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Pensioni, più chance per uscire in anticipo

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Con 241 emendamenti approvati dei 900 segnalati ed estrapolati dalle 5mila proposte di modifica depositate in Commissione Bilancio, la Camera dei Deputati ha approvato la Legge di Bilancio che ora passa all’esame del Senato. Tra le modifiche apportate si segnala:

Per quanto riguarda la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, il disegno di legge di Bilancio introduce quale novità assoluta l’Ape (anticipo pensionistico), articolata in tre versioni: social, volontaria, aziendale. La prima è gratuita, le altre due a carico del lavoratore e dell’azienda. Il primo passaggio in Parlamento non ha comportato novità sostanziali per l’Ape, se non quella di prevedere l’impossibilità di cumulare la versione social con redditi da lavoro autonomo oltre 4.800 euro e da lavoro dipendente oltre 8mila (inizialmente la soglia era 8mila in entrambi i casi).

Precoci e usurati Chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età potrà accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contributi invece di 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne). Tuttavia l’agevolazione è riservata a chi si trova nelle stesse condizioni personali o ha svolto un’attività pesante come per l’Ape social. Per tutti quelli che matureranno la pensione anticipata, invece, vengono eliminate le penalizzazioni economiche se si smette di lavorare prima dei 62 anni. Alla Camera è stata prevista un’ulteriore semplificazione dei documenti necessari per accedere a questa agevolazione che finora si è caratterizzata per complessità e scarsa efficacia.

Cumulo Anticipi consistenti, anche di diversi anni, potranno derivare dal ricorso al cumulo, dato che gli spezzoni contributivi versati in più gestioni potranno essere sommati, senza costi, per raggiungere il minimo per la vecchiaia . L’ultima novità su questo fronte è la possibilità di cumulare i contributi versati alle Casse di previdenza dei professionisti. Rispetto alla vecchiaia si possono guadagnare anche sette-otto anni.

Opzione donna Nel passaggio alla Camera è stata riaperta l’opzione donna per le lavoratrici che hanno maturato il requisito anagrafico (57 anni e 3 mesi, un anno in più per le autonome) nell’ultimo trimestre del 2015. Seppur a fronte del calcolo dell’assegno con il metodo contributivo, questa via d’uscita consente di andare in pensione fino a sei-sette anni prima rispetto al trattamento di vecchiaia e ha riscosso un successo crescente dopo la riforma del 2011 che ha inasprito i requisiti standard. Ottava salvaguardia Infine arriva l’ottava salvaguardia che applica a determinate categorie di lavoratori i requisiti ante riforma Monti-Fornero (l’anzianità si raggiunge con quota 96 – minimo 60-61 anni di età e 35 di contributi). I posti aggiuntivi, inizialmente 27.700, sono stati portati a 30.700 con un emendamento approvato alla Camera.

Sottoscritto il contratto dei metalmeccanici

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Aumenti del contratto nazionale erogati ex post, nel mese di giugno, in base all’inflazione relativa all’anno precedente. Prestazioni di welfare che diventano il vero baricentro contrattuale, attraverso l’estensione della sanità integrativa al 100% dei lavoratori ed ai loro familiari, favorendo l’adesione al fondo di previdenza complementare. Sono questi i punti qualificanti dell’ipotesi di contratto nazionale dei metalmeccanici 2016-2019 firmata da Federmeccanica, Assistal, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm, dopo oltre un anno di trattativa. Se verranno confermate le previsioni inflattive del prossimo triennio, a regime in media saranno riconosciuti 51 euro di aumento; se a questa cifra si aggiungesse l’insieme delle misure di welfare aziendale trasformate idealmente in moneta corrente, per i lavoratori il beneficio complessivo a regime sarà pari a 92 euro mensili. Nel dettaglio: a tutti i lavoratori verrà riconosciuta l’inflazione con gli aumenti del contratto nazionale. Verrà calcolata ex post, ovvero dopo che a maggio sarà reso noto dall’Istat il valore dell’Ipca (indice dei prezzi al consumo armonizzato a livello europeo), nella busta paga di giugno sarà erogato l’aumento dell’anno precedente. La novità sono le prestazioni di welfare, che beneficiano di un trattamento fiscale di agevolato. Viene riconosciuta l’assistenza sanitaria integrativa gratuita a tutti i dipendenti, estendendola ai loro familiari, anche conviventi di fatto, da ottobre 2017. Viene azzerato il contributo a Metasalute a carico del lavoratore e 156 euro annui vengono posti a carico dell’azienda per assicurare la copertura di prestazioni che vanno dalle visite specialistiche alle cure dentali, al ricovero per interventi chirurgici, con un valore di mercato stimato in 700 euro. A marzo del 2017 a tutti i lavoratori sarà pagata un’una tantum di 80 euro lordi (copre il periodo che precede l’avvio della nuova contribuzione per previdenza e sanità integrativa). Il contratto dei metalmeccanici fa da apripista anche sul versante della formazione. Viene introdotto il diritto soggettivo alla formazione, pari a 24 ore per tutti nel periodo 2017-2019; i lavoratori non coinvolti in piani formativi avranno a disposizione 300 euro da spendere nel triennio per attività formative.

