacali che nascono dalle Federazioni e dai Territori. Insomma amiche ed amici, abbiamo vinto la sfida, tutti insieme e soprattutto grazie a voi.

In questo difficile momento di ricostruzione civile, aiutarsi tutti non è allora sinonimo di aiutare tutti, ma è l’impegno per una ricostruzione basata sull’aiuto vicendevole e credo che questo debba essere il nostro nuovo corso.

Ricomporre questi mondi sociali e vitali è anche e soprattutto nelle nostre corde.

Per ridisegnare una società nel Lazio e del Lazio dove le Lavoratrici ed i Lavoratori, i Pensionati e le Pensionate siano protagonisti dobbiamo partire dall’inizio: dalle disuguaglianze.

Si tratta non solo di tornare a crescere, ma di redistribuire questa crescita in modo più equo, generando uno sviluppo diffuso che solo un’economia che metta al centro la persona può garantire. Per questo serve la più larga condivisione sui traguardi strategici, sugli investimenti e sulle riforme di sistema per assicurare una transizione sostenibile a una nuova normalità.

Per questo, da lungo tempo, il nostro Segretario Generale Luigi Sbarra, ha indicato la via di un nuovo Patto sociale e il metodo di una compartecipazione sociale strutturata alle decisioni strategiche.

Condividiamo pienamente la Sua linea quando dice che dobbiamo recuperare la disastrosa stagione della disintermediazione ed i risultati sono stati evidenti: come il Patto per la Pubblica Amministrazione, il rinnovo dei protocolli su sicurezza e vaccinazioni, il Patto sulla scuola.

 

L’avviso comune del 29 giugno 2021, che ha introdotto nuovi strumenti di tutela, con 13 settimane aggiuntive e gratuite di Cig per tutte le aziende, incluse quelle coinvolte nelle vertenze territoriali.

Il fattivo confronto sulla Manovra di Bilancio 2022.

L’Accordo Quadro sul Lavoro Agile.

Il confronto sulla Riforma della Previdenza

La “governance partecipata” generata attraverso il Protocollo per la partecipazione e il confronto sul PNRR e tanti e tanti altri che ci hanno consentito, come CISL Lazio di continuare ininterrottamente con la nostra azione Sindacale corale, perché nasce da una intensa fase di condivisione con le Federazioni Regionali di Categoria e con le UST.

Vedete care Amiche ed Amici, gentilissimi ospiti, autorità civili e religiose, il sistema industriale del Lazio è sulla linea del fronte tra il Nord ed il Sud del Paese. Le previsioni ci dicono che il PIL della Regione crescerà del 7.5%.

Ma ad oggi c’è una ripresa fisiologica ma non sistematica, al di sotto della media Italiana.

C’è quindi una ripresa “precaria” e non strutturale. Tutti i dati ci dicono questo. Anche quelli più recenti dell’indagine Excelsior Unioncamere.

A Roma l’occupazione è tornata ai livelli di prepandemia, c’è stato il traino dell’industria, dell’edilizia in particolare, del manifatturiero.

Ma nei servizi va meno bene, dove continua la sofferenza di settori come il turismo e la ristorazione. Però il minimo comune denominatore è che l’80% della nuova occupazione è fatta di contratti a tempo determinato.

Il nodo vero è questo.

Non dimentichiamo inoltre che molti occupati in realtà sono rientri dalla cassa integrazione. E’ una tendenza chiara, che si manifesta anche nel Lazio, nelle nostre province. Una ripresa non strutturale quindi.

In questa fase, nella Nostra Regione, sono ripartiti i drammi, odiosi, degli infortuni e delle morti sul lavoro.

37.000 sono stati gli infortuni sul lavoro denunciati, si denunciati, immaginiamo quanti invece non statisticabili……………. nel 2021 appunto in aumento del 4% rispetto all’anno precedente. Ma è l’11% di aumento delle morti, delle morti sul lavoro che fa inorridire le nostre coscienze e deve porci caparbi nel chiedere sempre più sicurezza.

Persone non numeri come ha ricordato Papa Francesco, anzi amici e compagni di lavoro che si sono alzati la mattina per andare a lavorare e che non sono ritornati a casa. La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (11 su un totale di 33). Ed è proprio in questa fascia d’età che si rileva anche l’indice di incidenza più alto di mortalità rispetto agli occupati. Se si vuole combattere il triste fenomeno degli incidenti mortali si deve mettere in piedi un sistema che allo stesso tempo sa prevenire e controllare, con un numero di ispettori e professionisti che tutti i giorni monitorano il posto di lavoro. Ma per fare questo servono nuove assunzioni, senza se e senza ma.

