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LE PRINCIPALI NOTIZIE DI OGGI

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Roma 22 Marzo 2019 -Dopo l’arresto di De Vito, indagato l’assessore Frongia (che rimette le deleghe) Raggi resiste nonostante la bufera sul Campidoglio. Dopo l’arresto per corruzione del presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito, si dimette l’assessore allo Sport Daniele Frongia perché indagato in relazione al primo filone dell’inchiesta sullo stadio della Roma. La mossa è decisa in un summit tra Raggi e fedelissimi su input del M5S nazionale. Ma il caso Frongia potrebbe rientrare lunedì con la probabile archiviazione. 

Frongia, che è stato anche vicesindaco di Roma, è coinvolto nell’ambito della parte dell’inchiesta che ha portato in carcere l’ex presidente di Acea Luca Lanzalone e l’imprenditore Luca Parnasi. Mi autosospendo e consegno le deleghe, ha detto Frongia. I suoi legali hanno gettato acqua sul fuoco: Entro pochi giorni la Procura chiederà di archiviare tutto. 

La giunta Raggi barcolla dopo l’inchiesta che coinvolto anche il suo fedelissimo Frongia. La sindaca, ieri, per qualche ora è stata sul punto di lasciare. Una riflessione che poi è rientrata. Intanto Di maio fa pressioni sulla Raggi per un possibile rimpasto di giunta. L’intenzione sarebbe quella di azzerare tutto e ripartire. 

Ma c’è un altro problema che sta scuotendo la maggioranza 5 stelle. Ad oggi nessuno dei non eletti in campidoglio sembrerebbe accettare la nomina a consigliere comunale. La prima dei non eletti che dovrebbe subentrare a Marcello De Vito è Cettina Caruso, dal IX Municipio. Ma ieri sera avrebbe detto: Voi siete matti, io li non ci vado.  A rifiutare l’incarico, tra gli altri sarebbe stato anche Francesco Silvestri, attuale deputato che non pensa minimamente di lasciare la camera per andare ad occupare uno scranno in campidoglio. Dietro Silvestri c’è Carlo Maria Chiossi (374 voti) che è in corsa per le Europee e avrebbe già lasciato intendere: Si prega di non disturbare. Come Pietro Accoto che ha già preso impegni: fa l’assessore nel Municipio VII. 

Luca Parnasi aveva diversi progetti, alcuni imponenti. L’affare più grande, nelle sue intenzioni, poteva essere lo spostamento della sede dell’Acca nel business park previsto accanto al nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle. Ma c’era un altro “sogno”, i cui contorni emergono dalle 260 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta Congiunzione astrale: far diventare Roma capitale dello sport anche grazie alla copertura politica di Marcello De Vito. 

Infatti appena pochi giorni prima di essere arrestato, Marcello De Vito si mostrava disponibile con costruttori e immobiliaristi per agevolare i loro affari. 

Dopo Repubblica, anche Barberini. A Roma si rompe un’altra scala mobile della metropolitana. E salgono a due le stazioni, affiancate e centralissime, chiuse per lo stesso problema. Per gli utenti diventa sempre più difficile raggiungere il centro della Capitale.

Virginia Raggi, sul caso Barberini, ha convocato in Campidoglio l’assessore alla mobilità Linda Meleo e il presidente di Atac, Paolo Simioni: Sono inaccettabili i tempi di attesa per i pezzi di ricambio e le anomalie che si sono in questi mesi sulle scale mobili – tuona la sindaca – Andrebbe valutata la revoca del contratto con l’azienda che si occupa della manutenzione delle scale mobili. 

 

Botta e risposta a una settimana di distanza tra Gianni Lemmetti e Pinuccia Montanari. Serve meno teoria e più pratica, attacca l’assessore capitolino al Bilancio rivolgendosi indirettamente all’ex responsabile dell’Ambiente, che l’aveva accusato di giocare con i numeri durante l’approvazione del bilancio di Ama. 

Non è che siamo al mercato, prima 400, poi 18, poi 20, poi 100 milioni…, aveva detto il 15 marzo Montanari in audizione in Consiglio regionale commentando la crisi dell’azienda rimasta senza vertici in poche settimane. E ieri Lemmetti, convocato a riferire sullo stesso argomento ha puntato il dito contro Montanari: Noi abbiamo sempre difeso l’assessore dalle opposizioni. Ma se le performance dichiarate non vengono raggiunte, può darsi che qualcuno dica: meno università e più discarica. Nel senso: meno teoria e più pratica.