La Legge di Bilancio

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I testi del disegno di legge di bilancio e del decreto legge sono stati approvati dal Consiglio dei ministri nella riunione dello scorso venerdi. Sono diverse le novità contenute. Si prevede la proroga della decontribuzione sulle assunzioni solo per le aziende che assumono i neo-diplomati con l’alternanza “scuola-lavoro”. Arrivano il pacchetto welfare aziendale e sgravi di produttività in versione rafforzata: le soglie salgono fino a 4mila euro di premio e 80 mila euro di reddito (da 2.000 e 50.000). Per il personale della pubblica amministrazione vengono stanziati 1,9 miliardi “lordi”. Una dote da utilizzare per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, la stabilizzazione dei precari e la riorganizzazione di polizia e delle altre forze dell’ordine. Conferma anche del pacchetto famiglia (aiuto-bebé e bonus mamme) al quale vengono destinati 600 milioni, e della destinazione di nuove risorse alla lotta alla povertà. Viene poi rinnovato il bonus cultura per gli over 18 (maggiorenni) con uno stanziamento di circa 270 milioni. E vengono previste apposite borse di studio per gli studenti meritevoli, oltre alla no tax area collegata alle Università per i redditi bassi. Con la legge di bilancio è stanziato complessivamente 1 miliardo in più per scuola e università. Una parte di queste risorse è destinata alle scuole non statali e in particolare alle materne paritarie e agli istituti con molti insegnanti di sostegno o numerosi studenti disabili. Il disegno di legge, comunque, è stato approvato con la formula «salvo intese». Questo significa che i tecnici del governo potranno affinare gli articolati e le tabelle prima dell’invio in Parlamento, atteso entro il 20 ottobre. Pertanto per una lettura dettagliata ed approfondita è opportuno attendere il testo definitivo inviato al Parlamento. Comunque da una prima sommaria visione vediamo i provvedimenti che ci interessano da vicino.

  1. Pensioni, la risorsa dei contributi dispersi

Dopo il verbale del 28 settembre tra Governo e sindacati, la legge di bilancio porta in dote il cumulo gratuito dei versamenti su gestioni diverse, non solo per raggiungere la pensione di vecchiaia, ma anche per la pensione anticipata, e si potrà cumulare anche se, in una singola gestione, si sono già raggiunti i contributi minimi per un autonomo diritto alla pensione da questa singola gestione. Si allarga dunque il raggio d’azione del cumulo, che oggi, insieme a totalizzazione e ricongiunzione, è una delle tre soluzioni per sommare i contributi versati in diverse gestioni per raggiungere i requisiti minimi della pensione.

  1. In arrivo 600 milioni per il sostegno ai nuclei famigliari

Al capitolo famiglia nella legge di bilancio sarà destinata una dotazione di 600 milioni di euro.  Per il 2017, quindi, è lecito attendersi qualche intervento «spot» in termini di detrazioni e agevolazioni, ma ancora fuori da un piano organico di ridisegno della fiscalità della famiglia. Il grosso della partita, è probabilmente il quoziente familiare, che permette una discesa proporzionale dell’aliquota in relazione al numero di figli. Ma di questo si parlerà, forse, nel 2018.