Come siamo sgomenti, ancora una volta sgomenti ma resilienti davanti alle continue violenze perpetrate sulle donne fino a sfociare sempre troppo e maledettamente spesso nei femminicidi. La violenza fisica è solo la punta dell’iceberg di numerose forme di violenza contro le donne: stalking, violenza psicologica, economica, fisica, sessuale, e violenza assistita. Un’altra piaga da debellare e non mancherà mai il nostro impegno in tal senso. Domani, nel corso della seconda giornata Congressuale, in concomitanza della Festa delle Donne, saranno diversi gli spazi ed i momenti che dedicheremo al tema.

Oltre a questo è imprescindibile per noi della CISL del Lazio ripartire proprio da lì, dalle disuguaglianze anche su quelle sul lavoro. Agire con tutte le energie che abbiamo affinché i lavori precari vengano trasformati in opportunità a tempo indeterminato. Soltanto così si potranno dare opportunità di futuro.

Solo un’occupazione stabile è in grado di trasmettere certezze, di alimentare i consumi, di aumentare la base fiscale dei contribuenti.

Il Lazio è una regione complessa, con tre zone ben distinte. Roma, l’alto Lazio e la zona Sud, forse più vicina per problematiche al Meridione.

Lo dice la classifica del quotidiano economico Il Sole 24 Ore. Roma è al 13° posto in Italia e guadagna diciannove posizioni. Poi Rieti al 75° posto, Viterbo al 78°, Frosinone all’82°, Latina all’83°.

La situazione è delicata e seria per le due Provincie del Basso Lazio, chiaramente associata al divario, sempre più ampio, che esiste tra Roma e le altre 4 province.

Il Lazio è da sempre ed oggi ancor di più, un territorio di frontiera, ma vaste aree della nostra regione ricadono e vengono risucchiate nelle dinamiche del Mezzogiorno.

La disoccupazione è cresciuta, le misure di sostegno ai redditi hanno riguardato il 7,7% delle famiglie. Anche questo un dato maggiore della media nazionale.

Nel 2021 a trainare la nostra economia Regionale è stato il Chimico Farmaceutico, insieme all’aerospazio e dell’ICT Romano, dove a spingere sono stati principalmente gli scambi con Regno Unito, Germania, Emirati Arabi e Qatar.

Per il distretto della Ceramica di Civita Castellana il 2021 si chiude con valori delle esportazioni pari a quasi 85 milioni di euro in crescita del 15% rispetto al medesimo periodo del 2020 e del 6% rispetto allo stesso periodo del 2019. In crescita anche il distretto ortofrutticolo dell’Agro-Pontino che nei primi nove mesi arriva a 160 milioni di euro di esportazioni dove la Germania resta il primo mercato di sbocco, assorbendo da sola circa il 50% delle esportazioni.

Sono numeri che dimostrano la netta capacità di recupero delle eccellenze industriali nel Lazio. Hanno resistito all’onda d’urto del Covid. Spesso hanno riorganizzato la catena di approvvigionamento. Ed appena la vaccinazione ha riaperto i margini sono tornate a fare fatturati.

È fondamentale che il sistema Bancario soprattutto quello Regionale continui a supportare queste imprese nel loro percorso di crescita sui mercati internazionali. Ma anche nei processi di innovazione, nell’uso efficiente della tecnologia e nello sviluppo delle competenze necessarie per affrontare le sfide richieste in questo importante e delicato periodo di ripartenza.

Occorre rendere più organica la relazione fra sistema formativo e sistema produttivo; si tratta di un processo biunivoco che da un lato intende porre il sapere a base dell’innovazione produttiva, e dall’altro tende a ridurre la distanza esistente fra il mondo della scuola, dell’università e della ricerca e il tessuto di piccole e medie imprese industriali, tecnologiche e di servizio che costituiscono la principale base produttiva della regione.

Poi le reti materiali e digitali della regione che oltre a far riferimento agli interventi previsti dal PNRR, pone l’accento su alcune emergenze che rendono l’intervento infrastrutturale una priorità assoluta, come il miglioramento della mobilità metropolitana e regionale vanno realizzate nuove reti su rotaia come pure, nel ciclo dei rifiuti, sono indispensabili nuove strutture di smaltimento e riciclaggio.