La Raggi, parlando nei corridoi di Palazzo Senatorio esterna, ad alcuni suoi collaboratori, alcuni dubbi sulla possibilità di costruire lo stadio della Roma. Non dobbiamo farlo a tutti i costi dice la Sindaca. 

Non siamo ancora al contrordine compagni ma di sicuro l’ultimo tsunami che ha travolto la giunta grillina in Campidoglio un effetto lo ha prodotto anche sul progetto dello stadio a Tor di Valle: quella che, fino a qualche giorno fa, sembrava una certezza granitica ( lo stadio si fa, andò a dire in conferenza stampa la Raggi), oggi vacilla in maniera significativa. 

Si è sobbarcata l’interim di deleghe pesanti come l’Ambiente e i Rifiuti e rischia di prendersi quelle allo Sport e ai Grandi Eventi che sono vacanti in attesa che la Procura archivi l’inchiesta su Daniele Frongia. Ma la delega più politica che ha assunto ieri la sindaca Virginia Raggi è quella dell’indagine interna. Altro che due diligence. 

Ieri Raggi ha convocato tutti i dirigenti apicali delle aree più esposte ai reati. E ora ditemi chi ha avuto rapporti con Marcello De Vito e su cosa. Questa la perentoria richiesta della sindaca ai dirigenti. Poi verrà acceso un faro potente sui progetti che compaiono nelle carte dell’inchiesta. Gli approfondimenti verteranno su Tor di Valle, ex Mercati generali, l’ex fiera, il progetto dell’hotel a Trastevere e i piani di zona. Rallenterà tutto ma ora è prioritario, è il ragionamento. 

II federalismo fiscale potrebbe presentare un conto pesante per la Capitale. Roma rischia di perdere 430 milioni di euro all’anno di finanziamenti. Il dato è emerso durante l’audizione di ieri in commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale dei vertici della Sose, la società pubblica che si occupa – tra le altre cose – di calcolare i fabbisogni standard dei Comuni. 

Roma, ha spiegato l’amministratore delegato della società pubblica, Vincenzo Atella, riceve quel finanziamento senza vincolo di destinazione e, dunque, rispetto ai 110 milioni che invece il Campidoglio incassa ogni anno per le funzioni di Capitale, quelle somme dovrebbero rientrare nel meccanismo perequativo, quel meccanismo di solidarietà in base al quale i Comuni che hanno di più aiutano quelli che hanno di meno. 

Ma il paradosso è che, includendo quei 430 milioni, nei fatti Roma pagherebbe per tutti. Su questo le simulazioni della Sose sono chiare: gli abitanti di tutte le Regioni italiane avrebbero un beneficio di 4 euro pro capite, mentre quelli del Lazio, ma in pratica solo i romani, ci rimetterebbero 31 euro a testa. L’altemativa, hanno spiegato i vertici del la Sose, è che Roma venga riconosciuta anche finanziariamente Capitale d’Italia, e dunque esca dal meccanismo perequativo. 

Se il nuovo presidente dell’Aula in pectore ha già un nome, quello di Enrico Stefano (esponente del Movimento già vicepresidente dell’Assemblea Capitolina), si stanno studiando le modalità tecniche per il subentro a Marcello De Vito. Ieri il pentastellato è stato formalmente sospeso dal prefetto Basilone, ma per la surroga del suo scranno in aula Giulio Cesare bisognerà aspettare che si pronunci l’avvocatura del Campidoglio. 

Sono cento le gare avviate dal gennaio 2017 a oggi dalla giunta Raggi che non hanno ancora trovato l’apertura del cantiere. Lavori grandi e piccoli, nuove opere e (prevalentemente) manutenzioni, a rilento senza troppe distinzioni. Valgono un investimento di poco inferiore a 200 milioni di euro e sono la testimonianza della grande difficoltà del Campidoglio a far ripartire la macchina degli appalti nella capitale. A monitorare puntualmente il quadro delle procedure in corso, con un documento di una ventina di pagine, è l’Acer, l’associazione dei costruttori romani, che da mesi chiede un’accelerazione e ripropone la questione come centrale per la ripresa economica di Roma. 

Anche Parigi come Roma combatte con topi e immondizia sulle strade. I cittadini sono stanchi e inizia a dilagare il malcontento. 

