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Aree di crisi non complesse

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Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del 4 ottobre del decreto del ministero dello Sviluppo economico 4 agosto 2016, sono stati definiti i criteri per l’individuazione dei territori delle aree di crisi industriale non complesse, ossia crisi meno gravi rispetto a quelle riguardanti specifici territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale.

Tali territori sono interessati dalle agevolazioni (sotto forma di finanziamenti agevolati o a fondo perduto fino al 75% della spesa)disciplinate dal decreto del ministro dello Sviluppo economico 9 giugno 2015. Ricordiamo che possibili beneficiari delle agevolazioni  sono le sole società di capitali, ivi incluse le società cooperative e consortili e le start-up, già costituite alla data di presentazione della domanda di ammissione che si impegnano a realizzare programmi di investimento concernenti nuove unità produttive e che devono prevedere, tra gli altri requisiti, un programma occupazionale da realizzare entro 12 mesi dalla data di ultimazione del programma degli investimenti, caratterizzato da un incremento degli addetti.

Il decreto contiene, all’allegato 1, l’elenco dei territori candidabili alle predette agevolazioni: le Regioni, entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del decreto, dovranno deliberare una propria proposta di territori ammissibili, rispettando i criteri stabiliti dall’articolo 4 del decreto stesso.

Voucher, partono i nuovi obblighi

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Gli imprenditori (esclusi quelli agricoli) e i professionisti che utilizzano il lavoro accessorio dovranno inviare, almeno 60 minuti prima dell’inizio di ciascuna prestazione, un sms o un messaggio di posta elettronica all’Ispettorato nazionale del lavoro.

Per chi non rispetta questo obbligo, si applicherà una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro, moltiplicata per ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.
Queste sono le novità in merito contenute nel decreto (Dlgs 185/2016) correttivo del Jobs act, pubblicato sabato scorso nella Gazzetta Ufficiale e in vigore da oggi.
L’obbligo di comunicare (via sms o email) l’intenzione di usare i voucher prima che inizi la prestazione è molto importante, perché impedisce comportamenti truffaldini (come l’uso per giustificare a posteriori la presenza di un lavoratore privo di regolare contratto).
La comunicazione telematica ha un contenuto vincolato: deve indicare i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione. Il destinatario dell’sms o dell’email è la sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Questo provvedimento sembra sovrapporsi alla maxi sanzione sul lavoro nero, già applicabile, prima del decreto, ai casi di utilizzo abusivo del voucher.
Per coordinare la nuova sanzione con il regime preesistente è stato suggerito da più parti di operare una distinzione tra il “semplice” ritardo nella comunicazione (quando il buono è stato acquistato, oppure la comunicazione è stata effettuata, ma in maniera tardiva o incompleta) e totale omissione della stessa (quando il committente non ha acquistato alcun buono).

Pensioni. Entrata nel vivo la Campagna informativa Cisl

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Roma, 10 ottobre 2016. Continua la campagna informativa della Cisl sull’accordo governo-sindacati siglato il 28 settembre 2016. Venerdì scorso c‘è stato il secondo appuntamento su Labor tv a cui hanno partecipato in studio a parlare dell’accordo e spiegarne i contenuti, Angelo Marinelli, Coordinatore Dipartimento Fisco e Previdenza della Cisl Nazionale e il Segretario Generale della Fnp, Gigi Bonfanti e la Segretaria Nazionale Fnp Cisl Politiche Previdenziali, Patrizia Volponi. Oggi pubblichiamo la seconda scheda delle 7 previste in cui è trattato uno dei punti nodali dell’accordo: l’uscita anticipata volontaria dal lavoro (Ape). Tutti coloro che volessero scriverci per porre domande di chiarimento, possono farlo all’indirizzo e-mail: redazione.sito@cisl.it

Uscita anticipata volontaria dal lavoro

Cos’è:

Si tratta di una forma di flessibilità in uscita. Il lavoratore potrà scegliere volontariamente e individualmente di andare in pensione mediante il ricorso all’ Anticipo Pensionistico, la cosiddetta APE pensionistica.

Tale prestito non si restituirà subito, ma DAL MOMENTO REALE in cui il lavoratore sarebbe andato in pensione se non avesse usufruito dell’Ape, con rate costanti per una durata di 20 anni, comprensive degli interessi bancari passivi alle migliori condizioni di mercato e degli oneri per la polizza assicurativa contro il rischio di premorienza.