Una terza area indispensabile nei processi di sviluppo produttivo e di inclusione sociale riguarda la capillare diffusione della rete a fibra ottica e della rete 5G nella regione, nella città e nelle aree interne.

Infine, per la rigenerazione urbana gli interventi prioritari connessi alla riqualificazione integrata e bonifica del territorio, come pure a un programma di diffusa manutenzione delle infrastrutture esistenti e del patrimonio edilizio.

Il Lazio costituisce, grazie soprattutto alla presenza della Capitale, il territorio italiano meglio collocato nel contesto internazionale. Ragioni istituzionali, storiche e di immagine rendono la Regione un ambito ad elevato potenziale nelle relazioni internazionali. Basti ricordare la centralità di Roma in occasione della recente presidenza italiana del G20 o i tanti incontri multilaterali che hanno come protagonista il territorio regionale.

Grazie alle risorse del PNRR bisognerà investire in maniera decisa perché il potenziale esistente si trasformi in una concreta crescita delle attività collegate ai processi di internazionalizzazione.

Innanzitutto si dovrà rafforzare il sostegno alle esportazioni di beni e servizi prodotti nel Lazio, ma al tempo stesso bisognerà predisporre ogni opportuna iniziativa per accogliere nuovi investimenti industriali, tecnologici e di ricerca. Il Lazio ha tutte le carte in regola per candidarsi ad essere sede direzionale e centro di ricerca operante nel contesto globale, specie se legate alle principali filiere produttive già presenti nella regione.

Altrettanta attenzione andrà risposta nell’industria del turismo e dell’accoglienza, comparto economico più colpito dal Covid-19. I nuovi investimenti, oltre a risarcire parzialmente delle perdite subìte, dovranno contribuire a rafforzare e riqualificare la struttura dell’offerta in modo da riprendere rapidamente il terreno perduto e, se possibile, aprire un nuovo ciclo improntato all’innovazione e alla qualità.

Sul lato infrastrutturale il Lazio si giocherà una partita importante perché sarà il vero spartiacque di modernizzazione o meno, di competitività o meno e di rilancio o meno della nostra Regione.

Lo ripetiamo anche in questo Congresso: l’Autostrada Roma Latina deve essere realizzata al pari del potenziamento del tratto laziale della via Salaria, del completamento della Orte-Civitavecchia, della bretella Cisterna-Valmontone, del potenziamento del tratto laziale della A24 e della A25 e il proseguimento della Civitavecchia-Livorno.

Sul fronte ferroviario riteniamo strategico il potenziamento della Roma-Pescara, la chiusura dell’anello ferroviario della Capitale, la metro C di Roma e infine il potenziamento dell’acquedotto del Peschiera e della rete di pubblica sicurezza nella Capitale.

Al pari della via Nettunense Green, le strade collegate ai mondiali di canottaggio di Sabaudia e le infrastrutture per la Ryder Cup a Roma nel 2022 e il grande piano di Ferrovie dello Stato da 18 miliardi.

Le stime ci dicono che gli interventi per l’ampliamento delle infrastrutture materiali e immateriali del Lazio nei prossimi 5/7 anni potranno portare da un minimo di 125mila a fino 270mila nuovi posti di lavoro e un impatto sul pil regionale di centinaia di milioni di euro.

Poi la rete digitale regionale un investimento annuo costante di 129 milioni per opere civili, 7 milioni per acquisto di attrezzature e 7 milioni per il noleggio dei macchinari. L’investimento pubblico annuo sarebbe in grado di sostenere 1.600 unità di nuovo lavoro annuo. 

Secondo queste analisi gli interventi infrastrutturali già previsti nel Lazio garantirebbero quasi 25mila posti di lavoro a tempo pieno l’anno per un periodo di 5 anni, solo con riferimento alla sola fase di cantierizzazione e senza considerare l’effetto moltiplicativo sulla competitività del sistema regionale per il lungo periodo, la possibilità di incrementare il portafoglio di finanziamenti con il negoziato europeo sul Recovery e il negoziato nazionale sul nuovo ciclo del Fondo sviluppo e coesione, innalzerebbe le opportunità occupazionali fino a coinvolgere complessivamente 38.400 unità di lavoro a tempo pieno all’anno per sette anni.