 

 

CGIL CISL UIL. IL 21 MARZO BANDIERE DELL’UNIONE EUROPEA ESPOSTE IN TUTTE LE SEDI SINDACALI. “PIÙ DIRITTI, LAVORO E SOLIDARIETÀ”

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Roma, 21 marzo 2019 – “Mai come ora l’Europa ha bisogno dell’Italia ed il mondo dell’Europa. Per questo oggi 21 marzo, inizio di primavera e festa di San Benedetto, Patrono d’Europa, la Cisl ha accolto con entusiasmo e con impegno civico l’iniziativa di esporre nelle nostre sedi sindacali la bandiera Europea e la bandiera Italiana che sono il simbolo di unità, di solidarietà, di pace, di democrazia, dell’identità di un’intera comunità che confida nella legalità, nella multiculturalità, nell’umanesimo condiviso. Iniziamo un nuovo percorso.” Lo scrive sulla pagina Facebook della Cisl la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, commentando l’iniziativa “Bandiere per il futuro“ in corso in tante città italiane. Un “segno di forte identità europeista”, così Cgil Cisl Uil definiscono la loro scelta di esporre le bandiere d’Europa da oggi, giovedì 21 marzo sino al 26 maggio, giorno in cui si svolgeranno le elezioni europee, presso tutte le loro sedi e strutture. “I sindacati confederali italiani Cgil Cisl Uil – si legge in una nota unitaria – hanno contribuito fattivamente nella loro storia alla formazione dell’Unione Europea pensata come spinta propulsiva a una nuova comunità transazionale che si riconoscesse nei valori della Democrazia, della Coesione Sociale, del Lavoro, dell’Uguaglianza e della Pace. “In coerenza con il nostro cammino di sostegno e supporto di questi valori in questi tempi particolarmente delicati su questo versante, – prosegue la nota – in occasione del prossimo 21 marzo, data in cui ricorre il patrono d’Europa, si invitano le strutture territoriali e regionali a dare un segno di forte identità europeista, esponendo la bandiera dell’Unione Europea al fianco di quelle rappresentanti il nostro Paese e le nostre Organizzazioni sindacali, nelle sedi ove questo già non avvenga. Tali bandiere potrebbero restare esposte sino al 26 maggio, giorno in cui i cittadini europei saranno chiamati alle urne per rinnovare le proprie Istituzioni democratiche”. “Testimoniando e chiarendo nelle modalità più opportune – conclude la nota – il nostro rinnovato impegno per un’Unione Europea fondata su diritti, lavoro e solidarietà”.

CGIL CISL E UIL INSIEME L’8 MARZO PER FESTEGGIARE LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

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Roma 26 Febbraio 2019 – L’8 marzo verrà celebrata la “Giornata Internazionale della Donna” con un’iniziativa nazionale unitaria a Roma presso l’Aula A di Patologia Generale del Policlinico Umberto I, con accesso attraverso l’ingresso di viale Regina Elena. L’iniziativa “Si chiamerà Futura – La contrattazione di genere protagonista del cambiamento”, vuole evidenziare la nostra forte volontà di rilanciare la “contrattazione di genere” quale elemento centrale della promozione della parità in ciascun contesto produttivo e sociale, nonché come strumento utile nella prevenzione e contrasto delle forme di discriminazione, per combattere la segregazione e la segmentazione di genere. L’evento avrà inizio alle ore 9.30 e terminerà circa alle ore 13.00 con le conclusioni di Annamaria Furlan, Segretaria Generale della CISL. 

APPELLO CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE DEL SISTEMA D’ISTRUZIONE

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Contro la regionalizzazione del sistema di istruzione 

Come è noto, le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno, tra l’altro, chiesto al Governo forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione. 

L’obiettivo è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria “secessione” delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio. Si avranno, come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali; livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati. Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali. 

La proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell’art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001, che consente a ciascuna Regione ordinaria di negoziare particolari e specifiche condizioni di autonomia. Fino ad oggi quelle disposizioni non erano mai state applicate, essendo peraltro già riconosciute alle Regioni potestà legislativa regionale esclusiva e concorrente in molte materie; ora invece, nelle richieste avanzate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, gli effetti dell’autonomia regionale ulteriormente rinforzata investono l’intero sistema dell’istruzione con conseguenze gravissime. Vengono meno principi supremi della Costituzione racchiusi nei valori inderogabili e non negoziabili contenuti nella prima parte della Carta costituzionale, che impegnano lo Stato ad assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale. 

La scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa. 

L’unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell’accesso alla cultura, all’istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli. 