 

 

  1. Doppio aiuto con 14esime e la “no tax area” estesa

Con un doppio intervento la legge di Bilancio 2017 rafforza il potere di acquisto dei pensionati con assegni più bassi. Con la prima misura si prevede l’aumento della detrazione di imposta per tutti i pensionati al fine di uniformare la loro no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro). Con la seconda si interviene invece sulle 14esime. Si estende la platea di coloro che percepiscono l’assegno extra in luglio (da 2,1 milioni si passa a 3,3 milioni) e si aumenta l’importo per coloro che hanno già il beneficio. Avranno la 14esima coloro che hanno un reddito personale complessivo personale, non solo pensionistico, tra 1,5 (circa 750 euro al mese) e due volte il minimo (circa 1.000). La 14esima vale tra i 336 euro (per chi ha meno di 15 anni di contributi) e 504 (per chi ne ha oltre 25 anni). Per chi ha già ora il beneficio la somma erogata sarà pari a 436 euro per chi ha versato meno di 15 anni di contributi e 655 per chi ne ha più di 25. Sono complessivamente sette i miliardi in tre anni assegnati sulle pensioni e sono una risposta  sostanzialmente adeguata agli impegni presi tra Organizzazioni sindacali e il Governo nell’accordo sottoscritto a fine settembre sulla previdenza

 

  1. Più flessibilità in uscita con Ape e semplificazioni

L’anticipo pensionistico (Ape) apre la strada per un’uscita dal mercato del lavoro fino a 3 anni e sette mesi prima dei requisiti di vecchiaia ai nati tra il 1951 e il 1953 con 20 anni di contributi versati. Per l’Ape social, ovvero quella riconosciuta ai disoccupati senza più ammortizzatori, ai disabili o ai lavoratori con un disabile in famiglia, non sono previsti oneri di rimborso per pensioni fino alla soglia di 1.500 euro mentre per l’Ape volontaria l’onere è del 4,5-4,6% l’anno per ogni anno di anticipo. Infine l’Ape aziendale: sulla base di accordi tra le parti a pagare il rimborso ventennale dell’anticipo sarà il datore di lavoro. Canali di uscita anticipata arrivano per gli “usuranti” (si cancella l’obbligo che anche l’ultimo anno di lavoro lo sia), i lavoratori precoci (con 12 mesi di versamenti prima dei 19 anni potranno andare in pensione con 41 di contributi) e per chi ha effettuato versamenti in gestioni diverse perchè ha cambiato spesso lavoro: il cumulo tornerà gratuito.

 

  1. Premi detassati più pesanti per una platea più ampia

Premi di produttività più pesanti, con l’incremento dell’importo soggetto alla cedolare secca del 10% che passa dagli attuali 2mila a 3mila euro, che diventano 4mila (rispetto agli attuali 2.500) nelle aziende in cui si prevede il coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro. Anche la fascia dei redditi che beneficia della detassazione del premio di produttività è destinata ad ampliarsi, passando il tetto dagli attuali 50mila euro a 80mila euro. Saranno coinvolti in questo modo anche i quadri e parte della dirigenza non apicale. L’obiettivo è quello di contribuire alla diffusione della contrattazione decentrata, per aumentare la produttività del lavoro e, con essa, le retribuzioni dei lavoratori. Il pagamento del premio di produttività è una delle tre opzioni date ai lavoratori, attraverso la contrattazione aziendale o territoriale. L’altra opzione è la partecipazione azionaria nella società presso cui lavorano, che gode sempre dell’incentivo fiscale. Infine, sempre attraverso la contrattazione, le parti possono accordarsi sull’erogazione di prestazioni di welfare ai dipendenti, per la previdenza complementare, la sanità (estesa ai familiari), il sostegno all’istruzione dei figli. In questo caso si tratta di benefit che non concorrono al reddito fiscale. Senza alcun dubbio L’allargamento della detassazione dei premi di produttività «va nel senso giusto» perché «spinge la contrattazione aziendale e rende più pesanti le buste paga dei dipendenti». In ogni caso con la contrattazione si può agevolare il recupero di produttività tramite l’organizzazione, la formazione, l’orario di lavoro, ma ciò che serve assolutamente sono i massicci investimenti delle imprese.

  1. Altri Provvedimenti
  • Sul rinnovo dei contratti pubblici, invece, le risorse annunciate (1,9 miliardi, onnicomprensivi) rischiano di essere insufficienti visto che le risorse assegnate vanno anche ad altre esigenze di alcuni comparti e alle assunzioni;
  • Sul fisco, e in particolare sulla rivisitazione delle aliquote Irpef, il rimando al 2018 non è certo una buona soluzione ed in ogni caso è opportuno che il Governo proceda con lo stesso metodo di confronto utilizzato per le misure pensionistiche;
  • Quanto alla cancellazione di Equitalia, questa non è ben definita e comunque l’importante è non indebolire minimamente gli strumenti di lotta all’evasione fiscale.
  • Infine, insoddisfacente, è lo stanziamento sulla povertà. Sebbene siano riconfermati Bonus e sostegni al reddito, non ci sono le risorse per l’inclusione che sono un aspetto fondamentale.