Il confronto con la Regione Lazio deve continuare ad essere costante e continuo finalizzato alla Governance Partecipata  delle azioni che si stanno mettendo in campo rispetto alla politica unitaria dei Fondi SIE 2021/2027, al bilancio regionale 2022/2025 e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per far marciare in parallelo il tema dello sviluppo e dell’occupazione.

Sulla programmazione 2021/2027, la dotazione economica passa dai 3 miliardi della volta precedente a quasi 6 miliardi e mezzo dell’attuale e questo potrà assolutamente prevedere una disponibilità di risorse importanti se investite nei settori strategici, da aggiungersi chiaramente alle risorse del Bilancio Regionale.

Sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dando seguito al Protocollo per la partecipazione e il confronto, sottoscritto dal nostro Segretario Generale Luigi Sbarra insieme a CGIL, UIL e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, abbiamo richiesto al Presidente Nicola Zingaretti l’istituzione del Tavolo Regionale.

Nelle scorse settimane, la Giunta del Lazio ha deliberato in tal senso prevedendo, appunto, che il confronto sia finalizzato e continuo per dare conto delle ricadute sociali, economiche ed occupazionali degli investimenti e delle riforme previsti dal Piano Nazionale di ripresa e resilienza e dal Piano nazionale per gli investimenti complementari.

Un atto particolarmente rilevante sotto il profilo politico, in quanto rappresenta la modalità operativa tramite la quale si attuerà la governance condivisa del PNRR, nel segno della

partecipazione.

Ad accompagnare questo, sono state aggiornate le linee guida per l’istituzione della “Unità per la Crescita e l’Occupazione della Regione Lazio – Invest in Lazio”.

Possiamo dare sicuramente un giudizio positivo per l’avvio di questo percorso e del confronto intrapreso e che proseguirà nelle prossime settimane.

Restano chiaramente molti altri temi irrisolti, a partire dall’Accordo sulle RSA sul quale abbiamo chiesto insieme agli Amici dei Pensionati e della Funzione Pubblica di aggiornare l’accordo sottoscritto alla luce degli ingenti investimenti concordati nei giorni scorsi con l’Assessorato alla Sanità della Regione.

Per non parlare delle ataviche difficoltà del nostro Sistema Sanitario Regionale, che abbiamo evidenziato, ancora una volta, nel corso del Seminario tenutosi lo scorso 7 luglio.

Noi crediamo che sulla Sanità Regionale ci sia tanto ancora da fare per mettere a terra progetti che ridarebbero dignità alle persone della nostra Regione che Vi lavorano e che ne fruiscono.

Sono mesi che rappresentiamo chiaramente qual è il nostro modello di Sanità ma soprattutto quali sono le nostre proposte.

Per come la vediamo noi, l’intero sistema regionale dei servizi alla salute va ripensato. Potenziando la sanità territoriale, l’integrazione socio-sanitaria e la rete ospedaliera.

La gestione delle risorse deve essere mirata, investendo anche sull’ammodernamento delle infrastrutture ospedaliere e delle strumentazioni.

Serve più efficienza, più personale, più assunzioni, maggiore tecnologia e adeguata formazione che dovranno incrementare la capacità di risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Le risorse umane e materiali devono essere calate in un contesto organizzativo che aumenti complessivamente le performance e la qualità dei servizi resi, a tutto vantaggio delle condizioni di lavoro e del diritto dei cittadini ad avere una sanità pubblica efficiente e di qualità.

Essere riusciti ad elaborare una piattaforma come CISL Lazio sulla sanità, che riteniamo molto valida ed aver condiviso un percorso comune con CGIL e UIL del Lazio ci fa iniziare una strada unitaria importante.

Se in questi anni siamo riusciti a fare cose egregie lo dobbiamo soprattutto al grande lavoro fatto con le Federazioni di Categoria e con i Territori: a tutti, a davvero tutti, va il mio più sentito grazie.

Con i Pensionati, la Funzione Pubblica e la CISL Medici, abbiamo affrontato la grande sfida della salute e della Sanità, mettendo sempre e solo al centro la persona.

Dalla missione 6 del PNRR, al grande percorso intrapreso e quello ancora da intraprendere per tradurre in fatti concreti gli accordi: da quelli citati nella Nostra Piattaforma Regionale sulla Sanità al recupero dei drammi delle liste di attesa, arrivando all’Accordo per la stabilizzazione dei precari e su questo ancora un grande applauso alla nostra FP, a Roberto e a tutti Voi per quanto sottoscritto lo scorso 18 febbraio, per dare continuità a coloro i quali in questi due anni hanno dato un aiuto fattivo nella lotta e nel contrasto alla pandemia.