Forte è la preoccupazione che l’intero percorso venga gestito con modalità che non consentono un’approfondita discussione di merito, dal momento che le Camere potrebbero essere chiamate non a discutere e a valutare, ma unicamente a pronunciarsi su ciò che le Regioni richiedenti e il Governo avranno precedentemente sottoscritto; tutto ciò con vincoli giuridici decennali. 2 

Con l’introduzione dell’autonomia differenziata, che destruttura il modello configurato dalla Costituzione Repubblicana, si portano a compimento scelte politiche che più volte negli ultimi anni hanno indebolito le condizioni di vita delle persone e della società. 

A nulla valgono le rassicurazioni circa il fatto che alcune Regioni richiedenti non avrebbero in termini finanziari niente di più di quello che oggi spende lo Stato per i servizi trasferiti. Quelle Regioni insistono in realtà nel voler stabilire i trasferimenti di risorse sulla base della riduzione del cosiddetto “residuo fiscale”, cioè la differenza fra gettito fiscale complessivo dei contribuenti di una regione e restituzione in termini di spesa per i servizi pubblici. 

Sarà quindi inevitabile l’aumento del divario tra nord e sud e tra i settori più deboli e indifesi della società e quelli più abbienti. In tale contesto, dunque, una scuola organizzata a livello regionale sulla base di specifiche disponibilità economiche, rappresenta una netta smentita di quanto sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione a fondamento del principio di uguaglianza, cardine della nostra democrazia, e lede gravemente altri principi come quello della libertà di insegnamento. 

La scuola della Repubblica, garante del pluralismo culturale e preposta a rimuovere ogni ostacolo economico e sociale è, e deve essere, a carico della fiscalità generale nazionale, semplicemente perché esprime e soddisfa l’interesse generale. 

Un Paese che voglia innalzare il proprio livello d’istruzione generale deve unificare, anziché separare: unificare i percorsi didattici, soprattutto nella scuola dell’obbligo; garantire, incrementandola, l’offerta educativa e formativa e le possibilità di accesso all’istruzione fino ai suoi livelli più elevati; assicurare la qualità e la quantità dell’offerta di istruzione e formazione in tutto il Paese, senza distinzioni e gerarchie. 

Regionalizzare la scuola e il sistema educativo e formativo significa prefigurare istituti e studenti di serie A e di serie B a seconda delle risorse del territorio; ignorare il principio delle pari opportunità culturali e sociali e sostituirlo con quello delle impari opportunità economiche; disarticolare il CCNL attraverso sperequazioni inaccettabili negli stipendi e negli orari dei lavoratori della scuola che operano nella stessa tipologia di istituzione scolastica, nelle condizioni di formazione e reclutamento dei docenti, nei sistemi di valutazione, trasformati in sistemi di controllo; subordinare l’organizzazione scolastica alle scelte politiche – prima ancora che economiche – di ogni singolo Consiglio regionale; condizionare localmente gli organi collegiali. Significa in sostanza frantumare il sistema educativo e formativo nazionale e la cultura stessa del Paese. Questa frammentazione sarà foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, pena la disarticolazione di un tessuto già fragile, fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive. 

Per questo lanciamo il nostro appello ad un generale e forte impegno civile e culturale, affinché si fermi il pericoloso processo intrapreso e si avvii immediatamente una confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali. 3 

Di fronte ai pericoli della strada intrapresa, intendiamo mobilitarci, a partire dal mondo della scuola, perché si apra un grande dibattito in Parlamento e nel Paese, che coinvolga i soggetti di rappresentanza politica e sociale e tutti i cittadini, come si richiede per una materia di tale importanza per la vita delle persone e dell’intera comunità nazionale. 

Contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio supremo dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica è un compito primario di tutte le forze politiche, sindacali e associative che rendono vivo e vitale il tessuto democratico del Paese. 

Roma, 15 febbraio 2019 

ADERISCI! 

#RestiamoUniti 

Promotori: 

Sindacati: FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, Gilda Unams, SNALS Confsal, COBAS, Unicobas Scuola e Università. 

Associazioni: Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica”, ACLI, AIMC, ANDDL, ASSUR, CIDI, MCE, UCIIM, IRASE, IRSEF IRFED, Proteo Fare Sapere, Associazione Docenti Art. 33, CESP, Associazione “Unicorno-l’AltrascuolA”, “Appello per la scuola pubblica”, Autoconvocati della Scuola, Gruppo No Invalsi, Link, Lip scuola, Manifesto dei 500, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Unione degli Studenti, Uds, Udu. 