L’Ape rappresenta un “flusso finanziario ponte”

Cos’è:

L’Ape – Anticipo pensionistico, sperimentale per due anni, permetterà ai lavoratori e alle lavoratrici con età pari o superiore ai 63 anni, che matureranno il requisito di pensionamento di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi di lasciare il lavoro prima, ottenendo un reddito ponte per il periodo che intercorre dall’uscita anticipata fino al pensionamento di vecchiaia. Il “reddito ponte” è finanziato tramite un prestito pensionistico corrisposto da un istituto di credito. Il lavoratore o la lavoratrice interessati scelgono l’istituto di credito e la società assicuratrice fra quelli aderenti ad un’apposita convenzione stipulata con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, nella quale saranno definite le condizioni standard di miglior favore. Il prestito pensionistico è erogabile sulla base dell’importo della pensione netta certificata dall’INPS che si avrà al momento della maturazione dei normali requisiti pensionistici e viene rimborsato attraverso una trattenuta effettuata dall’INPS sulla pensione netta per venti anni, a partire dall’accesso al pensionamento di vecchiaia.
La rata è comprensiva del costo di ammortamento del prestito, degli interessi bancari passivi e degli oneri relativi alla polizza assicurativa per la copertura del rischio di premorienza.

Chi riguarda:

Tutti i lavoratori e le lavoratrici con età pari o superiore ai 63 anni, che matureranno il requisito di pensionamento di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi

Ape agevolata

Lo Stato riconosce, ad alcuni soggetti che vivono in condizioni di disagio sociale o economico, un’agevolazione, nella forma di un bonus fiscale o di un trasferimento monetario diretto, a fronte di ogni anno di anticipo pensionistico richiesto, che consente di ridurre gli oneri connessi al prestito ottenuto per l’anticipo pensionistico, garantendo una somma minima di “reddito ponte” interamente a carico dello Stato per un ammontare prefissato, ferma restando la possibilità del lavoratore o della lavoratrice di richiedere una somma maggiore di anticipo pensionistico.

Chi riguarda:

• persone disoccupate che hanno già utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali e rimaste sprovviste di reddito;
• persone in condizioni di salute che abbiano determinato una disabilità da individuare dopo un confronto fra Governo e Sindacati.
• lavoratori e lavoratrici che svolgono lavoro di cura e che assistono familiari di primo grado non conviventi con disabilità grave;
• lavoratori e lavoratrici che svolgono attività gravose (rischiose o pesanti), da individuare dopo un confronto fra Governo e Sindacati

APE e imprese

L’intesa Governo – sindacati prevede che i costi per il finanziamento dell’anticipo pensionistico possano essere posti a carico delle aziende per i lavoratori e per le lavoratrici coinvolti nei programmi di ristrutturazione o gestione delle crisi aziendali, sulla base di quanto previsto dalla contrattazione collettiva, anche mediante l’eventuale concorso dei fondi bilaterali in essere o appositamente creati.

Chi riguarda:

I lavoratori e le lavoratrici coinvolti nei programmi di ristrutturazione o gestione delle crisi aziendali per i quali gli accordi collettivi abbiano previsto il ricorso all’Ape, con l’intervento del datore di lavoro e/o dei fondi bilaterali di settore per la copertura degli oneri relativi al finanziamento del reddito ponte.

Vantaggi:

Nel caso di decesso (premorienza) del lavoratore che sta usufruendo dell’Ape, il debito restante non ricadrà sugli eredi e non andrà a intaccare la pensione di reversibilità. Il capitale residuo sarà rimborsato dall’Assicurazione o dall’Istituto di credito presso cui è stata stipulata la polizza.
Il reddito ponte è esente da imposte ed è erogato per 12 mensilità.

#Pensioni – Campagna Informativa Cisl sull’accordo governo sindacati siglato il settembre 2016: Cumulo Gratuito

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Prosegue la campagna informativa della Cisl sull’accordo governo-sindacati siglato il 28 settembre 2016. dopo la prima diretta di ieri su Labor tv per iniziare ad esporre i punti al centro dell’accordo sulla previdenza e le positive novità per lavoratori, pensionati e giovani, pubblichiamo oggi la prima di 7 schede monografiche su alcuni punti salienti dell’intesa relativa al “Cumulo gratuito”. Con la prossima, il 10 ottobre, sarà approfondito il tema dell’uscita anticipata volontaria dal lavoro (Ape). Se avete dubbi e volete rivolgerci domande su questo primo argomento e i prossimi che tratteremo, scriveteci a redazione.sito@cisl.it

CUMULO GRATUITO:

Cos’è:
E’ la possibilità di cumulare, cioè unificare GRATUITAMENTE tutti i contributi maturati in gestioni pensionistiche diverse compresi i periodi di riscatto della laurea per il conseguimento della pensione di vecchiaia, della pensione anticipata e della pensione di inabilità.