Pensioni. Entrata nel vivo la Campagna informativa Cisl

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Roma, 10 ottobre 2016. Continua la campagna informativa della Cisl sull’accordo governo-sindacati siglato il 28 settembre 2016. Venerdì scorso c‘è stato il secondo appuntamento su Labor tv a cui hanno partecipato in studio a parlare dell’accordo e spiegarne i contenuti, Angelo Marinelli, Coordinatore Dipartimento Fisco e Previdenza della Cisl Nazionale e il Segretario Generale della Fnp, Gigi Bonfanti e la Segretaria Nazionale Fnp Cisl Politiche Previdenziali, Patrizia Volponi. Oggi pubblichiamo la seconda scheda delle 7 previste in cui è trattato uno dei punti nodali dell’accordo: l’uscita anticipata volontaria dal lavoro (Ape). Tutti coloro che volessero scriverci per porre domande di chiarimento, possono farlo all’indirizzo e-mail: redazione.sito@cisl.it

Uscita anticipata volontaria dal lavoro

Cos’è:

Si tratta di una forma di flessibilità in uscita. Il lavoratore potrà scegliere volontariamente e individualmente di andare in pensione mediante il ricorso all’ Anticipo Pensionistico, la cosiddetta APE pensionistica.

Tale prestito non si restituirà subito, ma DAL MOMENTO REALE in cui il lavoratore sarebbe andato in pensione se non avesse usufruito dell’Ape, con rate costanti per una durata di 20 anni, comprensive degli interessi bancari passivi alle migliori condizioni di mercato e degli oneri per la polizza assicurativa contro il rischio di premorienza.

L’Ape rappresenta un “flusso finanziario ponte”

Cos’è:

L’Ape – Anticipo pensionistico, sperimentale per due anni, permetterà ai lavoratori e alle lavoratrici con età pari o superiore ai 63 anni, che matureranno il requisito di pensionamento di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi di lasciare il lavoro prima, ottenendo un reddito ponte per il periodo che intercorre dall’uscita anticipata fino al pensionamento di vecchiaia. Il “reddito ponte” è finanziato tramite un prestito pensionistico corrisposto da un istituto di credito. Il lavoratore o la lavoratrice interessati scelgono l’istituto di credito e la società assicuratrice fra quelli aderenti ad un’apposita convenzione stipulata con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, nella quale saranno definite le condizioni standard di miglior favore. Il prestito pensionistico è erogabile sulla base dell’importo della pensione netta certificata dall’INPS che si avrà al momento della maturazione dei normali requisiti pensionistici e viene rimborsato attraverso una trattenuta effettuata dall’INPS sulla pensione netta per venti anni, a partire dall’accesso al pensionamento di vecchiaia.
La rata è comprensiva del costo di ammortamento del prestito, degli interessi bancari passivi e degli oneri relativi alla polizza assicurativa per la copertura del rischio di premorienza.

Chi riguarda:

Tutti i lavoratori e le lavoratrici con età pari o superiore ai 63 anni, che matureranno il requisito di pensionamento di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi

Ape agevolata

Lo Stato riconosce, ad alcuni soggetti che vivono in condizioni di disagio sociale o economico, un’agevolazione, nella forma di un bonus fiscale o di un trasferimento monetario diretto, a fronte di ogni anno di anticipo pensionistico richiesto, che consente di ridurre gli oneri connessi al prestito ottenuto per l’anticipo pensionistico, garantendo una somma minima di “reddito ponte” interamente a carico dello Stato per un ammontare prefissato, ferma restando la possibilità del lavoratore o della lavoratrice di richiedere una somma maggiore di anticipo pensionistico.