COME ADERIRE 

Chi intende aderire all’appello può farlo compilando il modulo disponibile al link sotto indicato (seguire le indicazioni riportate nel modulo); il modulo consente l’adesione di singoli firmatari o di gruppi e associazioni 

https://goo.gl/forms/anOr0fhibkHXFWDK2

 

FIRST CISL LAZIO: SOTTOSCRITTO ACCORDO SINDACALE CHE ESTENDE IL CONTRATTO DEI BANCARI A TUTTI I DIPENDENTI DI CDP IMMOBILIARE

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Roma 22 febbraio 2019 – Si concluderà il 25 febbraio 2019, con la firma delle conciliazioni, il lungo percorso sindacale che, in controtendenza rispetto al settore, ha esteso il contratto dei bancari a tutti i dipendenti di CDP Immobiliare – società partecipata al 100% da CDP S.p.A. -, compresi quelli ai quali si applicava il CCNL Edili.
Per La First Cisl la trattativa di armonizzazione è stata condotta da Fiorella Barcherini, RSA aziendale di CDP Immobiliare, supportata dalla segreteria regionale nella persona del Segretario Generale Maria Veltri.
Un accordo che ha fatto da apripista al rinnovo del contratto di II livello che ha previsto importanti integrazioni a favore dei lavoratori. Tra i vari istituti contrattuali ricordiamo il riconoscimento del TFR calcolato sull’intera retribuzione (mentre per il resto dei bancari dal 2012 questa attribuzione è ancora parziale), l’aumento della contribuzione aziendale in termini di previdenza integrativa, oltre che le provvidenze riconosciute per i figli dei dipendenti di ogni ordine e grado.
Questo accordo va in netta discontinuità con quanto sta succedendo nel settore già da diversi anni,” dichiara Fiorella Barcherini che continua: “Il contratto rilancia la dignità del lavoro, valorizzando al contempo un approccio innovativo alle relazioni industriali.” Le fa eco Maria Veltri: “questa intesa certifica l’ottimo lavoro sindacale svolto nel tempo in CDP Immobiliare e conferma il ruolo costruttivo della First Cisl, unitariamente alle altre OO.SS. presenti in azienda.”
Sull’intesa Dina Signoriello, Segretario Generale di First Cisl Roma e Rieti: “abbiamo visto con soddisfazione come le rappresentanze sindacali abbiano dimostrato una reale capacità di interpretare al meglio le aspettative presenti e future di tutti i lavoratori.

DAL 19 FEBBRAIO PARTE IL NUOVO SERVIZIO DI ORIENTAMENTO DELLA REGIONE LAZIO PER IMPRESE E CITTADINI

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera dell’Assessore allo sviluppo economico dott. Gian Paolo Manzella che illustra il nuovo servizio di orientamento per le imprese e i cittadini promosso dalla Regione Lazio e che sarà attuato da Lazio Innova, la società di sviluppo regionale. 

Gentilissima, Gentilissimo,

Le scriviamo per condividere con Lei e i suoi associati la nascita di un nuovo servizio di orientamento per le imprese e i cittadini promosso dalla Regione Lazio e che sarà attuato da Lazio Innova, la società di sviluppo regionale. Il nostro sistema produttivo ed economico dipende in modo decisivo dalla capacità di generare innovazione, di sviluppare e investire su idee e progetti. Temi sui quali la Regione ha messo in campo in questi anni una molteplicità di strumenti. E’ però necessario che i destinatari delle potenziali opportunità ne siano informati tempestivamente e correttamente. Per questa ragione abbiamo ritenuto di organizzare un calendario permanente di appuntamenti – dal titolo “La Regione delle opportunità – presso i 10 Spazi Attivi distribuiti su tutto il territorio regionale. Ogni mese si terranno 15 appuntamenti fissi nei quali gli stakeholders territoriali, le imprese, gli enti locali, la comunità di riferimento saranno accolti, informati e orientati sulle opportunità offerte dalla Regione Lazio. Partiremo il prossimo 19 febbraio e insieme alle date, sono fissati molti degli argomenti oggetto di approfondimento nel primo bimestre di attività (Allegato 1). La programmazione generale del nuovo servizio, che si aggiunge alla programmazione già offerta, seguirà ogni mese uno schema definito (Allegato 2). Ci auguriamo che questo servizio sia di suo interesse e Le chiediamo, quindi, di diffonderne e promuoverne la conoscenza tra i suoi associati.