Poi con la nostra CISL Scuola abbiamo svolto un lavoro incessante in pandemia, per tenere insieme la didattica e la distanza, i problemi dei DPI ma soprattutto la centralità e l’importanza della Scuola e della Formazione oggi e l’encomiabile lavoro di docenti e personale ATA.

L’Università, grazie ai nostri Amici della CISL Università con i quali abbiamo ripreso un confronto serrato sul futuro della nostra Regione soprattutto con il mondo accademico Regionale e gli Atenei in essa presenti, una visione ed un supporto di elaborazione che non è mai mancato e mai mancherà a nessuno dei nostri prossimi appuntamenti di studio, dibattito e approfondimento. Al pari degli Amici della Ricerca, la nostra FIR.

Riteniamo utile e fondamentale una riflessione anche per un altro ambito del mondo del lavoro della pubblica amministrazione, un settore un po’ particolare, quello della sicurezza e del soccorso pubblico, organizzato e seguito dalla nostra FNS. Seguire, organizzare e tutelare il lavoro di migliaia di donne ed uomini che svolgono un importante lavoro nel Corpo dei Vigili del Fuoco e nel Corpo della Polizia Penitenziaria, non è compito facile. Grazie agli Amici della FNS CISL che ci hanno sempre resi partecipi delle gravi difficoltà che vivono questi settori. Nonostante la scarsità di uomini e mezzi.

Grazie agli Amici dei postali per il grande supporto e aiuto che non ci hanno mai fatto mancare e soprattutto per la qualità della loro rappresentanza nella nostra Regione.

Alla FIM per la grande azione corale sul tema dell’automotive, dell’aerospazio e su Industria 4.0, tante saranno le sfide che ci attenderanno.

Al pari della Femca con i quali abbiamo sperimentato le prime vere ristrutturazioni e i prodomi dell’economia circolare di cui questo territorio Regionale ha tanto bisogno.

È stato altrettanto imprescindibile il ruolo della nostra Flaei nelle grandi mutazioni energetiche nei Nostri Territori e continuerà ad esserlo in ragione di percorsi che dovremmo necessariamente coniugare per tenere insieme transizione e lavoro.

Come la nostra Fisascat con la quale abbiamo lavorato gomito a gomito, fianco a fianco nel dramma della Pandemia per dare tutela a tutto il personale impegnato nei servizi ed ora sulla nuova vertenza del Turismo nella nostra Regione.

La digitalizzazione della nostra Regione, i processi di sviluppo delle reti telematiche sarà il tema di ieri, di oggi e di domani e grazie ad Alessandro ed alla squadra della FISTEL per lo scambio quasi quotidiano della nostra azione Cislina.

Lo abbiamo detto, la modernizzazione della nostra Regione passerà da temi quali i rifiuti ed i trasporti e mi sento di ringraziare gli Amici della FIT per il loro ruolo e la loro azione e per le tante condivisioni avute e quelle che ancora abbiamo davanti.

Con la FAI, con Claudio e con tutti voi siamo riusciti a dare voce al tema del contrasto al caporalato ma non solo questo, anche all’importanza della tutela ed alla prevenzione territoriale. Dal 10 marzo occorreràvintraprendere quei mirabili progetti per i Lavoratori che nessuno vede ma che ci consentono di avere sulle nostre tavole le eccellenze preziose delle quali ci facciamo vanto davanti al mondo.

Come le grandi competenze e le capacità dei lavoratori rappresentati dalla nostra FILCA con la quale per le convergenze agite nel settore della sicurezza, ma anche sui temi infrastrutturali, credo che la modernizzazione e la proiezione della Regione che vogliamo passi anche e soprattutto dalle braccia e dalla testa di chi ogni giorno edifica materialmente il nostro futuro.

I nuovi lavori, quanto lavoro fatto insieme in quella meravigliosa rappresentanza in condivisione dei nostri Amici della FELSA.

Come quello sul Credito e quanto anche qui il confronto e l’azione congiunta sia quotidiano, con gli Amici della FIRST per vertenze aperte come BNL e Monte dei Paschi ma anche per l’Osservatorio Regionale sul Credito e l’importanza che le banche avranno in questa fase post.