Chi riguarda:

• persone disoccupate che hanno già utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali e rimaste sprovviste di reddito;
• persone in condizioni di salute che abbiano determinato una disabilità da individuare dopo un confronto fra Governo e Sindacati.
• lavoratori e lavoratrici che svolgono lavoro di cura e che assistono familiari di primo grado non conviventi con disabilità grave;
• lavoratori e lavoratrici che svolgono attività gravose (rischiose o pesanti), da individuare dopo un confronto fra Governo e Sindacati

APE e imprese

L’intesa Governo – sindacati prevede che i costi per il finanziamento dell’anticipo pensionistico possano essere posti a carico delle aziende per i lavoratori e per le lavoratrici coinvolti nei programmi di ristrutturazione o gestione delle crisi aziendali, sulla base di quanto previsto dalla contrattazione collettiva, anche mediante l’eventuale concorso dei fondi bilaterali in essere o appositamente creati.

Chi riguarda:

I lavoratori e le lavoratrici coinvolti nei programmi di ristrutturazione o gestione delle crisi aziendali per i quali gli accordi collettivi abbiano previsto il ricorso all’Ape, con l’intervento del datore di lavoro e/o dei fondi bilaterali di settore per la copertura degli oneri relativi al finanziamento del reddito ponte.

Vantaggi:

Nel caso di decesso (premorienza) del lavoratore che sta usufruendo dell’Ape, il debito restante non ricadrà sugli eredi e non andrà a intaccare la pensione di reversibilità. Il capitale residuo sarà rimborsato dall’Assicurazione o dall’Istituto di credito presso cui è stata stipulata la polizza.
Il reddito ponte è esente da imposte ed è erogato per 12 mensilità.

#Pensioni – Campagna Informativa Cisl sull’accordo governo sindacati siglato il settembre 2016: Cumulo Gratuito

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Prosegue la campagna informativa della Cisl sull’accordo governo-sindacati siglato il 28 settembre 2016. dopo la prima diretta di ieri su Labor tv per iniziare ad esporre i punti al centro dell’accordo sulla previdenza e le positive novità per lavoratori, pensionati e giovani, pubblichiamo oggi la prima di 7 schede monografiche su alcuni punti salienti dell’intesa relativa al “Cumulo gratuito”. Con la prossima, il 10 ottobre, sarà approfondito il tema dell’uscita anticipata volontaria dal lavoro (Ape). Se avete dubbi e volete rivolgerci domande su questo primo argomento e i prossimi che tratteremo, scriveteci a redazione.sito@cisl.it

CUMULO GRATUITO:

Cos’è:
E’ la possibilità di cumulare, cioè unificare GRATUITAMENTE tutti i contributi maturati in gestioni pensionistiche diverse compresi i periodi di riscatto della laurea per il conseguimento della pensione di vecchiaia, della pensione anticipata e della pensione di inabilità.

Chi riguarda:
I giovani e i meno giovani (collaboratori, lavoratori con partita IVA iscritti alla gestione separata Inps, lavoratori e lavoratrici dipendenti del settore privato e dipendenti del settore pubblico) che in particolare possono far valere periodi contributivi precedenti il 1996 cioè nel sistema retributivo.

Vantaggi:
In questo modo i lavoratori e le lavoratrici interessati potranno conseguire un’unica pensione, anche nell’ipotesi in cui sia stato già maturato un autonomo diritto pensionistico presso una singola gestione, conservando il diritto al calcolo in base alle regole delle singole gestioni previdenziali, e quindi conservando, laddove ne abbiano diritto, il diritto al calcolo misto (retributivo e contributivo) della pensione.

Pensioni, misure per 6 miliardi in 3 anni. Primo accordo governo-sindacati sugli interventi per la manovra. Nodi ancora da sciogliere su risorse e platee, si tratta inoltre su precoci e Ape «social»

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Anticipo pensionistico sperimentale per due anni con il meccanismo del prestito bancario assicurato. No tax area per i pensionati a 8.125 euro. Quattordicesima per altri 1,2 milioni di lavoratori e aumento medio del 30% del bonus per i 2,1 milioni di soggetti che già ne beneficiano. Ricongiunzioni gratuite. E accesso agevolato alla pensione per “precoci” e “usuranti”. Questi i cinque punti del pacchetto previdenza che entreranno nella legge di Bilancio per effetto del verbale siglato ieri da governo e sindacati, anche se con molti nodi ancora da sciogliere, al termine del round che ha visto protagonisti il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini, con i leader di Cgil, Cisl e Uil.