 

Allegato numero 1 

Allegato numero 2

 

MANOVRA. SINDACATI: SABATO A ROMA GRANDE MANIFESTAZIONE PER CAMBIO ROTTA

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 (DIRE) Roma, 7 febbraio 2019  – “Siamo ancora in tempo per dare risposte ai lavoratori e ai pensionati, ai giovani e alle donne. Siamo ancora in tempo per ripensare una manovra finanziaria che, cosi’ com’e’, non da’ risposte per la crescita, per lo sviluppo, non rilancia le politiche pubbliche, che penalizza le donne, i giovani e i lavoratori precari che hanno carriere discontinue, che non crea posti di lavoro ma mette in campo mere politiche di assistenza, che aumenta le disuguaglianze e rischia di creare nuove guerre fra poveri”. Cosi’ in un comunicato i segretari generali di Cgil Roma e Lazio, Cisl del Lazio e Uil del Lazio, rispettivamente Michele Azzola, Paolo Terrinoni e Alberto Civica. “Sabato prossimo scenderemo uniti, da tutta Italia, per dire NO ad una legge di bilancio che non contiene alcuna leva per la crescita e lo sviluppo, che taglia investimenti per i territori, per l’industria, per la formazione, che blocca i cantieri. Perche’ una manovra finanziaria cosi’ strutturata trascina il Paese allo sbaraglio. Perche’ una manovra che crea nuove tensioni sociali, che penalizza i pensionati bloccando il sistema delle perequazioni e vara un sistema fiscale che e’ profondamente iniquo, non fa bene al Paese. Cosi’ come non fa bene al Paese l’autoreferenzialita’ di chi governa, cosa che peraltro non ha mai portato fortuna a nessuno nemmeno in passato. Chiediamo quindi al Governo di aprire un tavolo con le parti sociali per individuare le migliori soluzioni per risolvere i problemi del Paese. Per questo chiediamo a tutti i lavoratori e alle lavoratrici, ai pensionati, ai giovani, ai cittadini del Lazio, di partecipare con noi sabato prossimo 9 febbraio al lungo corteo che attraversera’ le vie della Capitale da piazza della Repubblica a piazza di San Giovanni in Laterano. Un altro Paese e’ possibile, un’altra manovra e’ possibile!”.

MANIFESTAZIONE CGIL CISL UIL: 9 FEBBRAIO A ROMA. FURLAN: FAREMO SENTIRE LA VOCE DI 13 MILIONI DI ISCRITTI

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Manifestazione CGIL CISL UIL a Roma il 9 febbraio: Lettera di Annamaria Furlan agli iscritti