Chi riguarda:
I giovani e i meno giovani (collaboratori, lavoratori con partita IVA iscritti alla gestione separata Inps, lavoratori e lavoratrici dipendenti del settore privato e dipendenti del settore pubblico) che in particolare possono far valere periodi contributivi precedenti il 1996 cioè nel sistema retributivo.

Vantaggi:
In questo modo i lavoratori e le lavoratrici interessati potranno conseguire un’unica pensione, anche nell’ipotesi in cui sia stato già maturato un autonomo diritto pensionistico presso una singola gestione, conservando il diritto al calcolo in base alle regole delle singole gestioni previdenziali, e quindi conservando, laddove ne abbiano diritto, il diritto al calcolo misto (retributivo e contributivo) della pensione.

L’europrogettazione per “Il popolo delle partite IVA”

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In virtù della legge di Stabilità 2016, anche il popolo delle partite Iva, i freelance e i professionisti (con o senza albo) possono attingere ai fondi Ue della programmazione 2014-2020, avendo questi acquisito, quindi, pari dignità – sotto tale profilo – rispetto alle Pmi.

Il percorso che ha condotto all’introduzione della riferita possibilità certo non è stato privo di ostacoli, e tuttavia ha semplicemente accolto la raccomandazione della Commissione Ue 2003/361/Ce, che chiedeva all’Italia di allinearsi ai partner europei, ed applicato il regolamento UE 1303/2013; d’altra parte, di fatto estende su base nazionale l’esperienza di alcune regioni che hanno fatto da battistrada.

In ogni caso la possibilità che il popolo delle partite Iva, i freelance e i professionisti siano oggi destinatari dei fondi europei ha un significato rilevante sotto diversi profili (sociale, politico ed economico), rappresentando un’ importante segnale evolutivo volto al riconoscimento che svolgono un’attività economica al pari delle piccole e medie imprese, e di conseguenza va riconosciuto loro il medesimo diritto di accedere ai piani operativi POR e PON del Fondo sociale europeo e del Fondo europeo di sviluppo regionale della programmazione 2014/2020.
Ma spiegava il sottosegretario allo sviluppo economico Simona Vicari «per poter cogliere queste opportunità professionisti, partite Iva e free lance dovranno attrezzarsi, fare gioco di squadra ed essere pronti a innovarsi. Fare, insomma, un salto culturale, un pò come è successo per le imprese con i distretti e le reti di impresa».
Dunque (ma non è certo una novità ormai), l’accesso ai bandi finanziati dal Fse (Fondo sociale europeo) e dal Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) per il popolo delle partite Iva, i freelance e i professionisti è realtà sin dall’introduzione della Legge di Stabilità 2016, ed esistono diverse misure di finanziamento, da parte delle Regioni.
Il faro sui lavoratori autonomi è, comunque, acceso, ma ciascuna regione procede in base alle proprie priorità e con tempi diversi, ed è opportuno sapere che non sono mancati dubbi interpretativi riguardo l’individuazione delle condizioni necessarie all’accesso ai finanziamenti, e che per superarli definitivamente ed individuare una linea comune di intervento già sono state attuate alcune iniziative, come la convocazione del Comitato di sorveglianza e di accompagnamento dell’attuazione dei Programmi 2014-2020 da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.

Ma cosa si può finanziare?
I finanziamenti sono aperti a molteplici possibilità, ad esempio:
– acquisto di nuove attrezzature;
– aiuti per inserire praticanti e per i tirocini;
– incentivi per il coworking;
– agevolazioni per frequentare corsi di formazione;
– sostegno all’attività, anche tramite misure di microcredito.

Si aprono così due sfide: la prima è acquisire dimestichezza nella progettazione, per accedere ai fondi europei in competizione con le Pmi, dato che non sempre esistono bandi «dedicati», e la seconda è reperire risorse proprie, laddove i bandi regionali prevedano fondi da restituire o un finanziamento parziale dei progetti, ma è comunque di fondamentale importanza ed utilità che ci siano competenze specifiche su questi temi.

Avvocato Mario Caprini

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