Il governo ha messo sul piatto 6 miliardi in tre anni con un percorso progressivo: nel 2017 il finanziamento del pacchetto sarà più contenuto (probabilmente tra 1,5 e 1,7 miliardi) per poi crescere gradualmente. Ma quella delle risorse realmente a disposizione per il prossimo anno è solo una delle questioni ancora aperte. Anche per questo motivo Governo e sindacati torneranno a vedersi prima del varo della legge di Bilancio atteso per metà ottobre.
Ieri ci si è limitati a siglare un protocollo, perché su alcuni punti si sono registrate convergenze con i sindacati (equiparazione no tax area a quella del lavoro dipendente, quattordicesima per le pensioni fino a mille euro, cumulo gratuito dei diversi periodi contributivi), su altri restano da fare approfondimenti tecnici (Ape social, lavori usuranti, precoci), su altri temi invece rimane ancora qualche perplessità (Ape volontaria e per ristrutturazioni).

Tra i problemi ancora irrisolti ci sono la definizione della platea dell’Ape social e delle categorie di lavoratori che potranno accedere a questo strumento. Il governo ha proposto l’Ape a costo zero (con bonus fiscali) per i lavoratori in condizioni svantaggiate – in stato di disoccupazione; per la gravosità del lavoro per cui l’età più elevata aumenta il rischio di infortuni o di malattia professionale; per le condizioni di salute; per la presenza di familiari con disabilità grave – con una pensione lorda fino a 1.500 euro (1.200 ero netti) ma per i sindacati l’asticella va posta almeno a quota 1.650 euro lordi (1.300 euro netti).

 

 

Approvato il Decreto legislativo correttivo del Jobs Act. La solidarietà può diventare espansiva

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Una importante modifica del decreto correttivo del Jobs act, offre ai datori di lavoro la possibilità di trasformare i contratti di solidarietà difensivi in espansivi.
La modifica non può prevedere una riduzione d’orario superiore a quella già concordata nel contratto difensivo. I lavoratori continuano a beneficiare della Cigs anche dopo la trasformazione, ma l’importo del trattamento viene dimezzato rispetto a quello precedentemente percepito. Tuttavia i lavoratori non ci rimettono, in quanto la quota non ricevuta come cassa viene garantita dal datore di lavoro. Tale integrazione non è imponibile ai fini previdenziali, ma sul relativo importo i lavoratori possono contare sulla contribuzione figurativa: nessuna penalizzazione, dunque, né sul profilo economico, né su quello pensionistico. Al fine di compensare i maggiori costi aziendali, il decreto prevede che le quote di trattamento di fine rapporto (Tfr) relative alla retribuzione persa, maturate durante il periodo di solidarietà, restino a carico della Cassa. In aggiunta, il contributo addizionale – dovuto sull’integrazione salariale – viene ridotto della metà e diventa 4,5-6-7,5%, in luogo del 9-12-15 per cento. Sul fronte “espansivo”, il Dlgs 148/2015 prevede che, a seguito di un’intesa sottoscritta in ambito aziendale, si possa ridurre stabilmente l’orario di lavoro, con diminuzione della retribuzione e, contestualmente, assumere nuovo personale a tempo indeterminato (la diminuzione non deve alterare il rapporto occupazionale uomo-donna). Per ogni nuovo rapporto instaurato è concesso, ai datori di lavoro, per ciascuna mensilità di retribuzione, un contributo pari, per i primi dodici mesi, al 15% della retribuzione lorda prevista dal contratto collettivo applicabile. Per ognuno dei due anni successivi, il contributo è ridotto, rispettivamente, al 10 e al 5 per cento.

Sanzioni salate per chi non assume disabili

Nel decreto legislativo correttivo del Jobs act approvato lo scorso venerdì ci sono diverse rilevanti modifiche tra cui sanzioni più pesanti in caso di mancata assunzione dei disabili. Attualmente l’articolo 15 della legge 68/1999 stabilisce che, trascorsi 60 giorni dalla data in cui insorge l’obbligo di assumere i disabili, per ogni giorno lavorativo durante il quale risulti non coperta, per cause imputabili all’azienda, la quota dell’obbligo e cioè il 7% dei dipendenti computabili, il datore di lavoro stesso è tenuto al versamento, al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili, di una somma pari 62,77 euro. Con il Dlgs correttivo resta la sanzione crescente, ma cambia l’importo: non più 62,77 euro da rivalutare ogni cinque anni , ma un importo pari a 153,20 euro, quindi più del doppio della sanzione attuale.