Roma 19 Gennaio 2019 – Care amiche e cari amici, il 9 febbraio sarà una data importante per la Cisl e per tutto il movimento sindacale italiano. Abbiamo deciso di organizzare una giornata di mobilitazione nazionale ed un momento di rinnovata unità del mondo del lavoro, con la quale, assieme a Cgil e Uil, faremo sentire a Roma la voce di tredici milioni di iscritti ai sindacati confederali: lavoratori, pensionati, giovani, donne, immigrati che sono il cuore pulsante del nostro Paese. Non scendiamo in piazza per motivazioni politiche ma esclusivamente sindacali: per cambiare le scelte del Governo e sollecitare un confronto vero, per difendere gli interessi generali dell’Italia e delle persone che rappresentiamo, a partire dai più deboli e bisognosi. Siamo molto delusi e preoccupati dai provvedimenti economici e sociali annunciati dal Governo Conte. I venti della recessione sono di nuovo alle porte in tutta Europa ed anche in Italia si susseguono segnali negativi, con tante aziende che rischiano di chiudere, tante vertenze nazionali e locali aperte, con un calo continuo dell’occupazione stabile e della produzione industriale. Doveva essere questo il momento di decisioni nette, più eque, concrete, dopo tanti anni di sacrifici enormi fatti dalle famiglie italiane per uscire definitivamente dalla crisi. Ed invece c’è il rischio fondato di una minore crescita, di un aumento del divario tra Nord e Sud e delle diseguaglianze sociali, per di più con una ipoteca di ben 52 miliardi sulle tasche degli italiani per far quadrare i conti nelle prossime leggi di bilancio. Si è deciso di tagliare gli investimenti in innovazione, ricerca, alternanza scuola‐lavoro. Si continuano a tenere fermi i cantieri delle infrastrutture che sono un volano per lo sviluppo, bloccando decine di opere pubbliche, la costruzione di tante importanti autostrade, ferrovie, viadotti, ponti, che servono ad unire le varie aree del Paese, a collegarlo meglio all’Europa, oltre che a dare lavoro a migliaia di persone. Ancora una volta si rinviano le assunzioni nella pubblica amministrazione, nelle scuole, negli ospedali, nei servizi sociali, oltre a non prevedere risorse per il rinnovo dei contratti pubblici e non parificare i tempi di erogazione del Tfr con il settore privato. Si usano le pensioni come un bancomat, bloccando nuovamente la giusta rivalutazione per tante donne e uomini che hanno fatto grande l’Italia con la loro umiltà, la loro creatività, la loro generosità nell’ accudire anche i nostri figli e nipoti dopo tanti anni di dura fatica nelle fabbriche ed in altri luoghi di lavoro. La quota 100 rappresenta sicuramente un ulteriore canale più flessibile di uscita dal lavoro, ma non risolve, purtroppo, il problema di tante donne che difficilmente raggiungono i 38 anni di contributi, visto che non viene riconosciuto il lavoro di cura e la maternità che spesso costringe molte donne ad abbandonare il lavoro per dedicarsi alla famiglia. Il reddito di cittadinanza può essere uno strumento assistenziale utile per affrontare il grave livello di povertà presente nel Paese, ma una cosa è certa: non creerà alcun posto di lavoro. L’occupazione per i giovani e per chi perde la sicurezza lavorativa viene solo da più investimenti privati e pubblici, con vere politiche attive, formazione delle nuove competenze, sgravi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato, incentivi per la digitalizzazione, una pubblica amministrazione moderna. Senza, inoltre, una vera riforma organica ed equa del fisco, c’è ora il rischio fondato di un aumento della pressione fiscale, in particolare a livello locale, un fatto che rischia di penalizzare i redditi già tartassati di lavoratori, pensionati e famiglie. Oggi è per noi cruciale rispondere anche alle esigenze della terza età, delle persone non autosufficienti e di tutti i cittadini italiani, con un nuovo e moderno sistema socio‐sanitario ed assistenziale, con interventi che garantiscano il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni in ogni regione e territorio, aumentando le coperture finanziarie del Servizio Sanitario Nazionale in modo da assicurare prestazioni di qualità in tutto il Paese. Ecco perché vi chiediamo di sostenere la nostra decisione di scendere in piazza il 9 febbraio: bisogna mobilitarsi insieme, convintamente, perché solo uniti si vince questa battaglia di equità e solidarietà tra le generazioni e tra le varie aree del paese. Noi non vogliamo far cadere i governi perché rispettiamo da sempre la volontà popolare. Ma con il vostro contributo vogliamo cambiare profondamente le scelte economiche del Governo, come sempre partecipare ad un confronto costruttivo su una vera politica di crescita, di diritti essenziali per tutti, rimettendo al centro la persona umana, la dignità del lavoro, la sua sicurezza, la necessità di rilanciare il progetto di una Europa politica senza nuovi muri, barriere economiche o sociali. Il nostro tesoro di entusiasmo, di energie, di competenze rappresenta la base per costruire una società dove la giustizia sociale, l’opportunità di una formazione per tutti, il dovere umanitario all’accoglienza ed alla inclusione sociale, sono gli strumenti per un nuovo modello alternativo al populismo, valorizzando la partecipazione dei lavoratori ed il ruolo dei corpi sociali che sono indispensabili, come ha ricordato il nostro Presidente della Repubblica, Mattarella, per favorire la coesione sociale, l’equità ed il progresso economico del nostro Paese.

Scarica il volantino della manifestazione del 9 febbraio a Roma

Scarica il volantone della manifestazione del 9 febbraio a Roma

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FIRST CISL: SEMINARIO SU INNOVAZIONE TECNOLOGICA E SMART AUTOMATION NEL SETTORE ASSICURATIVO

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“A Roma l’inedita iniziativa sulla digitalizzazione nel settore assicurativo a cura della Segreteria territoriale della First Cisl di Roma e Rieti”

Roma 6 febbraio 2019 – Si è tenuto nella sala Pierre Carnitidella sede territoriale della First Cisl di Roma e Rieti, il seminario: “Innovazione tecnologica e Smart Automation nel settore Assicurativo”. L’iniziativa, riservata ai Responsabili delle rappresentanze sindacali della First Cisl di Roma del settore Assicurativo, ha fornito elementi utili a porre lo sguardo oltre l’orizzonte dell’attuale modello di organizzazione del lavoro.