Un grazie a Carlo, Enrico, Roberto, Fortunato, alle Amiche e agli Amici delle UST che siete stati davvero l’avamposto, la prossimità della nostra CISL nei territori. Un grazie davvero speciale alla Segreteria della CISL del Lazio a Luca, Rosita, Maria, Ewa, Salvatore, Stefania, Laura, Valeria, Barbara e Alexia.

Ultimi ma non ultimi le Amiche e gli Amici dei Servizi, degli Enti e delle Associazioni per quella seconda tutela, base della nostra presenza ed azione.

Un grazie particolare e speciale a Luigi Sbarra, leader e guida per tutta la nostra CISL. A te e a tutta la Segreteria Confederale della CISL un abbraccio grande perché ci siete sempre stati con aiuto e sostegno. Davvero Grazie.

Amiche ed Amici, abbiamo tanto lavoro da fare e tante sfide da percorrere tutti insieme, perché come detto avremmo davanti un periodo di grande transizione, nel lavoro, nell’economia, nella società con tante risorse messe a disposizione ma che dobbiamo tradurre in sviluppo ma soprattutto in occupazione, una occupazione di qualità, contrattata e partecipata.

Una stagione della responsabilità che passa anche dal rilancio dei rapporti partecipativi tra capitale e lavoro.

Tanti saranno i momenti di studio e di approfondimento perché noi siamo la CISL e dobbiamo esserci, sempre…….

Un sindacato, come la CISL del Lazio, proprio per testimoniare, promuovere e anche difendere, il proprio ruolo di costruttore e ri-costruttore di sviluppo territoriale e di comunità inclusiva, non può non partire da qui, dalle persone e dai “soggetti” che rappresenta e associa. La CISL, fedele alla propria storia e alla propria cultura, non può che partire dalle differenze dei soggetti che rappresenta e dei territori che abita, includendoli in una progettualità e in una solidarietà di dimensione confederale. Il sindacato deve continuare ad intrecciare, sempre di più, la tutela e la rappresentanza nelle sue varie, anche rinnovate, forme, con la promozione, complessa e diversificata, dell’interesse generale, agito nel pluralismo sussidiario della democrazia e della partecipazione. Un pluralismo che si confronta in un tempo in cui, non solo la pandemia, ma soprattutto l’autoreferenzialità della politica e l’illusione elitaria e insieme populista della disintermediazione rendono tutto oggettivamente più arduo.

Per questo dobbiamo porci in ascolto, ancora più di prima, delle vecchie e delle nuove fragilità, prestare attenzione e delineare interventi anche all’interno delle relazioni di lavoro, della contrattazione, della bilateralità, nel territorio, verso coloro che sono stati e saranno maggiormente colpiti dalla crisi della pandemia.

Di fronte all’urgenza di ripensare il lavoro in un progetto complessivo di ecologia integrale e di una diversa economia, come ci insegna anche Papa Francesco, il territorio ri-assume, al di là di velleitari approcci nazionalistici, una rinnovata centralità, senza ovviamente depotenziare l’azione sindacale sui luoghi di lavoro. Ripensare il rapporto tra azione sindacale nei luoghi di lavoro e azione sindacale nel territorio, è quindi una delle sfide centrali del tempo in cui siamo immersi completamente e che saranno la sfida del nostro Futuro.

La nostra prima sfida, dopo il Congresso, sarà vincere le prossime RSU nel Pubblico Impiego perché quelle del 5, 6 e 7 aprile saranno le Nostre RSU e che dovrà vedere impegnata tutta la CISL nel Lazio di fianco alle Amiche ed gli Amici del Pubblico Impiego, della Scuola, dell’Università, della Ricerca e dell’alta formazione artistica e musicale.

Care Amiche e cari Amici,

generalmente una relazione congressuale prevede una conclusione.

Noi, non concludiamo ma continuiamo.

Domani mattina presenteremo il bilancio sociale, elaborato dalla Fondazione Giulio Pastore sulle attività svolte negli ultimi 2 anni dalla CISL del Lazio.

Noi possiamo solo dirvi che nel bilancio sociale troverete il cuore e l’anima della nostra Organizzazione Regionale.

Con questo impegno abbiamo lavorato.

Per ora auguriamo a tutti Voi ed alla CISL del Lazio: buon futuro.

Scarica la Relazione del Segretario Generale CISL Lazio Enrico Coppotelli