Il Documento Economico Finanziario

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Il Documento Economico Finanziario

nella tardissima serata di ieri il Consiglio dei ministri ha approvato le misure che in manovra bloccheranno gli aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia e punteranno a rilanciare gli investimenti privati e pubblici e avranno il compito di far salire il Pil dello 0,4% in più. Infatti il risultato che l’economia otterrebbe senza nuovi interventi, è indicato dal governo allo 0,6%: toccherà appunto agli stimoli della manovra farlo salire fino al +1%. A permettere questa spinta all’interno della nuova legge di bilancio, che dovrebbe di conseguenza valere fra i 22 e i 25 miliardi, è lo spazio aggiuntivo che il governo punta a ottenere nel corso del difficile confronto con l’Europa, destinato a sfociare a metà novembre nel giudizio ufficiale. Tra le novità del documento si segnala:

Bonus produttività a quadri e dirigenti

Nella manovra, le norme che riguardano il pacchetto industria-imprese costituirà un capitolo rilevante accanto alle voci per pensioni, fisco, pubblico impiego. Ormai è sempre più certo il rafforzamento della detassazione sui premi di risultato, collegati alla contrattazione di secondo livello: le somme “incentivate” con la cedolare secca al 10% potrebbero salire dagli attuali 2mila euro a 3mila euro; per crescere ancora, fino a 4mila euro, in caso di coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro (oggi questa soglia è ferma a 2.500 euro). Ad ampliarsi sarebbe anche la platea dei beneficiari, che ricomprenderebbe non solo operai e impiegati, ma anche quadri e una fetta della dirigenza non apicale, con l’allargamento del limite di reddito per usufruire della tassazione agevolata, dagli attuali 50mila euro a 80mila euro lordi annui.

Pensioni, il costo dell’Ape fino al 20%

Per il pacchetto previdenza 1,5 miliardi

L’Ape volontaria, ovvero il reddito-ponte con finanziamento bancario assicurato e rimborso spalmato nei primi 20 anni di pensionamento, avrà un costo complessivo netto non superiore al 6% l’anno, per rimanere entro un tetto cumulato del 20% nel caso di opzione massima di anticipo fino a 3 anni e sette mesi al netto, appunto, dei regimi fiscali di agevolazione.

Alto apprendistato

Il decreto legislativo correttivo della riforma del mercato del lavoro approvato lo scorso venerdi contiene l’ennesima innovazione in materia di apprendistato. Per consentire l’utilizzo di questo contratto anche in mancanza delle discipline regionali, viene stabilito che il contratto di alta formazione e ricerca può essere attivato anche prima dell’approvazione delle discipline regionali: in mancanza di esse, gli aspetti formativi del contratto sono regolati dal decreto del ministero del Lavoro del 12 ottobre 2015.

Mediante tale decreto, il ministero ha definito gli standard formativi che devono essere applicati ai contratti di apprendistato di alta formazione e ricerca, parametri che valgono su tutto il territorio nazionale, in quanto vengono definiti come livelli essenziali delle prestazioni. Secondo tale atto, i datori di lavoro che intendono stipulare contratti di alta formazione e ricerca devono avere capacità strutturali, tecniche e competenze formative. Inoltre il decreto stabilisce i criteri che devono essere rispettati per l’organizzazione didattica dei percorsi di formazione in apprendistato e, definisce i criteri e le modalità di valutazione e certificazione delle competenze

Il decreto legislativo correttivo appena approvato prevede anche che, fino all’approvazione delle discipline regionali, sono fatte salve le convenzioni stipulate dai datori di lavoro (o dalle loro associazioni) con le università, gli istituti tecnici superiori e le altre istituzioni formative o di ricerca. Il Dlgs si occupa, inoltre, di un’altra tipologia di apprendistato, quella destinata ai giovani dai 15 ai 25 anni per l’acquisizione di una qualifica o di un diploma professionale. Per i contratti di questo tipo, stipulati quando era ancora vigente il Testo unico del 2011, viene riconosciuta la possibilità di prorogare per un periodo massimo di un anno tutti i rapporti di apprendistato, qualora siano ancora in corso alla data di entrata in vigore del decreto e nel caso in cui, alla scadenza del periodo formativo, l’apprendista non abbia conseguito la qualifica o il diploma professionale.