Il seminario ha fornito utili elementi di riflessione sul futuro del settore e sulla possibile evoluzione contrattuale del lavoro, in conseguenza dell’evoluzione tecnologica in corso; mentre i lavori hanno visto la presenza del Segretario Nazionale con delega al settore Assicurativo, Roberto Garibotti, e dei vertici della struttura della First Cisl di Roma e Rieti e del Regionale Lazio: rispettivamente nelle persone del Segretario Generale Dina Signoriello e del Segretario Generale Maria Veltri.

In particolare, la presentazione della ricerca è stata curata dal Segretario Generale aggiunto First Cisl di Roma e Rieti Claudio Stroppa, dal Responsabile della struttura sindacale First Cisl di Roma di Generali Italia, Maurizio Melchiorre, e del componente di segreteria (sempre della struttura di Roma di Generali Italia) Silvio Incocciati.

La composizione dei relatori è scaturita dallo stretto rapporto di collaborazione, sviluppatosi in modo particolare in questi mesi, tra le due sopracitate strutture sindacali.

Al termine della prima fase è seguita una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di ospiti qualificati.

In particolare sono stati sviluppati importanti considerazioni sulla centralità delle competenze, in una fase di così forti cambiamenti, da parte di Riccardo Verità, Presidente del Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua “Fondir” e componente del Consiglio di Amministrazione del Fondo di Formazione Continua “FBA”.

Altrettanto significative considerazioni, utili per una miglior comprensione dei numerosi e vari aspetti legali e tecnici discendenti dalla robotizzazione del settore Assicurativo, sono scaturiti da parte degli Avvocati dello Studio Legale Pizzuti, specializzato in Diritto del Lavoro, Sindacale e della Previdenza Sociale, oltre che dalla società Ring 0 (Zero), specializzata nel settore dell’Information Technology e della sicurezza informatica.

Al termine della Tavola Rotonda si è svolta una sessione di domande e risposte, che ha rilevato un’ampia partecipazione di tutti i presenti all’evento.

L’interesse dimostrato dai Rappresentanti Sindacali Aziendali ha permesso la definizione di una proposta di lavoro,  da parte della Segreteria Territoriale di Roma e Rieti in collaborazione con il gruppo di lavoro di Generali Italia di Roma che ha partecipato alla realizzazione dello studio oggetto del seminario, e che vedrà la possibilità di tenere specifici seminari all’interno delle singole realtà assicurative presenti sul territorio – permettendo quindi l’estensione alla partecipazione sia dei dirigenti sindacali che degli iscritti alla First Cisl.

I lavori si sono quindi conclusi nella piena convinzione da parte di tutti i partecipanti che il cambiamento è in atto, è veloce e va gestito. La strada? Comprenderlo e anticiparlo.

SOCIALE: CISL LAZIO, PIANO REGIONALE SIGNIFICATIVO MA SERVONO RISORSE AGGIUNTIVE, URGE APRIRE CONFRONTO CON SINDACATI

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Roma, 01 febbraio 2019 – (Agenzia Nova) – “Con l’approvazione del piano sociale regionale, atteso dal 2001, si è completato il quadro di contesto normativo delle politiche sociali della Regione Lazio, e insieme alla Legge n.11/2016, rappresentano una risposta legislativa significativa all’integrazione socio-sanitaria ed alle fragilità”. Così in una nota la Cisl del Lazio. “Il provvedimento, però, non costituisce un valore se non verrà accompagnato da risorse sufficienti e da coerenti e celeri politiche sociali territoriali. Le risorse stanziate per il triennio che ammontano a circa 656 milioni (di cui oltre 132 milioni provenienti dal fondo sociale europeo), sono una certezza seppure di minore entità rispetto agli stanziamenti di altre regioni come l’Emilia Romagna, la Lombardia e la Toscana. Per questo chiediamo di destinare al sociale una parte delle risorse che provengono dall’addizionale comunale e dall’Ires delle imprese, che oramai superano enormemente (circa 500 milioni) il disavanzo della sanità regionale. Le risorse stanziate dalla regione Lazio e quelle annuali del Ministero trasferite ai relativi Comuni (che ammontano a circa 800 milioni annui), dovranno essere utilizzate per dare risposte ai disagi, alle emarginazioni ed alle vulnerabilità, quali ad esempio la disabilità, la povertà, l’invecchiamento e la non autosufficienza. Come Cisl del Lazio auspichiamo, nel breve, un confronto insieme alle altre organizzazioni sindacali con la regione Lazio per illustrare le nostre priorità e la nostra disponibilità a rendere fruibile lo strumento appena approvato, vista anche la precedente sottoscrizione del protocollo di condivisione del Piano “Prendersi cura, un bene comune.”